04 gennaio 2017

Confessioni Prandelli: "Valencia? Ecco la verità"

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Cesare Prandelli

Cesare Prandelli, ex allenatore del Valencia (Getty)

Cesare Prandelli torna a parlare del burrascoso addio al Valencia, l’allenatore italiano ammette di essere stato "Delegittimato verso squadra e tifosi". Poi svela un retroscena sul mancato arrivo in Spagna di Simone Zaza

Delegittimato dal Valencia - Una storia durata poco e finita male. L’avventura di Cesare Prandelli da allenatore del Valencia si è conclusa pochi giorni fa con le dimissioni del tecnico italiano. Un addio tra le polemiche. Vedute diverse su strategie e mercato, una scintilla mai scoccata. "Non potevo restare al Valencia. Ero delegittimato verso la squadra e i tifosi. Mi avevano promesso rinforzi, un investimento di 30 milioni poi molto ridotto. Ero stato a Singapore a parlare con la proprietà. Avevo chiesto un centravanti, due centrocampisti, un difensore esterno e mi avevano dato l'ok. Vado subito su Zaza, ideale per il mio progetto. Chiudiamo con la Juventus. Simone ha carattere, personalità: è d'accordo e lo aspetto il 28 per il primo allenamento. Non posso perdere tempo. E invece la società blocca tutto e il 29 dicembre la vicepresidente, in videoconferenza, dice: "Avete 24 ore per scegliere un centrocampista o un attaccante". Ma come, dico io, la punta centrale è già fatta! Nessuna risposta. Allora mi prendo 24 ore di riflessione e poi mi dimetto: non abbiamo preso un giocatore...già preso. Missione finita", le confessioni di Cesare Prandelli alla Gazzetta dello Sport.

Napoli, la Spagna ha paura - Addio burrascoso al Valencia e rinuncia ad un ricco contratto, Prandelli sottolinea anche questo aspetto: "Era un gran bel biennale. Se volevo fare il furbo avrei aspettato l'esonero, ma non sono fatto così. Mi pagheranno i tre mesi. Avevano il problema del monte stipendi, volevano ridurlo, ma gli ho ricordato che quei contratti li avevano firmati loro". Storia finita male con il Valencia, ma Prandelli spende parole d’elogio per il calcio spagnolo: "La base tecnica è altissima, non c’è gara. Qui sono maggiormente organizzati, lavorano sul possesso e scelgono sempre soluzioni e giocatori offensivi. In allenamento praticano un torello tattico, un’evoluzione del nostro. Non speculano mai sul vantaggio, giocano fino al 90' e anzi negli ultimi minuti succede di tutto e il pubblico se lo aspetta. Rispetto alle nostre squadre hanno però meno intensità”. Un particolare non da poco. Che il Napoli potrebbe provare a sfruttare a proprio favore nella sfida di Champions contro il Real Madrid: "In Spagna il Napoli fa paura. Quando nello spogliatoio abbiamo visto le partite di Champions, i giocatori mi hanno detto: 'Questa è la squadra più forte d'Europa!'".

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