15 giugno 2016

Un pigiama è per sempre: Kiraly nella leggenda

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La presa sicura di Kiraly durante Austria-Ungheria, finita 2-0 per i magiari (Foto Getty)

IL PERSONAGGIO. Il portiere dell'Ungheria a 40 anni e 2 mesi è diventato il giocatore più anziano ad aver disputato una fase finale di un Europeo: ecco chi è il numero 1 che da 20 anni gioca con un paio di pantaloni brutti e inconfondibili

Il mondo del calcio guarda Gabor Kiraly e sorride. Un po' lo sfotte, per quei suoi pantaloni grigi da pigiamone indossati per vent'anni e chissà per quanto ancora, un po' lo ammira, per quel suo nuovo e straordinario record: a 40 anni e 2 mesi è diventato il più anziano a giocare una fase finale di un Europeo, strappando il primato a un certo Lothar Matthaus. Il portierone ungherese, 92 chili di muscoli ammorbiditi da un pizzico di ciccia, non poteva chiedere un avversario migliore per questo momento indimenticabile: l'Austria del derby imperiale, la stessa squadra contro cui esordì in Nazionale 18 anni fa. Quella volta toccò il suo primo pallone parando un rigore. Non era uno normale, Gabor: si era capito subito. Tutti i compagni di quella Nazionale si sono ritirati. Lui non solo gioca ancora, ma è il titolare dell'Ungheria, scelto dalla Uefa come miglior giocatore dei playoff (vinti contro la Norvegia) e imbattuto nella gara d'esordio in Francia. Un'icona. Magari non di stile.

 

Il portiere in pigiama. Kiraly, al contrario di molti portieri, non ha scritto la sua leggenda con le mani ma con le gambe: in campo le tiene da sempre ben comode dentro un paio di orrendi pantaloni grigi, più larghi del normale di (almeno) una taglia, che indossò la prima volta in una partita del suo Haladas, a metà anni Novanta: quelli neri puliti erano finiti, lui usò quelli che aveva, la squadra vinse, non perse per 8 gare e da allora Kiraly è il-portiere-in-pigiama. “Ho provato a usarne altri da lì in poi ma non ho mai trovato nulla di così comodo”. Alla faccia degli sponsor e del calcio ingellato e tamarro, Kiraly ha saputo imporre il suo antiestestismo in ogni squadra in cui ha giocato: che fosse l'Herta Berlino o il Crystal Palace, il West Ham o il Monaco 1860, trovava un modo per farsene realizzare un paio dai fornitori delle divise. I primi, quelli originali, consunti e bucati, sono custoditi come un cimelio in un armadio di casa sua. E hanno ispirato una linea che Kiraly ha già lanciato sul mercato.


Quella traversa da infarto. Fan sfegatato di Bon Jovi, cui ha dedicato una fiancata della sua Mini riverniciata dopo un incontro atteso 20 anni, Kiraly è fondamentalmente un guascone: essere nato il primo aprile forse aiuta quando il tuo gioco preferito, in allenamento, è rinviare sparando a tutta forza il pallone contro la traversa della porta che difendi. Quando però accenni il numero anche in partita e i tifosi, invece che morire d'infarto o inveire come l'allenatore, ti applaudono e cantano il tuo nome, lì puoi sorridere tu e rimettere in gioco il pallone come tutti gli altri portieri. Sapendo che con quei pantaloni lì, a 40 anni suonati sul palco scenico di un campionato Europeo, uno come gli altri non lo sarai mai.