07 giugno 2016

EuroStorie: Jugoslavia '92, i campioni mancati

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La Jugoslavia in una foto dei Mondiali del 1990 (Foto Getty)

AMARCORD. A pochi giorni dal via degli Europei in Svezia, la squadra slava fu esclusa dalla competizione a causa della guerra. Da Boban a Savicevic, ecco la generazione d'oro che poteva vincere il titolo

E' il primo giugno del 1992, quando un fax della Uefa comunica a Belgrado che la Jugoslavia non può partecipare agli Europei di Svezia, che sarebbero cominciati pochi giorni dopo. Fatale, dal punto di vista burocratico, fu la risoluzione 757 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del giorno precedente. Dal punto di vista sociale, economico ed umano, invece, i Balcani stavano per implodere e con loro il sogno di Tito di una nazione unitaria. Al posto della Jugoslavia, venne ripescata la Danimarca, che realizzò una delle maggiori imprese nella storia del calcio, vincendo il titolo in finale contro la Germania Ovest. Una specie di 'miracolo Leicester' degli Anni Novanta.

La base Crvena zvezda - Ma che squadra sarebbe stata la Jugoslavia di Euro '92? Al netto dei conflitti etnici, che avevano portato la Croazia e la Slovenia a dichiarare indipendenza un anno prima, era quella una generazione d'oro fra Zagabria, Belgrado, Skopje, Podgorica, Lubiana e Sarajevo. La Stella Rossa aveva conquistato l'anno prima la Coppa Campioni, unica (e ultima) formazione slava a primeggiare in Europa, vincendo la finale di Bari contro il Marsiglia. Gli stranieri di quella squadra? Uno, il libero romeno Miodrag Belodedici. Per il resto, tutti prodotti autoctoni: serbi, croati, montenegrini, macedoni. Nel 1990, la Jugoslavia aveva ceduto ai Quarti di Finale del Mondiale italiano all'Argentina di Maradona, venendo eliminata solo ai calci di rigore da quella che poi sarebbe stata la squadra vice-campione.

La Seleçao balcanica - E' quella la generazione, nata a fine anni Sessanta, che conquistò nel 1987 uno storico Mondiale Under 20 che si era disputato in Cile, battendo tra gli altri il Brasile e le due Germanie. Abbiamo omesso volontariamente i nomi fino ad ora, consci del fatto che difficilmente potremo rivedere insieme tanto talento: Stojkovic, Savicevic, Boban, Jugovic, Boksic, Prosinecki, Suker, Katanec, Mijatovic, Mihajlovic e tanti altri. Campioni che, senza la tragedia della guerra, avrebbero fatto parte di quella Jugoslavia che danzava con il pallone, giustificando l'appellativo di Brasile d'Europa . Destino e crudeltà umana si sono incrociati per impedire a "sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni e due alfabeti" di riscrivere la storia del calcio continentale in quel 1992.

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