01 gennaio 2014

DuemilaCruijff, l'uomo che consacrò il numero 14

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Johan Cruijff, numero 14 per eccellenza (Getty)

LA STORIA . Il nuovo anno porta in dote una cifra che, nel calcio, per anni ha caratterizzato chi partiva dalla panchina. Fino al 30 ottobre 1970, quando il più grande talento orange scese in campo con una maglia destinata a diventare per eccellenza la sua

di Lorenzo Longhi

Un numero consacrato da un uomo, uno che più di quarant'anni fa era già proiettato ai giorni nostri. Dalla scaramanzia al brand, il numero 14 per eccellenza nel calcio è uno solo: Johan Cruijff. Lo è dal 1970, e lo è stato anche quando ha indossato altre maglie, come quel 9 che pure ha contraddistinto gran parte della sua carriera, quella iniziale nell'Ajax ma soprattutto quella, trionfale, con i colori del Barcellona.

Eppure, Cruijff è il 14 e basta. 14 come l'anno dei Duemila che è appena iniziato, il... DuemilaCruijff, in fondo. Perché quello che accadde il 30 ottobre 1970 fece storia e cambiò il destino calcistico di un numero destinato ai panchinari. Perché il Profeta del Gol, che quel giorno rientrava dopo un lungo infortunio proprio in occasione di un attesissimo Ajax-Psv, era destinato come al solito alla maglia numero 9. Ma quella di Gerrie Muhren, la numero 7, non venne trovata, e Cruijff cedette al compagno - che l'aveva vestita durante la sua assenza - la 9. La leggenda narra che allora, per Johan, venne pescata una maglietta dalla cesta. Era lei, la numero 14. Divenne la maglia di Cruijff. Quel giorno. Per sempre.

Uno strappo alla regola, per la prima volta un numero che non fosse dall'1 all'11 indicava un calciatore; e che calciatore, peraltro: l'icona del calcio totale. Fu 14 nell'Ajax, nella nazionale olandese, in America, nel Feyenoord. Non in Spagna, ma pazienza. In uno sport che si gioca in 11, bastò Cruijff per rendere leggendario un numero improbabile.

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