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18 gennaio 2013

Macumbe, squali e proiettili: è la Coppa d'Africa, bellezza

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Tifosi dello Zambia con una riproduzione della Coppa, vinta a sorpresa dalla loro squadra nel 2012

Al via in Sudafrica l'edizione 2013 del torneo continentale, che vede favorita la Costa d'Avorio di Drogba. Viaggio tra curiosità, aneddoti e stranezze che rendono unica e imperdibile questa manifestazione

di Vanni Spinella

Al via in Sudafrica la 29esima edizione della Coppa d'Africa (dal 19 gennaio al 10 febbraio). Campione in carica lo Zambia, che un anno fa vinse in finale contro la Costa d'Avorio. Fatti, aneddoti e curiosità che rendono unico questo torneo.


Fauna cromatica - Ci son due coccodrilli… anzi no, quelli mancano. Per il resto, con la fauna di soprannomi che identificano le squadre della Coppa d’Africa ci si potrebbe riempire l’arca di Noè.
I giocatori di Capo Verde vengono chiamati gli “squali blu”, quelli dell’Angola sono le “antilopi nere”, gli “elefanti” della Costa d’Avorio sono noti a tutti. Grande affollamento di aquile (Mali), presenti anche in versione “super” (Nigeria) o “di Cartagine” (Tunisia). Dal Marocco arrivano i “leoni dell’Atlante”, dall’Algeria le “volpi del deserto”. E poi gazzelle (Niger), sparvieri (Togo), leopardi (Congo), stalloni (Burkina-Faso): non manca più nessuno, solo non si vedono… i “Leoni Indomabili” del Camerun.

Fuori le big - Proprio l’assenza delle squadre più titolate è, paradossalmente, uno dei motivi d’interesse del torneo. Eliminate nella fase preliminare Egitto e Camerun, sono state fatte fuori le due Nazionali che hanno vinto 6 delle ultime 8 edizioni della Coppa. Tanto meglio: ci sarà più spazio per le altre.

Stregoni, macumbe e magia nera - Se il Johnny Stecchino di Benigni imparava presto che a Palermo non bisogna toccare le banane, in Africa state lontano dai pali delle porte, prima di una partita. Il mitico “numero 1” del Camerun ’82, Thomas Nkono, partecipò alla Coppa d’Africa 2002 in qualità di preparatore dei portieri della sua Nazionale. Prima di una gara contro il Mali fu sorpreso dalla polizia mentre armeggiava vicino a una porta, con il chiaro intento di lasciare un "oggetto magico" nei pressi del palo. Niente sconti, con certe cose non si scherza: venne portato via in manette. Per la cronaca, il Camerun vinse partita e Coppa.

Vocabolario africano - Giusto per arrivare preparati. Katlego (in lingua sesotho “successo”) sarà il pallone ufficiale della manifestazione, Takuma (abbreviazione di “ntakukuma”, cioè “perseverare”) la mascotte. È un ippopotamo in maglia gialla e calzoncini verdi: l’ha disegnato Tumelo Nkoana, un bimbo di 13 anni che ha vinto un concorso con la sua idea.
Ormai superfluo ricordare che “bafana-bafana”, in lingua zulu, significa “i ragazzi” ed è il nome con cui si identificano i giocatori del Sudafrica. Quelli dello Zambia, invece, sono i “chipolopolo”, cioè “i proiettili di rame”.
Anche la parola “vuvuzela” dovrebbe dirvi qualcosa. O almeno farvi fischiare le orecchie.

Tira e molla - Non gioco più, anzi sì, anzi no. Tre anni fa l’assalto al pullman del Togo, con tre morti in seguito alla sparatoria. La squadra, sotto choc, si ritira immediatamente dalla Coppa d’Africa, il capitano Adebayor dà l’addio alla Nazionale. A pochi giorni dalle convocazioni per l’edizione 2013, la Federazione e il presidente del Togo in persona si muovono per convincere il proprio campione a tornare sui suoi passi. Si scopre che dietro alla scelta dell’attaccante del Tottenham c’è anche una storia di premi non pagati, che al giocatore (noto in Inghilterra come "il re dei mercenari" dopo il passaggio dall'Arsenal al City) non è andata giù, ma alla fine lo convincono.
Morale: martedì 8 gennaio Adebayor dice sì, venerdì 11 ci ripensa. È il suo quarto addio alla Nazionale. Quando si dice avere una sola parola.

Maledetti rigori - I rigori danno, i rigori tolgono. Non ditelo a Didier Drogba, che con il dischetto ha un rapporto di amore-odio. Consegnato alla storia del calcio europeo da un rigore (l’ultimo della serie nella finale di Champions 2012 tra Chelsea e Bayern Monaco), non è ancora riuscito a scrivere quella del proprio continente. E gli 11 metri tornano sempre, beffardi.
Coppa d’Africa 2006, il quarto di finale tra la Costa d’Avorio di Drogba e il Camerun di Eto’o termina 1-1 dopo i supplementari. Occorrono la bellezza di 24 rigori per decretare il vincitore, perché nessuno sbaglia. Segnano anche i due portieri, Hamidou e Tizié, e si è costretti a ricominciare il giro. L'esito è in rima: Drogba-va, Eto’o-no. Passa la Costa d’Avorio, che perderà in finale, contro l’Egitto, ai rigori. Tra gli errori, c'è anche quello di Drogba.
2012, altra odissea nello spazio di 11 metri. Costa d’Avorio ancora in finale, stavolta contro lo Zambia. 0-0 e rigori: Drogba segna, sbaglia Gervinho. Altro giro, altra corsa…

Pezzi d’Italia in panchina - Agli italiani dice sicuramente qualcosa il nome di Sabri Lamouchi. Ex-centrocampista di Parma, Inter e Genoa, oggi ct della Costa d’Avorio. Missione delicata, la sua: squadra favorita (Drogba e Yaya Tourè non ce li hanno tutti), la Coppa la può solo perdere.
Appena due i gradi di separazione con Bob Bradley, padre del Michael che gioca nella Roma: lui, alla guida dei Faraoni d’Egitto, ha già fallito, mancando la qualificazione.
Italiani che in passato hanno allenato Nazionali africane: Beppe Dossena (Ghana 1998-2000), Franco Scoglio (Libia 2002), Marco Tardelli (Egitto 2004), Dario Bonetti (Zambia 2012). Curiosa e sfortunata la storia di quest’ultimo, esonerato due giorni dopo aver centrato la qualificazione alla Coppa d’Africa. Beffa suprema, la squadra che lui aveva creato e allenato andrà a vincere la Coppa.

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