16 dicembre 2016

Chelsea, i segreti di Conte. Ma intanto Oscar...

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Il Chelsea sa solo vincere: dieci successi consecutivi e testa della Premier. Chi lo avrebbe detto a fine settembre? Scopriamo tutti i segreti della rivoluzione Conte. Ma dal mercato cinese arriva l'offerta per il brasiliano

Da ‘special worker’ a ‘special Conte’ in appena quattro mesi di Premier. ‘Special Conte’ grazie a uno ‘special work’ di appena quattro mesi. Cambia la prospettiva, non certo il risultato finale, alla faccia di chi a metà ottobre dava Antonio per spacciato: alla 16.a giornata di campionato, il Chelsea è già in fuga, a più sei su Liverpool e Arsenal, più sette sul City di Guardiola e addirittura più tredici sullo United di Mourinho e Pogba. Tra la scoppola dell’Emirates (tre a zero secco, 24 settembre) e la vittoria in casa del Sunderland (14 dicembre) un mare blues di vittorie, ora ben dieci consecutive. E il Crystal Palace è già bello che avvisato.

Rivoluzione Conte - Un Chelsea diventato ‘special’ nel giro di quattro mesi grazie a poche ma buonissime mosse dell’italiano Conte, giusto per far capire una volta di più quanto sia pesante la mano dell’allenatore in questo sport. Punto primo: il gruppo. Ora solido, ora forte, ora unito. Una squadra che lotta e si aiuta per novanta minuti, all'inseguimento dello stesso obiettivo, e poi trova il tempo extra per una cena tutti assieme oppure un live Facebook, generalmente di Fabregas. Gruppo anche social. Ma attenzione: in campo va chi sta meglio e chi corre di più. Ergo: senatori come Terry e Ivanovic sono stati messi da parte per lasciare spazio a volti giovani e nuovi (vedi Marcos Alonso), certi giocatori di esperienza come Cesc vengono utilizzati con parsimonia e paradossalmente rendono pure di più. Punto secondo, il cambio di modulo, decisivo: il 3-4-3 è il marchio Conte per eccellenza, interpretato con attenzione, cura del dettaglio e grande… tattica, una qualità tutta made in Italy.

Costa, Hazard e... Courtois - Gioca libero e si diverte anche, questo Chelsea. La dimostrazione sta nel rendimento di certi interpreti con l’x factor nel loro talento. Eden Hazard è totalmente un altro calciatore rispetto a quello apatico dello scorso anno: 4 gol in 31 partite durante la stagione 15/16, con il primo ad aprile, già 8 in 15 in questa 16/17. Per non parlare di un Diego Costa totalmente rigenerato, affamato e ‘cattivo’ come ai tempi della Liga vinta con l’Atletico: 12 reti in 16 gare. Ma senza eccedere nei cartellini, altrimenti quello che siede in panchina potrebbe anche levarlo. Il volto del cambiamento però è quello sorridente del portiere belga Thibaut Courtois, sfortunato e infortunato l’anno scorso, out per quasi cento giorni a causa della lacerazione del menisco. Fondamentale oggi con le sue super parate, come in casa del Sunderland nell’ultimo (16.o) turno di campionato. “Solo un gran salvataggio di Thibaut ci ha permesso di mantenere l’uno a zero. E’ un portiere fantastico. Quando abbiamo bisogno, lui c’è sempre” Conte dixit. A differenza dell’anno scorso. Senza contare la rivelazione Moses: da oggetto misterioso a giocatore sempre titolare, tanto da stupire anche in Spagna dove qualcuno lo ha accostato al Barcellona.

Oscar via - A proposito di mercato, ecco un altro ‘campo’ dove la mano di Conte si vede eccome, nonostante non sia verde e con due porte alle estremità: tanto per ricordarne una, in estate fu lui a dire no alla sua proprietà davanti alla richiesta di circa 60 milioni del Napoli per Koulibaly. In vista di gennaio, l’allenatore italiano è quasi certo di perdere Oscar, che nel febbraio 2016 rivelò: “Voglio stare qui per molto tempo e vincere tanti trofei perché amo il Chelsea, amo i suoi tifosi”. E poco meno di un anno dopo si ritrova vicinissimo a dire sì allo Shanghai SIPG di Villas Boas per circa 60 milioni di euro. Conte chiede ricambi validi sia per Moses sia per Marcos Alonso ma sembra un pizzico preoccupato di non essere accontentato, e magari ritrovarsi una rosa leggermente indebolita rispetto a quella di settembre. Spendere sì, ma con criterio e solo per gli uomini giusti. Assolutamente senza spandere. Perché alla fin fine, a questi livelli, ‘special’ lo si diventa anche grazie (e soprattutto) a un grande ‘work’.

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