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12 dicembre 2013

Pablito che fece piangere il Brasile incontra quel bambino

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La prima pagina del Jornal da Tarde, 5 luglio 1982: il bimbo che piange

I VIDEO . Iniziativa in vista di Brasile 2014 : Paolo Rossi da un lato, dall’altro José Carlos Vilella. Faccia a faccia, il campione italiano e colui che  nell’estate del 1982 fu l’immagine più forte, con i suoi 10 anni, della "tragedia" Mundial...

di Emiliano Guanella
(da Rio de Janeiro)

Paolo Rossi da un lato, dall’altro José Carlos Vilella. Faccia a faccia, il campione italiano, vero incubo per generazione di appassionati brasiliani e un uomo che è oggi un perfetto sconosciuto, ma che nell’estate del 1982 fu l’immagine più forte, con i suoi 10 anni, della tragedia che avrebbe colpito, per molti ucciso definitivamente, il futebol arte di Zico, Socrates, Falcao e compagnia.

Quando dici Sarrià, il vecchio e caldissimo stadio di Siviglia, in Italia parte un boato, in Brasile invece è un coro di lacrime. Quel fantastico 3-2 proiettò i ragazzi di Bearzot verso la conquista del Mondiale e fece sprofondare in un clima da tragedia un paese intero che credeva e forse aveva pure ragione, di esprimere il calcio più bello di tutto il torneo, forse il migliore mai visto su un campo da gioco dai tempi di Pelé.

Vilella era allo stadio in quel pomeriggio rovente assieme a suo padre ed era pronto per festeggiare il trionfo della verde-amarela. Due volte in vantaggio, due volte raggiunta e poi superata, tripletta di Pablito; la magia della Seleçao andava in frantumi sotto il pragmatismo e la potenza dei nostri. José rimane impietrito al fischio finale, un fotografo del Jornal da Tarde di San Paolo non si lascia scappare l’immagine, che è come una sintesi della delusione, ancor più cocente perché riflessa negli occhi di un bambino.

Il giorno dopo quella foto si trasforma in tutta la prima pagina del quotidiano. José al punto di scoppiare in lacrime, indossa fiero la maglietta della nazionale, davanti la lui la tragedia ormai consumata, il dramma di novanta minuti di terrore per il calcio brasiliano. Non c’era molto da aggiungere, solo la data su scritta nera, a mo’ di lutto. L’occasione dell’incontro, in un hotel di San Paolo, tra i due protagonisti, su sponde opposte, di quella storia l’ha cercata una nota marca di carte di credito che li ha fatti conoscere a 31 anni di distanza.



Sorrisi ed abbracci, nessun rancore da parte del piccolo José, la soddisfazione da parte di Pablito di essere ricordato e, in fondo, ammirato anche da rivali di così vecchia data. In Brasile Rossi è definito un “carrasco”, letteralmente un boia, così come lo è Zinedine Zidane, non a caso anche lui protagonista dello spot che sta andando in onda in questi giorni su tutti i canali locali.



Spagna ’82, Francia ’98, la famosa finale a Parigi con il trionfo dei bleus; due sconfitte che pesano molto nel paese che si prepara a ospitare i Mondiali. Ma il “carrasco” più famoso è il mitico Alcides Ghiggia, classe 1926, l’autore del gol del Maracanazo. L’abbiamo visto nel sorteggio a Costa de Sauipe, assieme ad altri campioni del mondo come Cafu, lo stesso Zidane, Cannavaro, Kempes o Lothar Mathaus. “Sono sempre felice quando vengo qui da voi in Brasile – ha detto sornione il vecchio Ghiggia – sento che questo paese è la mia seconda casa”. Il fantasma dell’Uruguay campione, come ritrae il divertente video di una recente pubblicità uruguaiana, che gli anfitrioni del mondiale vogliono dimenticare. Con tutto il rispetto, con gente come Pablito, Zizou o Ghiggia i brasiliani preferiscono, fra sei mesi, non avere a che fare.

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