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01 dicembre 2013

Scontri Legia-Lazio, 22 tifosi nel carcere di Bialoleka

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I tifosi della Lazio fermati a Varsavia

Sono reclusi nella casa circondariale dove nel 1981 vennero rinchiusi degli attivisti di Solidarnosc. Non è chiaro se le autorità polacche accetteranno la libertà provvisoria. La denuncia di una madre: "Costretti a firmare assunzione di responsabilità"

I 22 tifosi italiani, ai quali è stato confermato lo stato di fermo dopo gli incidenti in occasione di Legia Varsavia-Lazio di Europa league, sono da ieri in attesa di giudizio nel carcere di Bialoleka, presso Varsavia; alcuni di loro ha ricevuto oggi le visite degli familiari, nonché dell'ambasciatore italiano Riccardo Guariglia. Lo rendono noto i fonti dell'ambasciata presso la quale anche oggi era operativa l'unità di crisi, per offrire aiuto legale e assistenza e chi ne aveva bisogno. Non è ancora chiaro se le autorità polacche accetteranno il provvedimento di libertà provvisoria.

Il carcere degli attivisti di Solidarnosc - Il carcere di Bialoleka si trova pochi chilometri a nord di Varsavia ed è lo stesso complesso dove 32 anni fa, a seguito del golpe di generale Wojciech Jaruzelski (13 dicembre 1981), furono rinchiusi per mesi diversi intellettuali e attivisti di Solidarnosc, compreso l'attuale capo di Stato polacco, Bronislaw Komorowski, i fondatori del Comitato di difesa degli operai, Kor Jacek Kuron e Adam Michnik, lo storico Karol Modzelewski e Tadeusz Mazowiecki, il primo premier dopo la svolta del 1989. Un anno fa, proprio nell'anniversario di golpe, il presidente polacco è tornato a Bialoleka, raccontando ai giovani la propria avventura. "Il carcere non e' mai una cosa simpatica", ha detto  Komorowski, che ha anche ricordato la solidarietà offerta a lui e alla sua famiglia oltre trent'anni fa.

La denuncia di una mamma -  "Mio figlio e gli altri ragazzi, tutti giovanissimi, sono stati sottoposti a forti pressioni  psicologiche", "chiusi nelle celle quasi senza bere e mangiare" e  poi 'coartati' a firmare "un'assunzione di responsabilità dei disordini e la rinuncia alla tutela legale". A denunciare la vicenda all'Adnkronos è Annalisa Compagno, madre di Federico D'Alessandro, 22 anni, uno dei tifosi biancocelesti fermati prima della partita di Europa League Legia Varsavia-Lazio, ieri condannato a tre mesi di  carcere e attualmente detenuto in Polonia.

"Ora mio figlio e' in carcere insieme ad altre 21 persone condannate in un processo in cui non c'è stata nessuna  responsabilità individuale accertata, non c'è stato nessun avvocato, non c'era nessuno dell'ambasciata in Tribunale", sottolinea la madre  del giovane. "Da giovedì pomeriggio a sabato mattina sono stati lasciati in cella senza quasi dargli da mangiare e da bere - sottolinea Annalisa  Compagno - Poi gli hanno sottoposto un foglio in polacco dicendogli che se avessero firmato avrebbero avuto un giudizio veloce e sarebbero usciti subito.  C'era una donna che faceva da interprete ma non si capiva nulla perché parlava a stento poche parole di italiano. Ventidue persone sono state condannate a due o a tre mesi di carcere, come mio figlio, e sono stati portati in prigione. Mio marito è un medico, è  preoccupatissimo per questi ragazzi, non solo per mio figlio ma per tutti. Ha detto che erano in una situazione psicologica gravissima, sono stati maltrattati psicologicamente, sono molto provati".

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