14 dicembre 2017

Ha sconfitto la leucemia, si è allenato con Messi e ha firmato il suo primo contratto: la storia di Pereyra

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A 13 anni gli era stata diagnosticata la leucemia, cinque anni dopo Elías Pereyra firma il suo primo contratto da professionista con il San Lorenzo. Che storia, la sua. Con protagonisti la sua famiglia e Messi, ma soprattutto la sua voglia di non darsi per vinto nemmeno per un attimo. Sempre con quel pallone in testa e tra i piedi. Anche in ospedale...

Il giorno che gli venne diagnosticata la leucemia Elías Pereyra aveva appena 13 anni e giocava come laterale sinistro nelle giovanili del San Lorenzo. Era il 2012. Avrebbe potuto reagire in migliaia di modi, ma la prima cosa che disse ai suoi genitori fu: "Anche se sono malato, qualche volta potrò giocare a pallone?". La vittoria di questa lunga e difficile battaglia, contro un avversario che non ti marca ma ti assale silenziosamente, in fondo era già scritta in questa richiesta innocente, tipica dell'illusione di un ragazzino, ma autentica. Cinque anni dopo quella vittoria è stata sancita: Elías ha firmato il suo primo contratto da professioista per il San Lorenzo, adesso gli abbracci e le lacrime di mamma e papà sono soltanto un'immagine di gioia e non hanno più nulla a che vedere con la tristezza. La firma è la conclusione di un percorso cominciato quella mattina di cinque anni fa e che nell'ultimo anno, dopo gli ostacoli e le difficoltà, si è arricchito di tappe "dorate": l'amichevole con la prima squadra del San Lorenzo, la convocazione con l'under 20 argentina, quell'allenamento contro i grandi in cui si trovò di fronte Leo Messi. E la firma con il Ciclòn, la squadra di papa Francesco, fino al 2021. Elías è un esempio.

Il pallone sempre presente, anche in ospedale

Cinque anni vissuti come dentro un film: inizio drammatico, poi il lieto fine. Durante gli allenamenti con la classe '99 del San Lorenzo i primi sintomi: perdita di forza ed energia, di appetito. I primi esami che non spiegano, quelli più approfonditi che lo gelano come durante una doccia fredda: leucemia. Ma la voglia di arrendersi non c'è mai stata, dice Pereyra a La Naciòn. Nemmeno quando si è ritrovato catapultato dai campi di calcio che frequentava ogni giorno alla sala dell'ospedale, per la chemioterapia: due volte a settimana, dalle tre alle cinque ore: Elías tornava a casa sfinito, con il pensiero rivolto anche ai bimbi più piccoli di lui che aveva incontrato al centro medico, affetti dalla stessa patologia. Gli mancava ciò che amava di più: giocare a calcio. Lo faceva anche in ospedale, con un ragazzo della sua età anche lui malato. Non poteva correre o stancarsi, ma la palla... a quella non riusciva a rinunciare. Per fortuna, la malattia è stata tenuta sempre sotto controllo ed è stata sconfitta: sono stati anni in cui anche il San Lorenzo non lo ha mai abbandonato. Il club argentino ha organizzato un'asta per raccogliere fondi e i giocatori della prima squadra gli hanno fatto visita per dargli il loro appoggio. Una delle leggende del San Lorenzo, Leandro Romagnoli, è andato personalmente a trovarlo in ospedale regalandogli la sua maglia: "E' appesa a casa adesso, non me la tocca nessuno", dice Elías.

Il lieto fine

"Dopo tutto questo, come potrei sentire la pressione per una partita?". Pereyra riuscirà a trarre vantaggio da questa esperienza, anche in campo. Così come la sua famiglia si è unita quando gli è stata diagnosticata la leucemia. Una famiglia che in passato è stata tormentata da svariati problemi: i genitori di Elías hanno avuto a che fare con problematiche legate alla droga, ma ne sono usciti. Una delle sue sorelle è stata in carcere, ma adesso si è riabilitata e studia legge; l'altra ha sofferto di depressione dopo la perdita del marito, ma è riuscita a rinascere per il bene dei propri figli. Esempi che il giovane Elías porta con sé e dentro di sé. Sognando Messi, con cui si è già trovato di fronte: "Volevo abbracciarlo, è il più grande. E alla fine abbiamo fatto una foto...". E sognando anche il debutto con il San Lorenzo, la vittoria di qualche competizione e magari un giorno la convocazione nella nazionale argentina. Il futuro è tutto suo.

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