03 marzo 2017

Morso a Chiellini, Suarez e la lite con la moglie

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In un'intervista a una radio spagnola, l'attaccante del Barça è tornato sull'episodio che ha segnato il Mondiale dell'Italia in Brasile: "Mia moglie mi chiedeva e a me costava ammetterlo". Poi sulla Fifa: "Mi hanno fatto male, non dovevano proibirmi anche di andare all'allenamento di mio nipote"

L’addio di Luis Enrique, la rimonta Champions, ma soprattutto l’episodio del morso a Giorgio Chiellini. In un’intervista a "El Transistor", trasmissione di Radio Onda Cero, Luis Suarez parla del periodo più brutto della sua vita (“quello cominciato dopo il morso a Chiellini”) e della lite con sua moglie Sofia. "L’ho ferita perché le ho mentito. Mi chiedeva (del morso ndr), e io negavo. Mi costava ammetterlo. Lei però sapeva che non era così".

Le conseguenze di quel gesto - "Mi si può sanzionare - ha aggiunto l’attaccante del Barça -, però proibirmi di andare a un evento sportivo è la cosa più ingiusta che ho dovuto subire. Non mi è stato nemmeno permesso di poter andare a un allenamento di mio nipote". Questa cosa l’ha segnato: "Mi ha fatto male, come mi hanno trattato, Ho sbagliato però sono un essere umano. I miei figli sapevano tutto e mi chiedevano come mai non giocassi, loro anche sapevano che avevo sbagliato". Proprio per questo motivo, non ha dubbi: "Non andrò più a un galà della Fifa".

La rimonta Champions - Anche questa in corso, per il Pistolero è una stagione super (25 reti in 35 partite). L’andata di Champions con il Psg, però, non è andata bene: "Se questo club vuole fare la storia, deve scendere in campo con la grinta e l'ambizione di ribaltare questi match. Se siamo stati capace di fare quattro gol al Bernabeu la scorsa stagione, possiamo farlo anche al Psg al Camp Nou".

L'addio di Luis Enrique -  "Un po' ci ha sorpreso. Sappiamo che il ruolo dell'allenatore è molto difficile e consiste in ore e ore di lavoro. Lui ha bisogno di staccare, è un genitore e i figli hanno un'età che è da godersi tutta in quanto padre. La Liga? Un mese fa pareva un discorso chiuso. Adesso dipendiamo da noi stessi, pero è molto complicato". E sul rapporto con Messi e Neymar: "Noi tre ci troviamo molto bene perché nessuno è geloso dell'altro: Ney ci fa sempre ridere e Messi è semplicemente il giocatore più forte della storia. Un grande, non solo in campo ma anche fuori: la sua accoglienza quando sono arrivato è stata strepitosa".

La vita da calciatore - "La gente pensa che sia facile. In realtà ti fa perdere molte e cose e ti proibisce di farne altre. Mi sono pentito di non aver studiato da piccolo, essendo un genitore avrei potuto dare un esempio migliore ai miei figli, invece purtroppo non posso dar loro consigli su molte cose. Ho avuto un'infanzia complicata soprattutto per la separazione dei miei genitori quando avevo 8 anni. Non sono riuscito ad avere rapporti con mio padre, non mi ha potuto consigliare su nulla. Ho lavorato fin da piccolo con mio nonno, è stata lui la figura paterna che mi è mancata

L'impegno per i più piccoli - Col Barça è stato amore a prima vista: "Ero molto piccolo quando arrivai a Barcellona le prime volte, vidi il negozio ufficiale del Camp Nou e pensavo che sarebbe stato fantastico giocarci e avere tutte quelle scarpe. Adesso regalo molte paia di scarpe, le mando soprattutto alle squadre giovanili in Uruguay. So che hanno diverse necessità". Adesso è uno dei leader di quel Barcellona che sognava fin da piccolo e infatti svela: "Ci sono stati dei contatti con il Real Madrid, ma quando si è inserito il Barcellona non ho avuto dubbi".

 

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