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11 agosto 2018

Premier League, Arsenal-City alle 17: le chiavi tattiche della sfida

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Guardiola ha già mostrato i primi ritocchi al suo Manchester City durante il Community Shield, mentre l'Arsenal di Emery è ancora tutto da scoprire: i principali temi tattici del primo big match della nuova stagione di Premier League

Non è passato troppo tempo da quando uno dei momenti più interessanti della Liga era scoprire cosa si sarebbe inventato Unai Emery, allora sulla panchina del Valencia, per fermare il Barça di Guardiola. Emery è stato uno dei tecnici più creativi nel cercare soluzioni ad hoc per contrapporsi al gioco di Guardiola, senza però riuscire mai a batterlo: in 10 incontri il bilancio è stato di 6 sconfitte e 4 pareggi. E oggi, per un curioso scherzo del destino, il suo Arsenal apre il nuovo ciclo post Wenger proprio contro la sua “nemesi”.

Arsenal-Manchester City è il primo big match della nuova Premier League. Certo, non ci sono grosse motivazioni di classifica, al di là del raggiungimento della vittoria, ma la partita ha comunque un suo interesse intrinseco: da una parte c’è l’interesse verso il gioco offensivo e tecnico del Manchester City; dall’altra, la prima occasione per vedere il nuovo Arsenal di Unai Emery, dopo 22 anni di gestione Wenger. Per la squadra di Pep Guardiola, invece, non è la prima uscita ufficiale, avendo già vinto il Community Shield contro il Chelsea di Sarri una settimana fa, dove abbiamo visto i primi i leggeri ritocchi che il tecnico ha iniziato ad effettuare rispetto alla scorsa stagione.



I ritocchi di Pep



Innanzitutto, Guardiola ha fin da subito messo in campo l’unico nuovo acquisto del mercato del City, Ryad Mahrez. Con il giocatore algerino, Guardiola può finalmente avere due ali pure (lui e Sané) che garantiscono la superiorità numerica sulle fasce. Un’altra novità, se così si può chiamare, è il ritorno sull’esterno basso di Mendy dopo il brutto infortunio che l’ha tenuto fuori praticamente tutta la scorsa stagione, che permette ora a Guardiola di utilizzare due giocatori fisicamente e atleticamente dominanti sugli esterni, come lui e Walker.

Walker e Mendy sono due terzini in grado di coprire grandi distanze a grandi velocità, sia in avanti che indietro, e possono quindi partecipare alla fase offensiva della squadra senza timori di farsi prendere alle spalle senza problemi di attacco alle spalle. Questo ha permesso a Guardiola di schierare la coppia di centrali che aveva in mente per questa stagione, e cioè Stones e Laporte, un destro e un mancino, entrambi in grado di giocare il pallone tra le linee (da un filtrante di Laporte è iniziata l’azione del gol contro il Chelsea). Con Walker che è solito rimanere più bloccato a destra per facilitare l’uscita del pallone dalla difesa, il City può mettere più giocatori alle spalle delle linee di pressione avversarie, rendendo il pressing avversario molto complesso. Adesso la squadra di Guardiola può impostare con tre giocatori molto abili tecnicamente, e molto audaci in fase di prima costruzione, che con un passaggio possono arrivare immediatamente alla trequarti, dove le mezzali attendono in fase di ricezione.

A questo proposito, dovrebbe continuare anche contro l’Arsenal l’idea di avere Bernardo Silva come mezzala invece che esterno. L’arrivo di Mahrez ha permesso di scalare il portoghese come a suo tempo fece David Silva, da rifinitore che parte esterno a direttamente mezzala che si muove libera tra le linee per pulire la manovra. Guardiola è entusiasta di questa versione di Bernardo Silva, perché le sue doti tecniche così vengono sfruttate meglio.

Nello scegliere il centrocampo da utilizzare, quindi, Unai Emery dovrà fare attenzione a non cadere nella stessa trappola di Sarri, che mettendo solo Jorginho come vertice basso ha liberato la strada per le ricezioni ai suoi fianchi di Bernardo Silva. Il City ha pressato utilizzando le mezzali alte e bloccando gli esterni (difendendo quindi con un 4-1-4-1) proprio perché il Chelsea con il suo triangolo centrale col solo Jorginho davanti alla difesa era in inferiorità numerica costante in quel punto nevralgico del campo.

 La presenza di Bernardo Silva e De Bruyne, in questo senso, garantisce due giocatori dalle caratteristiche tecniche peculiari ma complementari, con il primo specializzato nel controllo del pallone sotto pressione e il secondo più propenso alla creazione di gioco e al tiro in porta.

Il primo Arsenal di Emery



Emery non ha del tutto svelato le sue carte nel precampionato, giocando sia con il 4-3-3 che con il 4-2-3-1, due moduli simili che si differenziano però per lo scaglionamento dei centrocampisti in campo. Gli unici dati certi usciti dal calcio estivo dell’Arsenal sono: la linea di difesa a 4; la punta unica (di solito Aubameyang, con Lacazette dirottato a sinistra).

Fino a qui nulla di nuovo rispetto a Wenger, bisognerà invece vedere se ci saranno dei piccoli accorgimenti nei principi più che nei moduli, al fine di bilanciare meglio la squadra. Ad esempio, nelle amichevoli Emery ha introdotto la cosiddetta salida lavolpiana, cioè la discesa del vertice basso di centrocampo tra i due centrali per facilitare l’uscita del pallone dalla difesa: una prima differenza rispetto a Wenger, che invece prediligeva un’uscita simmetrica, con la palla che dai centrali veniva portata attraverso un filtrante palla a terra in verticale verso il centrocampista dietro la linea di pressione.

Con un terzino più bloccato e uno più offensivo, l’Arsenal ricerca sempre la superiorità numerica nell’uscita del pallone, con l’uomo in più oltre i due centrali che serve anche a contenere i danni in caso di perdita del pallone. Troppe volte l’Arsenal di Wenger è stato punito in questo modo, e Emery sembra aver almeno studiato un modo per evitarlo. Il numero di giocatori dietro la linea di pressione avversaria quindi è minore rispetto all’Arsenal di Wenger, preferendo risalire il campo palla a terra prima di arrivare alla zona di rifinitura.



Interessante sarà anche capire come sistemerà il centrocampo Emery, visto che nel precampionato ha preferito spostare Özil dal centro all’esterno, liberando quindi spazio per l’inserimento di Ramsey. Rimane il dubbio su chi far giocare sull’altra fascia tra Lacazette (quando Aubameyang gioca punta centrale) e Mkhitaryan: la scelta su chi dei due debba partire titolare non sembra ancora essere stata fatta, e la vedremo risolta quindi proprio contro il City. Ovviamente i due hanno caratteristiche molto diverse: con Lacazette, l’Arsenal è più a suo agio a giocare in transizione; con Mkhitaryan, invece, l’Arsenal tende a prediligere una fase offensiva più statica, per sfruttare le qualità di due rifinitori élite come lui e Özil.

L’attacco, come abbiamo visto, è solo uno dei tanti nodi della formazione dell’Arsenal. Sapremo domani come Emery sceglierà di affrontare il Manchester City, per riuscire a battere, finalmente, Pep Guardiola.

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