31 ottobre 2017

Una protesta da record. Con quel 149-0 entrato nella storia

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Compie 15 anni la partita con più gol della storia, disputata in Madagascar. Un punteggio da record maturato in seguito a una folle protesta messa in atto da una squadra che, letteralmente, non fece toccare palla agli avversari. Ma perse

Per molti, il vero eroe in tutta questa storia è l’arbitro. Altri sospettano invece che lui fosse il responsabile, e non la vittima, in quella che era una brutta storia di corruzione. Di sicuro c’è solo che lui, il signor Benjamina Razafintsalama, ha fatto il suo dovere per tutti i 90 minuti, limitandosi a fischiare e annotare, fischiare e annotare, fischiare e annotare. Per 149 volte.

È il 31 ottobre 2002 e in Madagascar si gioca l’ultima giornata di campionato. Non esattamente il torneo più appassionante del mondo, ma capace per una volta di finire ugualmente sotto i riflettori e nel libro dei record. In campo, al Mahamasima Municipal Stadium, si affrontano l’AS Adema e l’SO de l’Emyrne, rispettivamente prima e seconda in classifica. “Si affrontano” per modo di dire, visto che la partita termina 149-0. Non ci sono refusi: centoquarantanove a zero. Con il signor Razafintsalama che pazientemente li annota tutti sul suo taccuino.

Un arbitro onnipresente

La vicenda, in realtà, ha inizio due giorni prima, quando si gioca la penultima giornata di campionato e l’SO, pareggiando contro il DSA Antananarivo, vede sfumare la possibilità di giocarsi il titolo nello scontro diretto dell’ultima giornata, che diventa così inutile. Un pareggio che brucia, soprattutto per come è maturato, con il DSA che trova il gol del 2-2 a tempo quasi scaduto grazie a un rigore molto dubbio. Un rigore fischiato dall’arbitro, il signor Benjamina Razafintsalama. Cominciate a capire?

Adesso provate a immaginare le facce di quelli dell’SO quando, due giorni dopo quello che avevano vissuto come un enorme torto, si ritrovano come arbitro per la sfida contro l’AS Adema di nuovo lui, Benjamina Razafintsalama. Ok, il Madagascar non sarà una terra in cui abbondano gli arbitri, ma la designazione, ammesso che ci sia stata una designazione regolare, appare sospetta. A Zaka Be, allenatore dell’SO, e ai suoi ragazzi bastano un paio di fischi “sospetti” per capire che ci sia sotto qualcosa e così, temendo di subire l’ennesimo furto, decidono di prendere in pugno la situazione, inscenando la più eclatante delle proteste.

L'idea del Mister

Appena conquistato il pallone, i giocatori dell’SO puntano la propria porta e segnano volontariamente un’autorete. Poi portano il pallone a centrocampo, aspettano il fischio con cui il signor Razafintsalama fa riprendere il gioco, puntano nuovamente la propria porta e segnano di nuovo. Il tutto ripetuto per 149 volte, finché, al 90° (senza recupero, si spera), Razafintsalama non decreta la fine delle “ostilità”.

A dir la verità, qualcuno dal pubblico prova a interrompere la farsa: diversi spettatori scendono dalle tribune chiedendo il rimborso del biglietto, tanti protestano con l’arbitro che però porta diligentemente a termine la missione. La partita ovviamente entra nel Guinness dei primati, la differenza reti dell’SO de l’Emyrne ne risente, forse anche l’autostima del portiere. Al termine dell'incontro, la Federazione squalificò per tre anni Zaka Be, l’allenatore sobillatore e ideatore della protesta, e per diversi mesi i suoi giocatori. Ancora oggi, però, loro possono raccontare di quella volta che non fecero toccare palla ai loro avversari. Letteralmente. Però persero.

 

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