Caricamento in corso...
26 giugno 2013

Italia, per la Spagna serve il muro Azzurro: difesa a tre?

print-icon
bar

Un muro azzurro fermò la Spagna al debutto ad Euro 2012, finì 1-1. Poi, in finale, la Roja stravinse 4-0 (Getty)

L'ANALISI TATTICA . La squadra di Prandelli ha subito 8 gol in tre partite, la Roja soltanto uno (ne ha segnati 15). Il doppio confronto lo scorso anno agli Europei suggerirebbe al nostro ct di schierarsi con il 3-5-2 che tanto diede fastidio agli spagnoli

di Luciano Cremona

Ricomincio da tre? Prandelli ci sta pensando, il nostro Beppe Bergomi glielo ha suggerito. L'Italia che domani sera affronterà la Spagna non potrà più essere quella un po' sbadata e molto perforata delle prime tre partite. Non ci sarà Balotelli, non ci sarà Abate, Pirlo dovrebbe farcela. Ma a preoccupare Prandelli e tutti i tifosi azzurri è la tenuta della difesa azzurra. Sì, sembra un paradosso per noi amanti del catenaccio, ma otto gol subiti in tre incontri sono un biglietto da visita inquietante. Soprattutto se di fronte c'è la Spagna che di reti, in tre match, ne ha realizzate 15 (ok, 10 a Tahiti...). Ricordando la prima partita degli Europei dello scorso anno, quando gli azzurri impattarono per 1-1 con i futuri campioni, forse si possono trarre spunti importanti per affrontare la nazionale di Del Bosque.

Confederations, quanti buchi difensivi
Otto gol subiti in tre incontri, come detto. Lo score dell'Italia non è consono alla nostra tradizione. Buffon, capitano non incolpevole, ha chiesto scusa: anche lui ha contribuito in maniera negativa al trend della nazionale. In questa manifestazione Prandelli ha sempre schierato una difesa a quattro, con due titolari fissi: Chiellini e De Sciglio. A destra si sono alternati Maggio e Abate, mentre Barzagli, dopo due prestazioni non proprio irreprensibili, è stato sostituito da Bonucci. Che, tra l'altro, non ha brillato. Cinque degli otto gol subiti sono arrivati da calci piazzati: due rigori (Hernandez e Honda), la punizione di Neymar e due cross dentro l'area (il colpo di testa di Okazaki e il tap-in di Dante). La doppietta di Fred e il gol di Kagawa completano il quadro di una difesa spesso sopraffatta e messa sotto pressione. Amnesie sui calci da fermo, scollamento fra i reparti e difficoltà a tenere alta la linea i problemi principali.

L'esempio da seguire: un anno fa l'1-1 con la Spagna
Il 10 giugno 2012, a Gdansk, l'Italia si sentì un po' grande. Con la Spagna, l'esordio di Euro 2012 finì 1-1: vantaggio di Di Natale e pareggio di Fabregas. Prandelli scelse il 3-5-2: mancava Barzagli, così al centro della difesa, da libero puro, agì Daniele De Rossi, con ai suoi fianchi Chiellini e Bonucci. La linea a 5 di centrocampo prevedeva la presenza di Giaccherini a sinistra, Maggio a destra e Pirlo, Thiago Motta e Marchisio in mezzo al campo. Fu la partita in cui la Spagna, schierata con il classico 4-3-3, fece più fatica (assieme alla semifinale con il Portogallo). Perché il 3-5-2 funzionò? Innanzitutto la Spagna giocava con Fabregas punta: un falso 9 che, fino al momento del gol, aveva dato poca profondità alla manovra della Roja. Qui in Brasile l'impianto è lo stesso, ma Soldado sta giocando come centravanti a tutti gli effetti. Prandelli imbrigliò gli spagnoli grazie alle fasce: la presenza di Giaccherini e Maggio costrinse Arbeloa e Alba a stare più bassi. Non riuscivano infatti ad occupare gli spazi lasciati dai tagli verso il centro degli esterni d'attacco (Silva e Iniesta). L'Italia, che chiuse con un 35% di possesso palla era riuscita a congestionare il tiqui taca spagnolo, con Chiellini e Bonucci liberi di attaccare con grande aggressività sia Silva che Iniesta. Inoltre il pressing in fase di non possesso della squadra di Del Bosque fu aggirato scaricando palla agli esterni, mentre le punte (Cassano e Balotelli, poi entrarono Di Natale e Giovinco) riuscivano ad inserirsi alle spalle dei terzini, creando pericolosi due contro due con i centrali.

E quello da non seguire: la finale persa 4-0
Già in quell'1-1 l'Italia iniziò a soffrire nel finale, quando la Spagna inserì Torres, abile a eludere il fuorigioco e dare profondità alla manovra. Nella finale del 1° luglio, fu invece un monologo rosso. Prandelli aveva ormai abbandonato il 3-5-2: schierò il 4-3-1-2 che aveva funzionato contro la Germania. Ma l'idea dei quattro centrocampisti centrali per soffocare i tre passatori spagnoli non fu vincente. La super prestazione di Jordi Alba (autore tra l'altro di una doppietta in questa Conf Cup) ci aiuta a capire il perché: Silva e Iniesta avevano stretto il loro raggio d'azione, perciò in mezzo al campo la superiorità fu netta a favore della Spagna, in grado stavolta di liberare i gli esterni bassi, in particolare Alba. Chiellini terzino sinistro durò 20', poi uscì per infortunio. La squadra di Del Bosque fu abile a tenere palla, e questa non è una novità, ma anche a trovare i giusti spunti in penetrazione.

Come giocare, quindi?
Utilizziamo il consiglio di Bergomi per proporre a Prandelli l'Italia da schierare. Il blocco Juve dietro, con la difesa a tre Chiellini, Bonucci e Barzagli. Un centrocampo a cinque con Giaccherini a destra, De Sciglio a sinistra (o Maggio a destra, con Giak spostato); al centro, Pirlo, De Rossi e Marchisio. Forse, avendo visto spesso l'albero di Natale in questa Conf Cup, Prandelli potrebbe proporre un 3-5-1-1: Gila unica punta appoggiato da Giovinco o da... Giaccherini (con Maggio e De Sciglio in campo contemporaneamente). Ci sarebbe anche un certo El Shaarawy, poi... Insomma, noi ci abbiamo provato, adesso tocca a Prandelli. E agli azzurri.

Premier League 2017-2018

Tutti i siti Sky