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30 gennaio 2018

Allenatori in Europa, i top 5 tra i giovani

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Il 25enne Will Still ha sorpreso tutti alla guida del Lierse. Nagelsmann e Tedesco hanno già scalato le gerarchie in Bundesliga e sognano la panchina del Bayern. L'andaluso Abascal si ispira al tiqui taca, Seabra punta sui giovani

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Nel calcio moderno i giovani calciatori hanno più possibilità, rispetto al passato, di mettersi in mostra ed essere protagonisti a livelli importanti fin da ragazzini. Basta pensare a Pietro Pellegri che, a neanche 17 anni, ha già collezionato 9 presenze in Serie A ed è stato venduto solo qualche giorno fa per circa 25 milioni. Allo stesso modo anche gli allenatori negli ultimi anni hanno più chance di sedersi su panchine importanti nonostante si è giovani. In giro per l’Europa al momento il più piccolo allenatore professionista è William Still, nato il 14 ottobre 1992. Belga di origini inglesi, a ottobre è stato chiamato alla guida del Lierse, formazione di seconda divisione belga che vanta quattro campionati nel suo palmares e meno di 20 anni fa fu protagonista anche in Champions League. Fin da piccolo ha imparato più lingue e iniziò la sua giovane carriera quando aveva appena 19 anni, facendo da assistente allenatore dell’Under 14 del Preston North End. In Inghilterra si era trasferito infatti dopo il liceo per conseguire una laurea in studi calcistici al Myerscough College, ma poi fece ritorno in Belgio dopo aver trovato lavoro come analista video al Sint-Truiden. Qui conobbe l’allenatore Yannick Ferreira, divenuto il suo mentore. “Sarò sempre grato a lui” dice tuttora Still che scelse di seguire Ferreira anche allo Standard Liegi, diventando suo assistente e conquistando la Coppa del Belgio. A settembre del 2016 le cose peggiorarono e l’intero staff fu licenziato. Still decise a questo punto di andare al Lierse, di nuovo nel ruolo di assistente. Alla fine dell’anno fu richiamato dallo Standard Liegi, ma lasciò la squadra dopo appena due giorni dopo aver scoperto che avrebbe fatto l’analista video e non sarebbe stato parte integrante dello staff. In estate torna quindi al Lierse a fare da assistente a Fred Vanderbiest che, tuttavia, non convince e viene esonerato a ottobre visto l’ultimo posto occupato in classifica. La dirigenza decide così di affidare le sorti della squadra al giovane 25enne. “L’età è solo un numero – sostiene lui -. Il club ha scelto me e io lavoro molto duro per renderlo il migliore possibile. Fuori dal campo posso sembrare un po’ timido, ma quando si parla di calcio divento diverso”. Mostra il suo carattere infatti negli spogliatoi, lavorando molto sulla testa dei giocatori perché la loro fiducia è il primo passo. “Mi considero un allenatore pragmatico – aggiunge Still -. Nel primo caso guardo al materiale disponibile, quindi cerco di abbinare lo stile di gioco di conseguenza. Ovviamente preferisco prendermi cura del calcio offensivo, ma non è sempre possibile”. E la mano di Still si è fatta notare subito, con un esordio indimenticabile: 3-2 alla capolista Cercle Brugge. Da allora sono arrivate altre sei vittorie di fila, ma dopo due mesi l’allenatore ha dovuto lasciare il suo posto perché, non avendo patentino, la UEFA non ha concesso proroghe. Ora fa l’assistente a David Colpaert, ma continua a esserci lui dietro la crescita del Lierse che punta al ritorno nella massima serie.

Abascal

Tre anni più grande di lui è invece Guillermo Abascal, allenatore del Chiasso. Sivigliano di nascita, ha maturato esperienza nelle giovanili del club andaluso e in Svizzera ha dato subito un’impronta delle sue origini. Chiamato tra lo scetticismo generale alla fine di giugno, ci ha messo poco a conquistare il cuore dei tifosi e gli occhi degli addetti ai lavori, impressionati dalla qualità del gioco. Da buon spagnolo infatti, Abascal ha impostato subito un’organizzazione tattica basata sul possesso palla, quel tiqui taka che ha reso celebre il Barcellona in tutto il mondo. I giocatori tuttavia, dopo un buon approccio, hanno faticato ad assimilare i dettami del loro allenatore, conseguendo una serie di risultati negativi che ne mettono in discussione il buon lavoro. Abascal cerca di non pensarci e continua a portare avanti le sue idee, trovando il suo svago in una gita in montagna tra la neve che lo attira fin da bambino.

Nagelsmann

Nettamente più famoso di lui è invece Julian Nagelsmann, l’enfant prodige delle panchine tedesche. 30 anni sul groppone, pochi secondo alcuni per allenare, ma non per il Bayern Monaco che lo ha inserito tra i candidati per prendere il posto di Jupp Heynckes a fine stagione. Inizia la sua giovane e brillante vita da allenatore nel 2008, quando un infortunio alla cartilagine del ginocchio destro gli interrompe la carriera da calciatore e il Monaco 1860 decide di inserirlo nello staff come vice allenatore dell’Under 17. Qui rimane un paio di anni e poi si sposta ad Hoffenheim, sempre con lo stesso ruolo. Nel 2012-13 viene promosso allenatore dell’Under 19, dove vince il titolo. L’11 febbraio 2016 arriva poi la grande occasione della carriera. Huub Stevens si dimette a causa di problemi di salute e la dirigenza decide di affidarsi a Nagelsmann che diventa il più giovane allenatore nella storia della Bundesliga. Il miracolo salvezza gli vale la riconferma e nella stagione successiva riesce nell’exploit, conducendo la squadra alla conquista del quarto posto che vale l’accesso ai preliminari di Champions League. “I miei punti di forza sono nell’ambito tecnico e tattico – raccontava nel 2013 –. In più posso aiutare, sulla base della mia esperienza, i giocatori ad assorbire i contraccolpi”. Cresciuto sotto le ali di Thomas Tuchel, ex Dortmund, Nagelsmann è considerato come un allenatore ‘nerd’, per via dell’utilizzo di statistiche avanzate e tecnologie per migliorare la competitività della squadra. Ha un’idea di gioco precisa ma non ancorata a un solo modulo. Anzi la capacità di saper cambiare in corsa è uno dei suoi diktat. Mostra la sua genialità anche nei metodi di allenamento, dove con un tablet e con l’utilizzo di maxi schermi collocati ai lati del campo fa vedere ai suoi giocatori alcune situazioni tattiche da interpretare e migliorare. Adesso non sta attraversando un buonissimo periodo, ma è ancora in piena corsa per l’Europa e chissà che a fine anno non arrivi una chiamata speciale dalla Baviera.

Tedesco

Stesso campionato, la Bundesliga, anche per un altro giovane allenatore, Domenico Tedesco. Classe ’85, ha origini calabresi e da questa stagione è alla guida dello Schalke 04. Trasferitosi all’età di due anni in Germania, Tedesco conseguì una laurea in ingegneria e divise la sua vita tra il lavoro alla Mercedes e quello di allenatore. Dopo un po’ decise però di dedicarsi a tempo pieno alla sua grande passione. Cresciuto sotto gli insegnamenti di Schneider nel settore giovanile dello Stoccarda, prese il patentino come miglior studente del suo corso davanti al già citato Nagelsmann e venne chiamato al suo posto alla guida dell’Under 19 dell’Hoffenheim. La grande occasione arriva però l’8 marzo 2017, quando l’Aue gli affida la panchina della prima squadra nella Zweite Liga, la nostra Serie B. La situazione è disperata, ma con l’approdo di Tedesco la squadra raccoglie 10 punti in 4 turni e conclude la stagione al 14° posto, raggiungendo una salvezza complicata. Il suo lavoro impressiona lo Schalke 04 che decide a sorpresa di nominarlo allenatore. Oggi la squadra della Ruhr occupa il secondo posto in classifica e il merito è in gran parte del suo allenatore che ama abbinare il calcio in verticale con una difesa che segue i principi tattici italiani. Il suo punto di forza è però la comunicazione con i giocatori, come hanno confermato quest’ultimi a più riprese. Tedesco riesce a tirare fuori il meglio da loro e viene apprezzato perché riesce a cambiare disposizione a seconda dell’avversario, non fermandosi a un unico schieramento tattico, anche se predilige la difesa con 3 uomini da cui far partire palla al piede l’azione.

Seabra

Due anni in più invece li ha Vasco Seabra, attuale allenatore del Famalicão, ma messosi in luce al Pacos Ferreira. Cresciuto nel negozio di articoli sportivi dei suoi genitori, decise di abbandonare il sogno di diventare un calciatore per scegliere la carriera da allenatore quando, al secondo anno di college, incontrò il professore Rui Quinta, coordinatore del calcio giovanile nella Sala, dove iniziò a fare uno stage. Da lì poi si spostò prima a Leça, dove diventò assistente di Filipe Ribeirio, e poi a Lixa come vice di Alvaro Pacheco. Le cose qui non andarono esattamente come volle lui e decise di lasciare l’incarico. Ritrovò entusiasmo però quando ricevette la chiamata del Pacos Ferreira che gli affidò la panchina delle giovanili. Qui si fece riconoscere per un gioco divertente e sempre molto propositivo. Il suo grande lavoro con i giovani portò alcuni di questi a essere integrati in prima squadra. Dopo i giocatori, toccò a lui compiere il grande salto. Fanatico dei video (passa ore e ore ad analizzare situazioni tattiche e avversari) ha l’abilità di adattarsi a seconda dei giocatori che ha, ma viene criticato spesso per l’ampio uso di giovani senza troppa esperienza. Proprio questo è uno dei motivi che spinge la società ad esonerarlo, ma qualche giorno fa ha ricevuto un’altra chiamata, quella del Famalicão. Toccherà a lui adesso ritornare a mostrare quel talento fatto vedere fin da piccolo.

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