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20 marzo 2013

Lavoro e precisione, un Brasile che somiglia alla Svizzera

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Felipe Scolari fa della cultura del lavoro una delle sue armi vincenti (Getty)

Il compito della "nuova" Seleçao di Scolari è quello di arrivare ai Mondiali 2014 con tutte le carte in regola per vincere. Per farlo occorre riconquistare una leadership perduta attraverso sacrificio e concretezza

di Alessandro Alciato

Il Brasile che pascola sui prati della Svizzera all'apparenza è una squadra fuori contesto. Bello il quadro ma sbagliata la cornice, perchè la Nazionale del divertimento sta a Ginevra come la spiaggia di Copacabana al Monte Rosa. Due estremi che non si toccheranno mai. Però, se ci si guarda intorno, aspettando la partita stellare contro l'Italia ci si rende conto che le cose stanno diversamente, perchè il piccolo stadio scelto negli ultimi giorni dalla Nazionale di Scolari per allenarsi, è quello di proprietà della Uefa a Nyon. L'Europa del calcio si conquista anche così, passeggiando prima sopra i suoi luoghi di potere, per poi estendere il proprio raggio d'azione. Il futuro si costruisce pensando sì al passato, ma senza restarne prigionieri: questo lo dimostra Carlos Alberto Parreira, collaboratore del ct, che prima dell'allenamento mette i coni sul campo come se fosse uno qualunque. Piccolo particolare: il Brasile che ha vinto il Mondiale nel 1994 era allenato da lui. L'immagine più forte, quella che può cambiare la prospettiva, è proprio questa. Come se Lippi portasse le borracce a Prandelli. Quella verdeoro è una Nazionale che si impegna un po' più del solito, perchè convive con un obbligo morale: prepararsi per vincere il Mondiale del 2014 che giocherà in casa, e battere l'Italia sarebbe un bel punto di partenza.

I giornalisti assiepati anche in tribuna per ascoltare le parole del santone Scolari - che parla davanti a un leggìo come un capo di stato che sta per dichiarare guerra - e le perquisizioni all'ingresso del campo come se ci si trovasse in un tempio che custodisce segreti che non vanno rubati, sono altri due segnali di una voglia poco nascosta, quella di un potere da ritrovare in fretta. Nello spogliatoio lo sanno tutti, la missione è pesante e le divisioni non sono tollerate, lo dimostrano i continui incroci in allenamento di Dani Alves del Barcellona - biondo per scommessa dopo l'eliminazione del Milan in Champions - e Kakà  del Real Madrid, avversari solo fuori da qui. Ecco perchè il Brasile che assomiglia alla Svizzera non è la visione di un folle. E' il primo passo di un sogno. In terra neutrale, ma solo per il momento.

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