28 ottobre 2008

Figli di Sacchi con la panchina nel Dna

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Arrigo Sacchi, fu lui a portare le ultime vere innovazioni nel calcio moderno

Alessandro Costacurta è pronto a seguire alla guida del Mantova le orme di Van Basten, Rijkaard, Gullit, Donadoni e Ancelotti. Tutti discepoli del vate di Fusignano e con un obiettivo comune: divertire

di Augusto De Bartolo

Il più contento di tutti, probabilmente, sarà Arrigo Sacchi, l'ultimo grande pioniere del calcio in grado di proporre una rottura con il passato, rimpastando tattiche e schemi, promuovendo metodologie innovative, al tempo, lontane dalla logica del calcio nazionale fatto di marcature a uomo e contropiede. In seguito, il mago di Fusignano fu ricordato per la rivoluzione che portò, finalmente, anche il calcio italiano a guardare con favore a quello totale proposto in Olanda, solido fondamento del modello "New Age". Oltre all'innovazione di modulo e di mentalità, il merito del vate romagnolo è quello di aver sfornato un manipolo di allenatori più o meno vincenti, senz'altro capaci. L'ultimo della serie è Alessandro Costacurta, cresciuto all'ombra di Filippo Galli e Franco Baresi in campo, poi divenuto colonna portante della retroguardia difensiva del Milan degli Invincibili, finito in panchina come chi, da Sacchi prima e da Capello poi ha appreso tanto, forse non ancora tutto.

Perché, come in tutti i mestieri, la pratica affina l'ingegno, l'esperienza le capacità di chi deve svolgere un lavoro perennemente sotto pressione. Ruud Gullit ha resistito per un po', al Chelsea, con decisamente minore gloria rispetto a quella avuta da calciatore. Infinitamente maggiori fortune ha coltivato, in un recente passato, Frank Rijkaard, transitato dalla delusione alla guida della sua Olanda per la sconfitta agli Europei del 2000 in semifinale contro l'Italia in casa, alla gioia già provata da calciatore, in diverse occasioni, di alzare la Coppa dei Campioni, questa volta al timone del Barcellona nel 2006. Con gli 'orange', per chiudere il quadro dei tulipani volanti, Marco Van Basten ha fatto la sua prima esperienza: tante illusioni legate al gioco spumeggiante e poi la cruda realtà dell'eliminazione dall'ultimo europeo per mano della Russia.

Roberto Donadoni che in campo, di Sacchi, applicava alla lettera tutte le indicazioni, ha ottenuto positivi riscontri, salvo poi incespicare in un ruolo, quello di ct, che non portò particolare fortuna neanche al Gran Maestro. Il più vincente di tutti, infine, è stato Carlo Ancelotti che ha ottenuto tanti successi tornando a casa, a Milanello, dopo le parentesi di Parma e Torino, sponda bianconera. Tutti figli calcistici della "rivoluzione sacchiana" anche chi, come Van Basten, all’epoca, non condivise i progetti del tecnico romagnolo ma che al buon, vecchio innovatore devono una carriera assicurata, almeno fino all'avvento del prossimo messia pallonaro pronto a rompere gli schemi precostituiti e a predicare un verbo calcistico ancora sconosciuto.

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