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02 febbraio 2017

Il destino di Cuper: in finale durante Juve-Inter

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L'allenatore argentino ha raggiunto l'ennesima finale della sua carriera: questa volta, alla guida dell'Egitto, cercherà di conquistare la Coppa d'Africa. Proprio mentre, a Torino, la sua ex-squadra sfiderà i rivali di sempre, e sperando che non diventi maledetto anche il "5 febbraio"

Il destino stavolta l’ha studiata davvero bene. Perché se l’Egitto in finale di Coppa d’Africa non è una novità (trofeo conquistato già 7 volte) e se a portarcelo è stato Hector Cuper, anche lui non nuovo a questo genere di traguardo (anche se, come sappiamo, qui di solito si ferma), il vero colpo da maestro di chi ha scritto il copione di tutto ciò sta nel fatto che l’hombre vertical che batteva la mano sul cuore di Ronaldo e compagni nella stagione 2001/2002, si giocherà la coppa nello stesso momento in cui, a 5000 chilometri di distanza, la “sua” Inter sfiderà la Juventus nemica di sempre. Quella che, quel 5 maggio maledetto, mentre i nerazzurri scivolavano sulle lacrime di Ronaldo, non si faceva impietosire e andava a cucirsi sul petto lo scudetto-beffa per eccellenza.

Torna anche quel numero, il 5, visto che la finale è in programma il 5 febbraio. Due destini, quelli di Cuper e dell’Inter, e un fantasma, quello della Juve, che ogni tanto decidono di sfiorarsi. Ma se gli parlate di “sfiga”, lui non ci sta. Allungherebbe il suo classico ghigno su quel volto tirato, perennemente serioso e malinconico; ma poi risponderebbe che “no, è andata bene anche così”. Forse era destino.

Il destino, a Hector Cuper, finora ha regalato più delusioni che successi. È passato alla storia come l’allenatore delle finali perse e a scorrere il suo curriculum c’è ben poco da obiettare. Tutto ebbe inizio in Argentina, all’Huracan, alla sua prima esperienza in panchina. Nel torneo di Clausura del 1994 gli basta un pareggio all’ultima giornata contro l’Independiente per vincere il titolo. Perde. Non è piacevole ma si può superare.

Nel 1997 approda in Spagna, al Maiorca, e compie il miracolo portando la squadra in finale di Coppa del Re: i poteri svaniscono sul più bello e dopo aver spaventato il Barcellona di Figo e Rivaldo per 120 minuti, si arrende ai rigori. Pazienza: ci saranno altre occasioni per rifarsi. E in effetti così è, perché nella stagione successiva il suo Maiorca diventa un fenomeno a livello europeo: in Coppa delle Coppe elimina un avversario dopo l’altro, fa fuori il Chelsea di Vialli (allenatore-giocatore) in semifinale e arriva in finale. Perde. Contro la Lazio. Gli segnano Vieri, che sarà “suo” all’Inter, e Nedved, futuro juventino che riderà anche il 5 maggio. È ancora presto per vederci la mano del fato, ma a posteriori verrebbe da dire che qualcuno si è davvero divertito a scrivere la storia.

Anche perché il “bello” deve ancora venire. Lascia il Maiorca con una Supercoppa di Spagna in bacheca (finale vinta vendicandosi del Barça), passa al Valencia e ci risiamo. Non una, ma due finali di Champions consecutive: con il Valencia, ripetiamo. Non con il Real Madrid o con il Bayern Monaco, le squadre contro cui, ebbene sì, perde entrambe le finali (la seconda ai rigori). Maledizione? Fate voi. Solo all’Inter non fanno caso a questi segni. O magari sperano che per esorcizzare la sfortuna serva uno che la sfiga la conosce bene, il "Paperino" degli allenatori. E qui il cerchio si chiude, perché la cavalcata cuperiana nella stagione 2001/2002 è fantastica per 33 giornate, salvo frenare sul più bello, all’ultima, il 5 maggio contro la Lazio. Di fatto un’altra finale persa.

A distanza di 15 anni ci riprovano, insieme, stesso giorno e stessa ora: Cuper a vincere una finale alla guida dell’Egitto bravo e, toh, pure fortunato (semifinale vinta ai rigori, una novità per l’argentino); l’Inter a battere la Juve nel duello eterno che si rinnova ogni anno. Certi che Cuper continui a non credere nella sfortuna e che commenterebbe con un "Ma quale maledizione d'Egitto...".

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