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04 aprile 2017

Leicester, Vardy e quel richiamo da Ibiza...

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Alla vigilia della sfida contro il Sunderland, il manager che ha sostituito Claudio Ranieri sulla panchina delle Foxes, Craig Shakespeare ha rivelato un bizzarro retroscena: "Voleva abbandonare tutto per andare a lavorare a Ibiza. Ecco come l'ho convinto a non farlo"

Quando una scelta, o una mancata scelta, ti cambia la vita. Jamie Vardy stava per lasciare il calcio a 26 anni per andare a lavorare ad Ibiza. Uno stop una carriera che gli avrebbe regalato ancora enormi soddisfazioni. Lo ha rivelato Craig Shakespeare, manager del Leicester, quattro anni fa vice di Peaeson, alla vigilia della sfida contro il Sunderland. L’uomo che ha sostituito Claudio Ranieri ha anche riferito alla stampa come l'ha convinto a non mollare tutto.

La storia - Estate 2013, Jamie Vardy aveva 26 anni. Era appena finito il primo campionato con la maglia del Leicester: la squadra allenata da Nigel Pearson si era piazzata sesta in Championship e il centravanti di Sheffield, poco conosciuto, aveva chiuso il suo esordio tra i professionisti a quota 5 reti stagionali.

Il retroscena - Alla vigilia della sfida con il Sunderland, la notizia: "Ricordo molto bene la situazione. Grazie a Dio - ha detto Shakespeare -, alla fine non è andato a Ibiza. Credo abbia preso la decisione migliore". Nella stagione successiva (2013/2014), con 16 reti l’ormai mancato pr di Ibiza ha trascinato le Foxes alla promozione in Premier League. Due anni più tardi al primo titolo della storia del Leicester, con candidatura del Pallone d’Oro, convocazione con l’Inghilterra agli Europei e gol in Champions League.

Come l’ha convinto - "Jamie aveva solo bisogno di sostegno e di sapere che noi credevamo in lui. Gli facemmo capire - ha proseguito il manager del Leicester - che poteva ambire non solo a giocare in Premier League, ma che aveva tutte le qualità per poter arrivare anche in Nazionale. A volte i giocatori dubitano di se stessi, Jamie sarebbe il primo ad ammettere di aver attraversato un momento complicato. Noi eravamo lì per sostenerlo e gli dicemmo che credevamo in lui".

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