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16 giugno 2013

Azzurri, occhio agli esterni. E meno male che non c'è Oribe

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Il Messico festeggia al termine della finale olimpica del 2012. Vittoria sul Brasile per 2-1 (getty)

Senza l'uomo che fece piangere il Brasile nella finale olimpica, il Messico si affida ai tagli di Guardado e Aquino e spera nei gol di Hernandez e dell'ex-promessa Giovani dos Santos. Qualificazione mondiale in bilico, arriva alla Conf Cup per riscattarsi

di Vanni Spinella

L’ultimo uomo che ha fatto piangere il Brasile non ci sarà. Ricordate Oribe Peralta? Esattamente un anno fa una sua doppietta nella finale olimpica di Londra 2012 metteva in ginocchio la Seleçao imbottita di fenomeni (Thiago Silva, Neymar, Pato, Oscar, Lucas) e concepita per stravincere il torneo. Due gol “regalati” dalla disattenta difesa brasiliana, quello di Hulk giunto troppo tardi per riaprire il discorso e il buon Oribe vive qualche giorno di gloria e prime pagine, affrettandosi a far sapere che gli sarebbe piaciuto giocare e guadagnare in Europa.
Non gliene è andata più bene una, da quel giorno: rimasto a guadagnare in Messico al Santos Laguna, si è anche infortunato prima delle convocazioni del “Chepo” De la Torre per la Confederations Cup.

Fenomeni da giovani - L’incapacità di dare continuità alle ottime premesse poste a livello giovanile è un po’ una costante messicana. Campione del mondo in carica con la Under 17, un altro Mondiale (2005) in bacheca grazie a una generazione di fenomeni che si è sciolta appena compiuta la maggiore età. Ci si aspettava che da quella nidiata uscissero chissà quali campioni e invece si sono schiusi solo i gusci di Carlos Vela, Hector Moreno e dell’eterna promessa Giovani dos Santos. Comunque un pulcino bagnato più che la gallina dalle uova d’oro che pensava di avere tra le mani il Barcellona.

Occhio a... - Senza lo spauracchio Oribe Peralta, il pericolo numero uno per gli Azzurri diventa Hernandez, il “Chicharito” del Manchester Utd che per colpa di Van Persie ha collezionato tante panchine nell’ultima stagione. Per il resto, in una rosa in cui nove dei convocati hanno ancora al collo la medaglia d’oro olimpica, meritano qualche attenzione gli “spagnoli” Guardado (del Valencia) e Aquino (del Villarreal) che nel 4-2-3-1 agiscono dietro alla punta, rispettivamente a sinistra e a destra, accentrandosi e tagliando verso il centro. Pronti a farsi conoscere in Europa sono anche il pennellone della difesa Diego Reyes e il centrocampista Hector Herrera, già prenotati dal Porto.

Specialisti del pari - Il desiderio di rivalsa del Chicharito potrebbe contagiare tutta una squadra che con la Conf Cup cerca di dimenticare le ultime uscite ufficiali: 5 pareggi (di cui 4 per 0-0) e una sola vittoria (1-0 sulla modestissima Giamaica) che stanno compromettendo una qualificazione al Mondiale 2014 che si pensava molto più semplice. Nel girone il Messico è terzo (le prime tre si qualificano direttamente, la quarta gioca lo spareggio con la vincente dell’Oceania), ma con una partita in più rispetto a Panama e Honduras che lo tallonano.


IL MESSICO AFFONDA IL BRASILE NELLA FINALE OLIMPICA:

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