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31 ottobre 2012

Pigoni, lo strano percorso. Dall'Italia all'Albania

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VITA DA EMIGRANTE. Già difensore di Rodengo Saiano, Pro Vercelli e Savona, non ha trovato spazio in Lega Pro. E così ha deciso di accasarsi all'FK Tirana: la speranza è di giocare, il prossimo anno, in Europa League

di Augusto De Bartolo

Non siamo proprio abituati. Vedere giocatori albanesi che cercano in Europa di affermarsi in squadre più o meno blasonate è normale. Quasi che l'emigrazione verso Germania e Italia, soprattutto, sia la logica conseguenza per sfuggire a una periferia del pallone a cui molti non danno credito. Eppure il primo a solcare l'Adriatico in senso inverso era stato proprio un italiano, Beppe Dossena, nel 2002 alla guida della Nazionale d'Albania. Gianni De Biasi è l'attuale ct delle Aquile che occupano l'84.a posizione nel Ranking Uefa e che aspirano a una storica qualificazione ai Mondiali del 2014. Tre sono i calciatori di questo Paese che militano nella nostra serie A: Samir Ujkani a Palermo, Lorik Cana alla Lazio ed Erjon Bogdani al Siena. Francesco Pigoni, invece, ha proseguito nel suo personalissimo percorso che lo ha portato, controcorrente, a firmare un contratto per l'FK Tirana, club più blasonato d'Albania. Ex Pro Vercelli e Savona, tagliato fuori dal professionismo italiano, questo difensore emiliano classe '86 ha deciso di emigrare verso est.

Francesco, la tua è una storia sorprendente, come sei capitato in Albania?
"Beh, è successo tutto molto in fretta. Dopo anni di Lega Pro non riuscivo a trovare una sistemazione per via dell'obbligo che le squadre hanno di schierare dei giovanissimi ed allora, dopo essermi allenato con la Bagnolese, mi è stata prospettata questa soluzione".

E l'hai accettata immediatamente?

"In realtà ho fatto fatica, ci sono molti pregiudizi sull'Albania e sul suo movimento calcistico, ma poi ha prevalso l'opportunità di giocare in una serie A con un club prestigioso qui e di disputare, eventualmente nella prossima stagione, i preliminari delle coppe europee. Dunque ho fatto tre giorni di prova e mi hanno proposto un contratto di un anno con un buon ingaggio".

Come ti trovi?

"Bene, vivo da solo, la sistemazione logistica è ottima, fatico un po' con la lingua ma mi faccio capire".

E com'è il calcio albanese?

"Fisico, c'è poca tattica, vive sulla giocata del singolo e per me che sono un difensore è un problema".

Fai parte del club più titolato oltre che antagonista del Partizani, che è l'avversario storico, poi c'è anche la Dinamo. Come si vivono le rivalità tra questi club?

"Con il Partizani c'è davvero una grande rivalità. Poi qui tutto è legato alla politica del luogo. Chi è al potere ha più soldi e può fare squadre migliori. Il nostro presidente è il sindaco di Tirana e il club non ha problemi, quello del Partizani ha perso le elezioni e loro sono finiti prima in C e ora sono in B, diciamo che io sono stato fortunato".

In giro, a Tirana, la gente ti riconosce?

"Diciamo che finora ho praticato poco la città che comunque è carina. Ci si va ogni tanto a fare una passeggiata e i calciatori vengono riconosciuti. Per questo ci hanno detto di tenere gli occhi aperti".

E gli italiani come vengono considerati?

"Generalmente bene perché sono visti come quelli che portano soldi, però a qualcun altro, effettivamente, non piacciono molto. Ma credo sia così dappertutto, anche da noi succede così con gli stranieri".

Il campionato italiano lo segui?

"Sì per quello che posso, anche se qui la Serie A italiana è più seguita che quella albanese. Io simpatizzo Milan, ma il primo risultato che chiedo è quello della Pro Vercelli, lì ho lasciato tanti amici".

Con la Pro avresti potuto fare un bel salto se avessi avuto l'opportunità di restare. E invece?

"E invece ho avuto problemi con il club nonostante avessi la massima fiducia di mister Braghin e mi dispiace che ora lui sia stato esonerato. Un peccato".

Cosa vedi nel tuo futuro?

"Beh, non è che resterò qui per tutta la mia carriera, spero di tornare in Italia, ma sono aperto anche ad altre soluzioni"

Che cosa ti manca di più del tuo Paese?

"Gli amici con cui poter parlare anche nei momenti di difficoltà".

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