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16 novembre 2012

Sepúlveda: Ronaldo-Messi come gatto e topo. Io tifo Roma

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Lo scrittore cileno Luis Sepúlveda

L'INTERVISTA. Il grande scrittore cileno, in Italia alla manifestazione Milano Bookcity per presentare il suo ultimo libro, parla volentieri di calcio. Si emoziona per i gol di Radamel Falcao. E rivela il tifo per Zeman

di Gianluca Maggiacomo

In Italia tifa per la Roma, si emoziona per i gol di Radamel Falcao e rimpiange Pep Guardiola. Luis Sepúlveda, 63 anni compiuti da poco più di un mese, si dilunga volentieri a parlare di calcio, una delle sue passioni, forse pari solo a quella che ha per la letteratura. I suoi discorsi spaziano: dal Barça di Tito Vilanova alla voglia di indipendenza che c’è in Catalogna, da Leo Messi a Cristiano Ronaldo, passando per la nazionale del suo Paese, il Cile, e Marcelo Bielsa. Lo scrittore in questi giorni si trova in Italia per promuovere il suo Storia del gatto e del topo che diventò suo amico (Guanda edizioni).

Nel suo ultimo libro racconta la storia di una amicizia tra due animali nemici per definizione. Oggi chi è il gatto e chi è il topo nel mondo del calcio?
Ride, aspira una boccata della sua sigaretta senza filtro e comincia.
“Oggi il topo è un gran topo, piccolo fisicamente, ma grande in tutto ciò che fa e il suo nome è Leo Messi. Il gatto credo proprio che sia Cristiano Ronaldo. Non può che essere lui”.

A proposito di Barcellona e Real Madrid. L’ultimo Clasico in Spagna è stato all’insegna dell’indipendenza della Catalogna. Che idea si è fatto di ciò che sta accadendo?
“A me non piace l’indipendentismo, di nessun tipo. Oggi la società ha altri problemi. Sono convinto che la gente che gridava all’indipendenza per le strade di Barcellona nel giorno della Diada, la festa nazionale della Catalogna (si celebra ogni anno l’11 settembre, ndr), in realtà protestasse contro il governo di Mariano Rajoy. Il partito nazionalista catalano ha cavalcato questo sentimento e questo no è giusto. La maggioranza dei catalani, e ne conosco tanti, è molto felice della loro identità, della loro cultura, del loro cibo, dei loro balli e della loro squadra di calcio, ma non vuole essere una sorta di mini-Stato in una Europa che ha un futuro incerto”.

Continuiamo a parlare di Barcellona. Lei ha sempre avuto ammirazione per Pep Guardiola. Ora sulla panchina del Barça c’è Tito Vilanova. Cambia l’allenatore ma la squadra rimane sempre in vetta?
“Sì, è vero, sono partiti bene e sono primi in classifica, ma credo che con Guardiola era diverso. Lui era una allenatore speciale. Aveva un rapporto particolare con i suoi giocatori e si sentiva, si vedeva. Credo che a Tito questo manchi. E poi, secondo me, Vilanova sbaglia a non considerare abbastanza un grande giocatore come David Villa”.

A proposito, i giornali italiani lo donno nel mirino della Juventus. La vede una operazione fattibile?
“Io spero proprio di no. Però anche io ho letto dell’interesse di club italiani. Villa è un giocatore fantastico. A me piace molto e spero che rimanga a Barcellona”.

Parliamo del Cile. Il ct Bolghi si è dimesso dopo la sconfitta contro la Serbia, la squadra sembra smarrita e nervosa. Che succede alla sua Roja?
“È un vero peccato per come stanno andando le cose. In questo momento c’è una grande incertezza su che fare del calcio cileno. Noi abbiamo avuto sulla nostra panchina uno dei migliori allenatori del mondo: Marcelo Bielsa. Peccato non ci sia più uno come lui”.

Qual è stata l’ultima emozione che le ha regalato il calcio?
“In questo momento non c’è niente di meglio che vedere l’Atletico Madrid. È una squadra che mi sta piacendo tanto per come gioca, per l’agonismo che mette in ogni partita. E poi è un piacere veder giocare quel calciatore strepitoso che è il colombiano Falcao: un fenomeno”.

Oltre allo Sporting Gijon, sua squadra del cuore, le capita di guardare anche il calcio italiano?
“Sì, lo seguo. Me gusta mucho”.

Per che squadra tifa?
“Per la Roma di Zeman. Ho visto che ha perso il derby contro la Lazio: peccato, ma va bene così”.

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