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23 agosto 2013

Brasile, protesta infinita. Nel mirino i Mondiali 2014

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Immagine dalle proteste in Brasile a fine giugno 2013

REPORTAGE . A fine giugno avevamo lasciato il Paese in sospeso tra euforia per la Conf Cup vinta e instabilità politica, con le piazze riempite dai manifestanti. Cosa sta succedendo? I timori in vista della Coppa del Mondo. A partire dal caso del Maracanà

di Emiliano Guanella
(da Rio de Janeiro)

Un centinaio di esponenti del “movimento tifosi organizzati” che manifestano presso la sede del consorzio che si è aggiudicato la gestione del nuovo stadio Maracanà. Una dozzina di tende accampate da più di un mese davanti alla casa del governatore di Rio de Janeiro, Sergio Cabral, sul lungomare della dorata spiaggia di Leblon. Cortei e sit-in di protesta quasi tutti i giorni, che spesso finiscono con scene da battaglia campale nelle vie del centro della “città meravigliosa”.

Avevamo lasciato, a fine giugno, un Brasile sospeso fra l’euforia per la vittoria pesante nella finale delle Confederations Cup contro gli spagnoli campioni del mondo e il clima di proteste generalizzate contro il governo per gli sprechi previsti per i grandi eventi sportivi e gli scarsi investimenti in salute, educazione, trasporti, sicurezza. La felicità per il titolo sportivo si è esaurita nel giro di pochi giorni, mentre il subbuglio politico non si è placato, al punto da rappresentare, oggi come oggi, l’incognita più importante in vista dei Mondiali del prossimo anno.

Nell’occhio del ciclone la classe politica e gli imprenditori legati alle grandi opere, dagli stadi alle infrastrutture promesse o in cantiere. L’opinione pubblica fa sentire la propria voce per strada, anche se non ci sono più i grandi numeri di giugno, ma soprattutto nelle reti sociali, con denunce, petizioni, raccolte di firme. Qualche risultato concreto è già stato raggiunto ed è anche per questo la mobilitazione va avanti.

È stato, ad esempio, definitivamente abbandonato il progetto di costruzione di un megacentro commerciale intorno al nuovo Maracanà, una struttura che avrebbe circondato il perimetro dello stadio con negozi, centri espositivi, maxi parcheggi e pregiate aree vip che la Fifa e gli sponsor privati avrebbero voluto utilizzare in occasione delle partite dei campionati del mondo. Un’idea nata nel segno della polemica perché avrebbe comportato l’abbattimento del centro d’allenamento d’atletica Celio de Barros e della piscina olimpica Julio de Lamare, due strutture che sono usate oggi dagli atleti brasiliani che si stanno preparando proprio in vista delle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016.

Sebbene il governo avesse promesso di costruire strutture identiche non molto distanti da lì, era chiaro che per diversi mesi i futuri olimpionici sarebbero rimasti senza impianti dove allenarsi, un controsenso che è stato denunciato da diverse personalità del mondo dello sport e della cultura brasiliano. Ora i manifestanti alzano il tiro; l’obiettivo dichiarato è quello di far stracciare anche il contratto di gestione del nuovo Maracanà, recentemente vinto, senza una vera e propria gara d’appalto, da un consorzio privato nel quale compare anche la Odebrecht, l’impresa che ha costruito lo stadio.

Il consorzio si è impegnato a pagare l’equivalente di 250 milioni di euro, oltre a un canone d’affitto di 5 milioni di euro all’anno, per gestire l’impianto fino al 2048. Il governatore di Rio Sergio Cabral, che convive da un mese con il sit-in sotto casa, è chiamato a cancellare questo impegno e a far riprendere allo Stato la gestione dello stadio. Polemiche infinite, che sono destinate a continuare nei prossimi mesi. La Fifa, che ha sofferto sulla propria pelle il clima di forte instabilità vissuto durante la Confederations Cup cerca di non entrare nel merito delle questioni locali, ma è evidente che al quartier generale di Zurigo qualche preoccupazione esiste.

Ancora di più dopo che il procuratore generale della Repubblica Roberto Gurgel, che ha la facoltà di analizzare tutti i contratti firmati dallo Stato brasiliano con entità esterne, ha dichiarato recentemente non valida l’esenzione fiscale concessa dal governo alla stessa Fifa per la realizzazione dei Mondiali. Dichiarazione che non è piaciuta affatto al segretario generale della Fifa, Jerome Valcke, in visita in questi giorni in Brasile. Nonostante i diversi problemi, Valcke si è detto comunque ottimista sui prossimi mondiali.

“Certamente in Brasile abbiamo più problemi rispetto al Sudafrica, ma è normale; ogni Paese ha le sue caratteristiche e il suo clima sociale e politico. Sono sicuro che tutto si risolverà e che saranno dei mondiali bellissimi, con una grande partecipazione ed entusiasmo da parte del pubblico brasiliano”. Solo il tempo saprà dire se il numero due della Fifa ha ragione.

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