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18 maggio 2013

Racing Club de France, l'altra faccia del calcio parigino

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Il Racing Club de Colombes 92 saluta i tifosi dopo la vittoria 3-1 contro le riserve del Paris Fc

Mentre il Paris Saint Germain festeggia il suo terzo titolo francese, il club più antico della Capitale lotta per non retrocedere in quinta serie. Da "nobile" di Francia ai dilettanti, ecco la storia dei biancoazzurri

di Roberto Brambilla

“Allez Racing, allez Racing”. Quando l'arbitro fischia la fine lo Stadio Lucien Choine esplode. A Colombes, sobborgo alla periferia di Parigi, dove fino a 25 anni fa si giocava la Ligue 1 e si inneggiava alle gesta di Enzo El Principe Francescoli, i quasi 500 spettatori esultano per la vittoria 3-1 del Racing Club de France contro le riserve del Paris Fc, tre punti che consentono al club di calcio più vecchio di Parigi e tra i più anziani di Francia di mantenersi in corsa per la permanenza di CFA 2 (Serie D), quando mancano due giornate, al termine del campionato e di non toccare il punto più basso della sua storia calcistica.

Dalle stelle ai dilettanti in un quarto di secolo –
Una storia, quella della polisportiva Racing Club de France, iniziata nel 1882 e costellata di successi. Quasi 20 discipline e 93 titoli olimpici, cinque scudetti della palla ovale (nel Racing Metro 92 hanno giocato molti azzurri tra cui Mirco Bergamasco, Santiago Dallapè e Andrea Lo Cicero) e un campionato, due secondi posti ('61 e '62)  e 5 Coppa dei Francia (tra il '35 e il '49) per la sezione calcistica. Poi più nulla, se non una breve stagione di notorietà a metà degli Anni Ottanta, quando il magnate Jean-Luc Lagardere, proprietario del colosso Matra, divenne presidente del club e portò ai Racingmen, giocatori come Francescoli, Littbarski e Luis Fernandez. 300 milioni di franchi spesi e risultati modesti, al massimo un settimo posto nel 1988-1989. E l'inizio della decadenza, culminata nel luglio 2010 con una retrocessione per inadempienze finanziarie in quinta serie

Presente e “linea verde” – Della fama del club e dei Pinguini (chiamati così perchè nel 1939 il direttore sportivo dell'epoca portò al campo quell'animale dallo zoo parigino di Vincennes) non è rimasto quasi nulla. Se non i colori, ciel et blanc (gli stessi dei fratelli argentini del Racing Club di Avellaneda) e qualche foto appesa nell'ufficio della sezione calcistica all'Yves de Manoir, stadio del Racing Club de France, fino al 2006, quando la dirigenza decise di spostare allenamenti e partite della prima squadra al più piccolo Lucien Choine. Nel 2012 il Racing Club è tornato a Colombes, anche come sede legale, dopo due stagioni di “esilio” a Levallois-Perret, altro comune della cintura parigina.

Con il ritorno a casa e il nuovo nome (Racing Club de France Colombes 92) non sono però cambiate le priorità del club. Come spiega Hervè Street, presidente del Racing Club dal 2010 e imprenditore nel settore spedizioni. “Il nostro obiettivo è non retrocedere con la prima squadra – racconta – e continuare a lavorare con i giovani da formare, far crescere nel club per poi inserirli nei Seniors”. Un settore giovanile che conta quasi 1000 iscritti, dall'Under 7 fino alla squadra Primavera (l'Under 19 è arrivata fino ai quarti della Coupe Gambardella, la Coppa di Francia di categoria) e che utilizza gli spazi del complesso Yves de Manoir, tre campi da rugby e cinque da calcio gestiti dal consiglio dell'Haute de Seine e che vengono anche utilizzati dalla scuole della zona per le ore di educazione fisica

Un po' di azzurro a Colombes - Nella prima squadra guidata dal franco-algerino Azzedine Meguellatti che lotta per la permanenza in CFA 2 c'è un po' di tutto. Giocatori di categoria come il portiere Romain Casagrande e il centrocampista Lahoucine Kharbouch (formato al Racing e poi arrivato fino alla Ligue 2), qualche giovane ma anche una vecchia conoscenza del calcio italiano. Guillaume Valmy, 26 anni., Tra il 2003 e il 2006 in Italia e una storia incredibile. “Giocavo nelle giovanili del Paris Fc – racconta in un italiano ottimo- gli osservatori dell'Inter mi videro in una partita contro il Clairefontaine e mi chiamarono per un provino. E mi presero”. E' il 2003 e Guillaume arriva ad Appiano Gentile. Difensore veloce e con buona tecnica, all'Inter è spesso aggregato alla Primavera di Daniele Bernazzani. “Ho giocato contro Abate, Giovinco e Marchisio – racconta – e Claudio era già fortissimo”. Tra i compagni di allora uno che di strada ne ha fatta e parecchia: Leonardo Bonucci. “ Bravo ma a dir la verità giocavo io al posto suo nella Primavera...” racconta con il sorriso sulle labbra. Nella stagione 2005-2006 viene aggregato alla prima squadra dove gioca con Cordoba, Materazzi e Adriano esordendo in Serie A contro la Fiorentina. (“Me lo ricordo benissimo, mi toccò marcare Javier Portillo”). Poi a gennaio 2006 la cessione al Treviso e la fuga a Parigi. Quando ritorna in Francia inizia il baratro. Nel 2009 è vicino a firmare con il Cluj, ma tutto salta. Per tre anni non gioca(“Mi ero rotto del calcio), vive in hotel con la moglie e i suoi due figli e per mantenersi fa il barelliere, lo scaricatore, il lavapiatti . Nel 2012 la chiamata del Racing “Un mio collega che conosce il presidente gli ha parlato di me e del mio passato da professionista. Ho fatto un provino e ora sono qui” conclude con una punta di ritrovato orgoglio. Per aiutare il Racing Club ma soprattutto se stesso.

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