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17 dicembre 2012

Zenit e il razzismo: Fifa preoccupata per il Mondiale 2018

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Luciano Spalletti si è ovviamente dissociato dalle scandalose richieste dei tifosi

Un censurabile appello lanciato dai tifosi della squadra allenata da Spalletti (che si è prontamente dissociato) affinché non vengano acquistati dal club giocatori di colore o gay. E' allarme per infiltrazioni di gruppi di estrema destra nelle tifoserie

Lo Zenit come il Fluminense del secolo scorso, quando fino all'inizio degli anni '30, per statuto, al club carioca era proibito ingaggiare calciatori di colore. Questa volta invece si tratta solo di un appello lanciato e postato dai tifosi della squadra allenata da Luciano Spalletti (che si è prontamente dissociato) affinché non vengano acquistati dal club giocatori di colore o gay. Chi segue da vicino il calcio russo e le vicende del team di San Pietroburgo non si sorprende più di tanto, perché lo Zenit è lo stesso club i cui supporter, in una partita di Coppa Uefa del 2008 contro il Marsiglia (formazione con molti neri), si presentarono sugli spalti indossando cappucci da Ku Klux Klan. Lo Zenit venne punito con una multa di 40 mila euro.

Le infiltrazioni di gruppi nazionalisti di estrema destra nelle tifoserie di squadre russe sono note da tempo, così come sono una certezza gli episodi di razzismo che accadono nel paese che ospiterà i Mondiali del 2018. Per questo la Fifa non nasconde la sua preoccupazione nonostante le promesse di stroncare queste forme di intolleranza fatte a Joseph Blatter da Vladimir Putin in persona.

Così ci sono state anche le banane lanciate verso Roberto Carlos, quando giocava nell'Anzhi, dai sostenitori del Krylia Sovetov Samara, altra tifoseria di cui fanno parte parecchi skinhead. A Mosca invece le banane sono volate, partendo da un settore dello stadio del Lokomotiv in cui erano presenti anche numerosi bambini, verso il congolese Chris Samba, pure lui dell'Anzhi, che per questo fu sul punto di lasciare la Russia.

Dal Lokomotiv dovette letteralmente fuggire il nigeriano di passaporto russo Peter Odemwingie, che passo' al West Bromwich Albion inglese spiegando che "in Russia il razzismo è onnipresente". I fan della squadra moscovita lo salutarono con un grosso striscione "Grazie West Brom" con disegnata un' enorme banana sbucciata. In una semifinale della Coppa di Russia del 2009, a Mosca, tra Dynamo e Cska, il brasiliano Zico, tecnico dell'ex team dell'Armata Rossa, fu costretto a sostituire il nigeriano Maazou perché non riusciva più a giocare in quanto veniva continuamente insultato da gente che faceva versi da scimmia ed ululati di vario tipo. Era così turbato che ad un certo punto ho dovuto farlo uscire".

Da quel giorno ad oggi in Russia è cambiato poco o niente, anche se finora è stato risparmiato un simbolo non solo del calcio ma dell'intero continente africano come Samuel Eto'o, uno che, ai tempi del Barcellona, rispose per le rime a chi gli urlava insulti legati al colore della pelle.

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