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23 gennaio 2019

Brasile, giocatore entra in campo e l'arbitro fischia la fine: la sua partita dura 6 secondi

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È successo al povero Diego Claudino da Silva, nel corso della gara tra Nautico e Sergipe. Al terzo minuto di recupero entra in campo, dopo 6 secondi l'arbitro fischia la fine. A Kakà, però, era andata anche peggio: e in quel caso si trattava di una finale Mondiale...

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Bisogna guardare il lato positivo della cosa. Per dire: uno come Kakà, nel 2002, avrebbe pagato per poter giocare anche solo 6 secondi. Ma in quel caso si trattava di Brasile-Germania, finale del Mondiale, mentre Diego Claudino da Silva, questo il nome dello sfortunato protagonista della vicenda, in fondo riuscirà a superare benissimo il trauma dei 6 secondi appena giocati (si fa per dire) nel corso della partita di Copa do Nordeste (Brasile) tra Sergipe e Nautico.

Proprio così, 6 secondi: tanto (si fa sempre per dire) è intercorso tra il momento in cui il tabellone luminoso ha annunciato il cambio tra il numero 3 Camutanga e il nostro Diego Claudino e quello in cui il fiscalissimo arbitro della gara ha fischiato la fine. Per essere precisi: scoccava il 93' esatto (terzo minuto di recupero) quando i due si davano il cambio e al 93' 06'' risuonava il primo dei tre fischi che annunciavano la fine della gara. Arbitro senza pietà, ma Diego Claudino da Silva l'ha presa comunque bene, nonostante avesse appena accennato una corsetta per raggiungere la sua posizione in campo: sorridendo, si volta verso un compagno e gli dà il cinque.

Il caso sfortunato di Kakà

A Kakà, ripetiamo, era andata molto peggio: quel giorno, con il suo Brasile avanti 2-0 nella finale del Mondiale, i suoi compagni in campo avevano iniziato a far girare la palla aspettando solo il fischio finale; lui, intanto, era a bordocampo, in attesa di entrare, con il cambio già deciso e la lavagna luminosa pronta ad alzarsi per autorizzare il suo ingresso. La palla non uscì mai, e alla fine Collina fischiò la fine: in quel caso a Kakà sarebbero bastati anche 6 secondi, per poter dire di aver giocato una finale Mondiale.

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