16 dicembre 2017

Dieci anni fa l'esordio di Balotelli, viaggio nella carriera di super Mario

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Dieci anni fa l'esordio con la maglia dell'Inter. Tra balotellate e gol. Dentro e fuori dal campo. Un viaggio nella carriera e nella storia di Mario Balotelli, nei suoi momenti chiave. Aneddoti e citazioni, record e vittorie per uno dei personaggi più discussi del calcio italiano 

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Sarebbe praticamente impossibile descrivere Mario Balotelli con una sola parola. Il compito non si semplifica pur avendo a disposizione pagine e pagine per raccontare la sua storia. Dall’Inter al Nizza. Dal passato al presente. Sono passati dieci anni dall’esordio in Serie A. 16 dicembre 2007, Cagliari-Inter 0-2. Decidono El Jardinero Cruz e Suazo, che all’ultimo minuto del secondo tempo lascerà proprio il posto a Balotelli. Scatenando un giocatore dal talento straordinario, dal carattere esuberante ma timido - come si è sempre definito - quasi un fenomeno mediatico che ha travolto il nostro calcio. Mario Balotelli non è solo un giocatore. È un personaggio, nel bene e nel male, indelebile per tutti gli appassionati.

Profeta, nella patria sbagliata

Avercene di esordi come quello di Mario Balotelli. Altro che ingresso in punta di piedi. Dopo l’esperienza col Lumezzane e l’arrivo in nerazzurro super Mario decide di mettere in chiaro di che pasta sia realmente fatto. Fin da subito. Tre giorni dopo l’esordio contro il Cagliari segna due gol in Coppa Italia contro la Reggina, ma soprattutto: si ripete a Torino, contro la Juventus. È il 30 gennaio 2008, questa volta sono i quarti di finale, e Balotelli decide di mostrare a tutta Italia il suo talento, quello di un vero e proprio prodigio del calcio. Quello che a Moratti fece dire: “Pato? (appena pagato dal Milan più di 20 milioni, ndr) No, grazie. Avrebbe tolto spazio al nostro Balotelli”. Fiducia, vero, tantissima. E incondizionata. E Mario ripaga il suo primo presidente nel migliore dei modi. Due gol, ai rivali di sempre. La prima rete arriva in contropiede, solo davanti al portiere. Ma la seconda è una perla: riceve palla spalle alla porta, altezza del dischetto. Balo la protegge col corpo e la gira all’incrocio dei pali. Una sassata imparabile. Et voilà. Una dichiarazione d’intenti firmata super Mario. Come a dire: avete visto chi sono? E che cosa posso fare? Già, talento cristallino. Ma c’è qualcosa di strano. Contro la Juve segna, sorride, allarga le braccia e abbraccia i suoi compagni. Ma non accade sempre. Spesso non esulta. Gol: gioia e urla? No grazie. Testa china, perché, come dirà lui: "Fare gol è il mio mestiere. Sto soltanto facendo il mio lavoro. Per caso un postino festeggia quando consegna una lettera?” È un personaggio Mario Balotelli, e lo si vede già dai primi momenti in cui si affaccia sul palcoscenico del calcio. L’anno dell’esordio giocherà 15 partite, segnando la bellezza di 7 gol. E i tifosi sono già in visibilio. Hanno in squadra un attaccante fortissimo, e ha soltanto 17 anni. In prospettiva si può sognare. Anche perché la base c’è. Sono già due i campionati vinti di fila, e nell’estate 2009 arriva anche Josè Mourinho in panchina, l’uomo della storia.
 

Maglia che vieni, maglia che vai

Il rapporto con l’Inter inizia però a dare qualche segnale di rottura. Balotelli è un ragazzo difficile da gestire. Mourinho racconterà di lui un divertente aneddoto risalente a un Rubin Kazan-Inter di Champions League. Stagione 2009-10, quella del Triplete. L’Inter è ridotta male in attacco. Milito è infortunato, Eto’o non è al meglio. Balotelli ha un compito importante, reggere l’attacco della squadra da solo, senza perdere la concentrazione. Verso la fine del primo tempo viene però ammonito. Il racconto dello Special One è esilarante: “Ho passato 14 minuti dei 15 di intervallo a parlare solo con Mario. - dice Mou - Gli ho detto che non avevo sostituti in panchina, che non potevo fare cambi. Di non toccare nessuno, che se qualcuno lo avesse provocato lui non doveva reagire, di stare calmo" - come finisce? Prosegue Mou - "Minuto 46: cartellino rosso”. E tante risate. Sì, in quell'intervista. Ma non certo in quel momento. Di fatto, niente più della stagione del Triplete racchiude il suo rapporto di amore e odio coi colori nerazzurri. Dalle giocate straordinarie ai duelli col pubblico, a partire da quei deplorevoli cori razzisti da cui inizia spesso ad essere bersagliato. Ma c’è qualcosa che indispettisce tutti i suoi tifosi. Più di ogni altra cosa. Il peggiore dei tradimenti. Già, Mario Balotelli è tifoso del Milan. Niente di insuperabile, ovvio. Il calcio è pieno di giocatori diventati simbolo di una squadra pur avendo simpatizzato per la rivale da ragazzini. Il problema è che Balotelli, per il rossonero, pare avere una vera passione. È il marzo del 2010 quando la parola “balotellata”, sulla base del neologismo coniato per Antonio Cassano, entra nel vocabolario degli appassionati di calcio. Striscia la Notizia cerca e trova super Mario in un bar di Milano. All’Inter sembra infelice, eppure la squadra ha appena battuto il Chelsea di Ancelotti negli ottavi di Champions e marcia dritta verso la vittoria finale. Eppure lui strizza sempre un’occhio ai rivali cittadini. Si dice che Mario entri nello spogliatoio nerazzurro cantando l’inno del Milan. Gli viene allora consegnato il classico tapiro, ma anche e soprattutto una maglia rossonera, col 45 stampato sulle spalle. Lui la indossa e sembra esserne felice. Alto tradimento, certo, ma mai quando la maglia - intesa però come quella dell’Inter - decide di gettarla a terra nella semifinale contro il Barcellona. È il 20 aprile 2010. Mou e i suoi stendono i marziani di Guardiola per 3-1. Balo entra a 15’ dalla fine ma non convince il pubblico. I fischi piovono pesanti e lui decide di togliersi la maglietta e gettarla al vento. Con contorno di insulti da (e per) il pubblico. A posteriori lo confesserà: “Nella vita non rifarei solo una cosa: non lancerei per terra la maglia dell’Inter”. Vero, ma in quel momento è una rottura insanabile, che porta alle separazione. 86 partite e 28 gol. L’esordio da favola e poi l’incubo. Ma c’è un nuovo orizzonte in Inghilterra che lo aspetta.
 

Why Always Me?

Il Manchester City è la nuova squadra di Balotelli, e lì ritrova Roberto Mancini, con cui scriverà pagine storiche per il club. Il cartellino costa 28 milioni, e l’Inter ne fa una super plusvalenza. Lui è sicuro dei suo mezzi, talmente tanto che a quei tempi oserà anche dire che “c'è solo un giocatore più forte di me, Messi. Tutti gli altri sono dietro” Già, ma nella prima stagione coi Citizens le cose non vanno benissimo. Arriva la vittoria in FA Cup, e il terzo posto in campionato. Per Balo sono però 17 presenze e solo 6 gol. Ma la storia è lì vicina. E tra gol e balotellate sembra di stare sulle montagne russe. E' l'estate 2011: nel giro di amichevoli in vista della nuova stagione ci sono anche i Los Angeles Galaxy. Al minuto numero 30 Balotelli si trova davanti al portiere. Cannonata sotto l’incrocio? Macché! Super Mario si trascina il pallone con la suola sinistra e calcia di tacco. Come all’oratorio. Mancini si infuria e lo sostituisce. Croce e delizia, come sempre. Vero, perché quello è anche l’anno della prima storica Premier dopo 44 anni di astinenza. E se il City riesce finalmente a superare lo United è merito anche degli scontri diretti. Al ritorno la squadra di Mancini vince in casa 1-0. Ma nella storia ci rimane - indelebile - la gara d’andata. All’Old Trafford è cappotto: finisce 1-6, e Mario segna due gol. Il primo è l’istantanea della sua carriera, un mix tra talento cristallino, errori e ammissione di colpa. David Silva serve Balo al limite dell’area: piatto destro di prima aperto sul secondo palo. È un colpo da biliardo. Palla in buca, 1-0 e sotto la divisa del City c’è la maglietta, quella famosa. “Why Always Me?” Perché sempre a me? Come a dire che gliene capitano davvero di tutti i colori, pur sapendo di chi sia la colpa. Esempi? Il marzo precedente, tanto per dirne uno. Quando viene sorpreso a lanciare freccette ai ragazzi delle giovanili del City da una finestra del centro sportivo di Carrington. Oppure quella mezza rissa con Mancini durante un allenamento. Le 10 mila sterline di multa per aver lasciato in divieto di sosta per 27 volte la sua Maserati. Per non parlare della nottata allo strip club alla vigilia di una partita contro il Bolton. Un'altalena insomma, tra alti e bassi. Tra fuori e dentro il campo. E giusto per spostarci proprio sul rettangolo verde, ci sarebbero anche 3 cartellini rossi e 9 ammonizioni, per un totale di 10 giornate di squalifica da prendere in considerazione. Fare una valutazione oggettiva di Balotelli è obiettivamente complesso, ma per fortuna ci sono quei colpi di genio che valgono tutto il suo valore. Il più importante? Manco a dirlo, 13 maggio 2012, City-QPR: la parte blu di Manchester è di nuovo campione. All’ultimo minuto, all’ultimo respiro, e c’è lo zampino di Mario. L’assist per il decisivo 3-2 di Auguro è suo, e che assist. Proteggendo palla e cadendo a terra. Quasi in scivolata. Per la storia e per la gloria.
 

Dal rossonero al rossonero

C’è un colore, anzi due, che segnano la storia di Balotelli: il rosso e il nero, come il romanzo di Stendhal. Ma attenzione, c’è anche l’azzurro in fondo al suo cuore. E dopo l’impresa col City - che guarda caso ha proprio la maglia di quel colore - c’è la Nazionale, e l’Europeo del 2012. È un’altra immagine simbolica quella di super Mario con i muscoli tesi e la maglia gettata al vento: ma questa volta per esultare. Il cammino con l’Italia fino alla finale, persa 4-0 contro la Spagna, sembra infatti riappacificarlo con tutta la sua nazione. Dopo i fischi, gli insulti e i cori razzisti. Forse per lui quell’Europeo non è soltanto la corsa al trofeo finale, è voler dimostrare quanto ci tenga a quel colore, a quella maglia. Quanto ci tenga all’Italia. Sul campo lo fa vedere: si sblocca alla terza partita del girone contro l’Irlanda. Dunque non sbaglia il rigore nella serie finale contro l’Inghilterra. Contro la Germania è apoteosi: doppietta. Il primo di testa. Il secondo un bolide sotto l’incrocio. Neuer quel tiro lo può appena guardare. Poi i muscoli, tesi. La forza di Mario Balotelli è tutta in quell’istantanea. Anche se poi in finale saranno lacrime, per una sconfitta arrivata però contro i più forti di tutti. Da un azzurro all’altro: col City l’avventura finisce. Nel gennaio 2013 Balotelli torna in Italia e lo fa con la maglia del Milan, quella tanto sognata. Il Milan di quel periodo è in difficoltà. Quasi tutti i senatori hanno lasciato. Ibrahimovic e Thiago Silva sono andati al Psg. E solo i gol di El Shaarawy tengono i rossoneri a galla. Balotelli esordisce contro l’Udinese: due gol e 2-1 finale. In totale saranno 12 reti in 13 partite. Praticamente un capolavoro, e a fine anno la squadra di Allegri conquista un pass per i playoff di Champions che a inizio stagione pareva soltanto un miraggio. L’anno dopo l’esito finale sarà però diverso. Milan ottavo, nonostante 14 gol in 30 partite. Contro il Napoli sbaglia il primo rigore della sua carriera professionistica dopo averne realizzati 21 su 21 tra club e Nazionale. Perché l’infallibilità dal dischetto è un’altra caratteristica di Balotelli. Sangue freddo e zero pressioni perché, ricordate? Fare gol è semplicemente il suo mestiere. La parentesi col Liverpool è da dimenticare, così come il ritorno al Milan nel 2015-16: un solo gol. Ma è a Nizza, con un altro rossonero indosso, che Balotelli si rialza.
 

Costa Azzurra

Sembra essere diverso oggi Mario Balotelli. Nel 2012 è nata Pia, la sua prima figlia. Qualche mese fa, a settembre, il secondo genito Lion. Le balotellate sembrano ormai lontane. Col Nizza è anche arrivato il record di gol segnati in una sola stagione: 15, nel 2016-17. Un’annata che ha portato il club francese al terzo posto. Quasi in Champions League. Già, quasi. Perché poi quel posto se l’è preso il Napoli ai playoff e a Balo è rimasta l’Europa League. 4 gol nel girone, anche della Lazio, hanno proiettato il Nizza verso i sedicesimi di finale contro la Lokomotiv Mosca. Considerando tutte le competizioni sono 15 gol in 20 partite, e una media così alta non si vedeva dalla sua prima avventura con la maglia del Milan. Già, certe cose sembrano il passato. Maglie gettate a terra, bravate, incidenti in auto. Tutto scordato, e forse può essere anche il merito del luogo. Lui e Raiola non hanno infatti mai negato che lo splendido panorama della Costa Azzurra abbia sicuramente aiutato a prendere una decisione, e scegliere Nizza e il Nizza. Vero, ma poi? Come proseguirà la carriera di Mario Balotelli? Il presidente del club francese Jean-Pierre Rivère ha confessato recentemente che senza Europa sarà difficile trattenere un giocatore come lui, dall’ingaggio molto alto. E al momento la classifica dice 8° posto. Quel che è certo è che non finirà di stupire. Why always him? Perché sempre lui? Perché Mario Balotelli è semplicemente unico.

#issanissa🔴⚫️ #adimanche💪🏾 😊😊

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