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02 novembre 2012

Balotelli in copertina su Time. "Spero di incontrare Obama"

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SuperMario conquista la copertina dell'edizione europea del magazine americano. La rivista apre con una foto dell'attaccante del Manchester City con il titolo Il senso di Mario. Il campione italiano viene preso come simbolo di una cultura in movimento

Mario Balotelli conquista la copertina dell'edizione europea del magazine Time. La rivista apre con una foto dell'attaccante del Manchester City con il titolo Il senso di  Mario; nell'intervista il calciatore viene preso come simbolo di una cultura in movimento. Balotelli, di origine ghanese, parla della mamma adottiva, dei genitori naturali, di Raffaella Fico e del figlio in  arrivo: "Mio figlio avrà bisogno di una madre capace di dire di no, perché io lo amerò così tanto che forse non sarò in grado di dirglielo".

SuperMario ammette che "in Italia ci sono pochi stupidi razzisti ma, contro di loro, non si può fare assolutamente niente. Spero di poter aiutare l'Italia ad essere un paese moderno, come l'Inghilterra o gli Stati Uniti", aggiunge. Poi racconta che i gol più belli, fra quelli messi a segno, sono stati contro il Rubin Kazan, "quando giocavo nell'Inter; la Germania, agli europei; il primo con la maglia del City, nel derby di Manchester contro lo United".

Balo ha anche fatto riferimento alla t-shirt con la scritta 'Why always me?' ('Perché sempre contro di me?'). "Con quel messaggio - rivela - volevo solo dire: 'lasciatemi stare"'. Con Balotelli viene anche affrontato il tema multiculturalismo: "Il razzismo è cominciato soltanto quando ho iniziato a giocare a pallone -sottolinea il giocatore-. Quando non ero famoso avevo tanti amici". Spazio anche alla politica e alle elezioni americane: "E' stato bello vedere un uomo di colore a capo della prima superpotenza mondiale. Spero di incontrare Obama".

"Non voglio essere un modello, voglio solo giocare al calcio", precisa Balotelli che in campo e fuori ha dimostrato un carattere  forte. Infine un accenno a come ci si deve comportare sul dischetto  del rigore: "E' come un gioco psicologico tra il portiere e me, quando si muove prima di me ha perso".

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