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15 ottobre 2012

Danesi d'Italia, appuntamento a Milano. E attenti a Bendtner

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Storia importante quella dei danesi che giocano in Italia, una storia che sembra però essersi interrotta. Bisogna certo stare attenti al giocatore della Juve, il più forte che la Nazionale di Cesare Prandelli si troverà di fronte martedì sera al Meazza

di Francesco Cosatti

Il più forte l'Italia se lo troverà di fronte martedì a San Siro. Niklas Bendtner. Sembra strano, ma è lo stesso di cui finora si è parlato di più per l'eleganza nel giorno delle visite mediche per la Juventus che per i pochi minuti in campo contro il Chievo. Spesso in panchina  finora - ma per colpa di un ritardo di preparazione - anche Poulsen, l'altro danese che gioca in Serie A con la Sampdoria. Tempi bui per i danesi d'Italia. Controtendenza di un marchio che per anni è stato di garanzia. La Juventus ne ha una lunga collezione.
Ai tempi eroici di Boniperti calciatore appartengono i ricordi degli Hansen e di Praest, poi venne Michael Laudrup, il talento più puro Made in Danemark, mai visto in Italia. Dall'85 al '89, quattro anni in bianconero, vincendo uno scudetto. Sempre con la Juventus decisamente meno fortunato - eufemismo - Christian Poulsen, (quello dello sputo di Totti). Frederik Sorensen invece lo lanciò da ragazzino Gigi Del Neri in Serie A; oggi gioca a Bologna, ma con ampi margini di miglioramento. Lontani i tempi in cui danesi volanti giocavano in nazionale, e vincevano in Italia. Jorgensen e Helveg sbocciarono a Udine, poi diventarono grandi. A Firenze il primo, tra Milan e Inter il secondo. Oggi la serie A non è più il campionato di riferimento. Tra quelli scesi in campo contro la Bulgaria c'è chi gioca in Inghilterra come Agger, chi in Francia come Wass, chi in Spagna come Khron-Delhi, in Germania come Kvist o un l'ex giallorosso Simon Kjaer, o nel campionato di casa come Romendhal e Jacobson. Giro dell'Europa in piedi danesi. Non più giro d'Italia.

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