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24 giugno 2013

Messi a caccia dell'accordo, versati 10 milioni al fisco

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Messi è stato ospite di Dolce&Gabbana a Milano negli ultimi giorni

Secondo il quotidiano catalano La Vanguardia , il campione argentino avrebbe versato 10 milioni di euro, presentando una dichiarazione supplementare per gli anni 2010 e 2011 sui diritti di immagine. L'obiettivo sarebbe un'intesa con l'erario spagnolo

Leo Messi cerca un accordo col fisco spagnolo dopo le accuse di evasione: il campione argentino avrebbe versato 10 milioni di euro, presentando nei giorni scorsi una dichiarazione supplementare per gli anni 2010 e 2011 sui diritti di immagine. La notizia è stata anticipata dal quotidiano La Vanguardia, secondo il quale la nuova mossa dell'attaccante spagnolo sarebbe un tentativo di trovare un accordo col fisco spagnolo.

Messi, sostiene il quotidiano catalano, ha pagato all'Agenzia Tributaria spagnola 10 milioni di euro in dichiarazioni supplementari dell'Irpef 2010 e 2011, presentate la scorsa settimana. Ne danno notizia fonti giudiziarie citate da La Vanguardia. L'attaccante argentino del Barcellona ha versato queste cifre volontariamente, dopo che un tribunale di Barcellona lo aveva imputato, assieme al padre Jorge Horacio Perez Messi, di presunta frode al fisco di 4 milioni di euro fra il 2006 e il 2009, per i proventi derivati dai suoi diritti di immagine. Il quattro volte Pallone d'Oro e suo padre sono stati citati in Tribunale il prossimo 17 settembre.

Secondo La Vanguardia, il pagamento di 10 milioni di euro per il 2010-2011 indicherebbe che il calciatore sta cercando un accordo con l'erario per pagare le somme reclamate, e relative agli esercizi fiscali dal 2007 al 2009. Stando alle accuse formulate dalla Procura, la strategia di Leo e di Jorge Horacio Messi consisteva nel simulare la cessione dei diritti di immagine della 'pulce' a società di comodo in paradisi fiscali - Belize e Uruguay - e parallelamente, formalizzare contratti di licenza, agenzia o prestazioni di servizio con altre società con sedi in giurisdizioni di convenienza, come Regno Unito e Svizzera. In questa maniera, le entrate del calciatore transitavano dai paesi europei ai paradisi fiscali, senza essere sottoposti ad alcun prelievo da parte del fisco.

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