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05 aprile 2017

Un salto in Premier: la metamorfosi di Ranocchia

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Pochi mesi in Premier e Andrea Ranocchia è tornato a sorridere (Foto Lapresse)

Con il gol segnato al West Ham, l'ex difensore dell'Inter è tornato a sorridere. Sembrano ormai un ricordo i grossolani errori con la maglia nerazzurra e l'ironia dei tifosi: in Premier "Rannocia" può permettersi di fermare Ibra, vincere il premio di mvp e fare lanci "alla Bonucci"

Mai come in questo caso, il termine va letto nella sua accezione scientifica. Metamorfosi, in zoologia, è "la modificazione funzionale o strutturale di un animale durante lo sviluppo, nel passaggio dalla fase larvale a quella adulta". Se ne parla solitamente per gli anfibi, quando maturano passando dalla condizione di girino a quella di rospo, rana o Ranocchia. E per il fin troppo buon Andrea di vera e propria metamorfosi si tratta, modificato come da definizione nella funzione (da panchinaro a titolare) e nella struttura (da lungo e insicuro come una canna al vento a solido baluardo, nonostante i 195 cm di altezza siano rimasti quelli…).

A certificare la completa maturazione, dopo diverse ottime prestazioni al centro della difesa dell’Hull City, il gol decisivo segnato a 5’ dalla fine nel 2-1 al West Ham che potrebbe valere un pezzetto di salvezza. E verrebbe da pensare a un “girino d’aprile”, guardando al giorno in cui è successo.

In effetti, a ripensare alla situazione di Ranocchia appena un anno fa, sembra impossibile da credere. Il ragazzone che nel 2014-2015 aveva ereditato fascia di capitano da Zanetti e numero di maglia da Materazzi, nella stagione seguente si era ritrovato infatti seduto in panchina, fino alla decisione (nel gennaio 2016) di cercare il rilancio alla Sampdoria. Subito un erroraccio alla prima in blucerchiato, contro il Bologna, quando pecca di sicurezza e serve un assist a Donsah, ma la fiducia di Montella non viene meno e alla fine dei quattro mesi scarsi di prestito fanno comunque 14 presenze (colorate da 5 gialli e un rosso). Rientro alla base, preparazione con Mancini e inizio di stagione con de Boer, che lo schiera soprattutto in Europa League, dove in maglia Sprite l'Inter mostra il suo lato peggiore. Panchina anche con Pioli, finché si fa di nuovo gennaio e bisogna cercare un’altra squadra disposta a concedere una nuova chance.

“Little frog” la trova in fondo alla classifica di Premier, nell'Hull City, con quel simbolo raffigurante una tigre che non fa esattamente al caso suo, e te ne accorgi al momento della presentazione ufficiale quando abbozza uno sguardo da duro che non è affatto nelle sue corde. Pazienza: metamorfosi non vuol dire cambiare anche la propria natura. Il calendario dell’Hull City, poi, è così fitto da non dare nemmeno il tempo di spaventarsi: Manchester United, Liverpool e Arsenal nel giro di 11 giorni, tanto per iniziare a conoscere la Premier dalle zone più nobili. E qui inizia la favola.

All’esordio entra a 20’ dalla fine e ferma in un colpo solo due ex totem interisti come Mourinho e Ibrahimovic (dal quale rimedia una scarpata di benvenuto in testa): contro lo United finisce 0-0, è la sua cartolina al mondo nerazzurro. Alla seconda è mvp della partita contro il Liverpool, coronata dal suo assist per il 2-0: un lancio dalle retrovie “alla Bonucci”, giusto per citare il gemello fortunato che non mancano mai di ricordargli.

Mancava solo il gol, adesso è arrivato anche quello. I tifosi lo apprezzano, lui ha ritrovato il sorriso, i numeri gli danno ragione (ammonizioni e interventi fallosi dimezzati rispetto ai tempi della serie A, raddoppiata invece la percentuale di precisione nei passaggi). E a completare la metamorfosi ci hanno pensato i telecronisti inglesi.

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