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10 maggio 2013

"Messi" si candida a film da Oscar: l'idea è di un italiano

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La vita di Leo Messi potrebbe presto diventare un film (foto Getty)

L'INTERVISTA . Una casa di produzione americana si baserà sulla biografia dell'argentino, opera del milanese Luca Caioli, per girare una pellicola sulla vita della Pulce. "Dovrebbe uscire nel 2014, prima dei Mondiali brasiliani". Ma la famiglia si oppone

di Alfredo Corallo

"And the Oscar goes to... Messi!" Evidentemente Palloni e Scarpe laccate come se piovesse e un piede d'Oro massiccio non erano sufficienti: al tesoro del "faraone" argentino mancava ancora la statuetta dorata più desiderata dalle star. E se veramente la storia del fuoriclasse blaugrana dovesse presto materializzarsi a Hollywood sarà in parte merito di un italiano che vive a Madrid: il giornalista Luca Caioli, autore di "Messi - Il primo libro sul giocatore più forte del mondo" (pubblicato in Italia da Dalai nel 2011 e tradotto in 32 paesi) sul quale la casa di produzione cinematografica californiana Epic Pictures Group ha scelto di basarsi per la pellicola che, secondo le previsioni, dovrebbe uscire a ridosso dei Mondiali brasiliani.
La biografia (non autorizzata) racconta la vita della Pulce attraverso le interviste a mamma Celia, amici d'infanzia, compagni di squadra, gli allenatori e un lungo incontro con l'asso del Barça. Dal primo vagito, il 24 giugno 1987, nel reparto di maternità dell'Ospedale "Garibaldi" di Rosario; al trasferimento in Spagna per combattere la disfunzione ormonale che gli impediva la crescita; fino alla "reincarnazione" nel nuovo Maradona.

Caioli, quando cominceranno le riprese?
"Credo all'inizio del 2014. Io sarò la voce narrante, ho venduto alla Epic un'opzione sui diritti, è stato un negoziato lungo e complicato... Ora stanno lavorando su una possibile sceneggiatura e sono alla ricerca di un regista europeo, storicamente più sensibile al tema calcistico".

Sul modello "Maradona di Kusturica" del 2008.
"Sì, Kusturica ha girato un bellissimo documentario. Ma penserei anche a Gabriele Muccino, che conosce i meccanismi del cinema americano e si è già confrontato sull'argomento (nel suo ultimo "Quello che so sull'amore", le vicende di un ex campione di calcio scozzese, ndr).

E dire che il presidente del Napoli, il produttore Aurelio De Laurentiis, ci aveva pensato qualche anno prima degli statunitensi.
"Non lo ricordavo, ma a Napoli Messi è molto amato, hanno perfino sognato di vederlo giocare al San Paolo...".

A questo punto a Diego non resterà che aggrapparsi alla Coppa del mondo, l'unica cosa che non hanno in comune... Nel libro ricorre costantemente l'antagonismo con la Pulga.
"Non so se gli sceneggiatori ne accentueranno il contrasto, che peraltro adesso si sente molto meno, anche in patria. Tra i due si è creato una sorta di rapporto edipico, un problema che nasce dall'ostinata ricerca degli argentini di un successore di Maradona, ma a Messi non si può chiedere di essere quello che non è, parlare male di Bush o fumare il sigaro con Fidel Castro".

Nel quarto capitolo una frase della compagnetta di scuola Cintia Arellano lo spiega bene: "Era un bambino timido, che parlava pochissimo. Ci si accorgeva di lui solo quando giocava a pallone".
"L'ho intervistato la prima volta per il Corriere che aveva 18 anni. Un ragazzo molto introverso, ora è un po' migliorato, ma non è certo diventato un oratore...".

La famiglia, mediante i legali, ha dichiarato di non essere mai stata contattata dalla Epic e di non avere alcun interesse alla realizzazione di un film sulla vita di Leo.
"E' un compito che, appunto, spetta agli avvocati. Ma spero si risolva tutto per il meglio".

Cosa le piacerebbe che venisse maggiormente evidenziato dal suo lavoro letterario?
"Sicuramente l'evoluzione del personaggio, la forza di volontà avuta da piccolissimo nel rimanere a Barcellona per curarsi e esaudire il suo desiderio più grande. Ho ricevuto da ogni parte del mondo tantissime lettere di bambini invogliati dalla lettura a credere nei loro sogni, convinti di poterli realizzare".

La ricetta nel libro c'è, svelata da mamma Celia: la "milanesa alla napolitana", il piatto preferito da Lionel. E poi gli alfajores, i tipici biscotti sudamericani farciti al dulce de leche, il vero segreto del Pallone d'oro. Confiderà la signora: "Una volta, da ragazzino, l'allenatore gliene promise uno per ogni gol, e Leo ne segnò otto...". 

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