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14 novembre 2013

Si gioca troppo, brasiliani in protesta: un minuto di melina

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Un minuto di melina e giocatori a braccia conserte per il "Bom Senso" nel calcio (Foto Getty)

Si chiama "Bom Senso Futebol Clube" l'originale manifestazione dei calciatori brasiliani contro la federazione verdeoro: "Giochiamo ottanta partite l'anno, ci rimette la salute e il livello del gioco". Ma la CBF non ne vuole sapere

di Emiliano Guanella
(da Rio de Janeiro)

Tutto pronto per Sao Paolo contro Flamengo, un classico del calcio brasiliano: fischio d’inizio, giocatori quasi immobili, il pallone che va da una parte e dall’altra del campo per un minuto in stile torello, con l’arbitro visibilmente imbarazzato. Stessa scena negli altri nove campi dove si disputa il turno infrasettimanale delle serie A, compreso quel di Vitoria, dove il Cruzeiro imponendosi per 3 a 0 si è laureato con quattro giornate d’anticipo campione nazionale. Questa la protesta ideata dai calciatori professionisti brasiliani associati in un nuovo movimento che promette di dare battaglia contro la monolitica CBF, la federacalcio locale.



“Bom Senso Futebol Clube”, non una rivoluzione ma una richiesta di buon senso per migliorare le condizioni di lavoro nel prossimo travagliato anno dei Mondiali di calcio. Troppe partite accavallate una dietro l’altra, una ogni tre giorni, con trasferte a volte impegnative in un paese dalle dimensioni continentali. Un calendario fitto con il campionato nazionale a venti squadre, i tornei statali, la Coppa Sudamericana e la Libertadores (che si giocano in due momenti diversi), la Coppa del Brasile ed amichevoli varie.



“A conti fatti – spiegano i giocatori in un comunicato diffuso ai media e sui social network – siamo costretti a giocare fino ad ottanta partite all’anno, un ritmo assurdo che stanca e mette a repentaglio la nostra salute, e fa scendere il livello generale delle competizioni”. Richieste concrete, come il rispetto dei trenta giorni minimi di ferie garantito dalla legislazione brasiliana e ritiri più corti. Propongono anche delle soluzioni pratiche, come l’esclusione per le grandi squadre impegnate nei tornei continentali dai turni preliminari dei campionati statali, che iniziano nel pieno dell’estate, già a gennaio.



LA CBF, per ora, non ne vuole sapere ed ha minacciato di far scattare l’ammonizione generale ad inizio partita se si ripetono episodi del genere. Meno partite equivale a meno introiti televisivi, ma è un dato di fatto che a fine stagione le squadre sono decimate dagli infortuni dovuti in gran parte dall’affaticamento muscolare. I Mondiali di calcio, che cadranno a metà stagione non risolveranno il problema, perché molti club hanno già annunciato tournée in patria o all’estero per rimpinguare le casse quasi sempre vuote delle società. I tifosi stanno dalla parte dei giocatori, in un momento di forte tensione con i dirigenti a causa anche del caro-biglietti, un fenomeno ormai diffuso in tutte le categorie. Per la finale della Coppa del Brasile fra Flamengo e Atletico Paranaense i biglietti più economici per la partita nel nuovo Maracanà sono stati venduti a 200 reais, quasi 70 euro. Prezzi che col buon senso hanno ben poco che vedere.

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