Praet: "Dalla Samp al Leicester talmente in fretta che sono arrivato senza scarpe"

Premier League

Le rivelazioni dell'ex centrocampista della Sampdoria sbarcato in Premier League: "Tutto è stato deciso all'ultimo: mi sono convinto ad andare lì dopo aver visto Leicester-Atalanta sul tablet, nel bus della Samp. E mi sono accorto dei messaggi del nuovo allenatore solo tre giorni dopo la firma"

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Da Genova a Leicester, neanche il tempo di fare la valigia. In una lunga intervista rilasciata a The Guardian, l'ex blucerchiato Dennis Praet ha svelato i retroscena dell'affare che ad agosto l'ha portato in Premier League. "Una trattativa chiusa sul gong, nell'ultimo giorno di mercato", inizia a raccontare Praet. "Sono arrivato al campo di allenamento del Leicester ma erano sorti alcuni problemi con il contratto: solo un'ora prima della chiusura si è sistemato tutto. Ho firmato appena in tempo". Con tutti gli imprevisti di un trasferimento febbrile. "Mi ero detto, se firmo e tutto finisce bene poi posso tornare in Italia a prendere la mia roba. Ma mi hanno voluto subito a disposizione per la prima partita". E' la sera dell'8 agosto, tre giorni dopo il Leicester debutta in campionato contro il Wolverhampton. Il centrocampista sarà presente in panchina, con mezzi (non del tutto) propri: "Non avevo le mie scarpe lì con me. Così me le sono fatte prestare per i primi due allenamenti e il giorno della partita. Non so nemmeno di chi fossero".

"Rodgers rimase senza risposta per tre giorni: mi aveva scritto sul numero belga..."

E il primo impatto con Brendan Rodgers, l'allenatore delle Foxes, fu ancora più incredibile: "Mi aveva mandato un messaggio il giorno prima di arrivare, ma sul mio numero di telefono belga: l'ho visto solo tre giorni dopo aver firmato". Uno dei tanti equivoci e malintesi dettati dalla rapida conclusione dell'affare: "Rodgers così ha pensato che non volevo rispondere: "Guarda che ti avevo scritto!", mi ha rimproverato poi". Non proprio il migliore degli inizi.

"Guardai Leicester-Atalanta e capii che dovevo andare lì"

Praet racconta poi l'origine della trattativa: "Quando ho sentito dell'interesse del Leicester, per me è stato davvero importante poter vedere il loro gioco, perché non lo conoscevo esattamente". Allora è stato indispensabile fare di necessità virtù: "In quel momento ero nel bus della Samp, stavamo viaggiando per un'amichevole e quindi mi sono messo a guardare il secondo tempo di Leicester-Atalanta", l'amichevole vinta dalle Foxes per 2-1 lo scorso 2 agosto. "Conosco bene i ragazzi di Gasperini, sono davvero un'ottima squadra. Ma rimasi davvero colpito dal modo di giocare del Leicester: pressing, bel calcio, tante occasioni da gol. E lì capii che sarei andato via". Previo il parere di Tielemans, compagno di nazionale di Dennis che gioca dalle parti del King Power Stadium dallo scorso gennaio. "Lo tempestai di domande: 'Com'è l'allenatore? Com'è il centro di allenamento? E i giocatori? Tutte le risposte di Youri furono molto positive". A poco più di un mese dall'inizio della nuova avventura, Praet ha collezionato sin qui tre presenze, abituandosi poco a poco ai ritmi del calcio inglese. Ma le idee sono chiare. "Siamo una squadra che deve provare a stare tra le prime sei", dichiara il classe '94. "E penso che abbiamo i giocatori giusti per riuscirci".

I 'segreti' dall'Italia: "La tattica, una vera mania"

"Oggi sono un giocatore più completo di quando arrivai alla Sampdoria", conclude il centrocampista sottolineando l'importanza del suo triennio in blucerchiato (106 presenze e 4 gol tra Serie A e Coppa Italia). "Da trequartista, sono diventato una mezzala moderna capace di impostare il gioco ma anche di fare il lavoro sporco in difesa". Oltre agli allenamenti di Giampaolo, un'evoluzione compiuta in sala video: "In Italia è tutta questione di tattica. Per esempio, andavamo nella TV room quasi ogni giorno per guardare i video in preparazione della partita". Un'altra musica, rispetto all'Inghilterra: Praet prova a stupire i media locali. "Quando in allenamento giocavamo contro l'Under 20, anche i ragazzi dovevano venire 'a lezione' per capire come pressavamo noi, da avversari. Rimanevano dentro mezz'ora. Memorizzavano e poi applicavano tutto in partitella".