29 ottobre 2008

Usain Bolt: "Seguo il calcio italiano e adoro Totti"

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L'uomo più veloce di tutti i tempi: "Conosco molti giocatori, ma il capitano della Roma è il mio preferito. Anche nel calcio se non si lavora duramente non si può diventare campioni, questo è la prima regola che il mio coach mi ha insegnato"

"Conosco un mucchio di giocatori di calcio italiani: Totti è il mio preferito. Poi Toni, Buffon, Del Piero, Di Natale. Beh, in verità lo conosco dalla playstation...". Usain Bolt, l'uomo più veloce di tutti i tempi, il lampo giamaicano che alle Olimpiadi di Pechino ha spazzato i tre record mondiali più prestigiosi (100, 200 e staffetta 4x100 metri), ha raccontato a GQ, in edicola dal 30 ottobre, quanto è cambiata la sua vita, il suo ritorno a casa trionfale e la sua passione per il calcio italiano. "Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta. E' il primo insegnamento che mi ha passato il coach: puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione".

Il velocista ha abbattuto anche i limiti della scienza: una recente proiezione di  statistici e fisici americani aveva previsto il suo tempo per il 2030. "Sono in anticipo di 22 anni? Bene, non mi pongo limiti. Se mi chiedono dove posso arrivare, io rispondo che non lo so, ma che ci provo sempre". Anche il salto in lungo, come si mormora? "Avrei  bisogno di un paio d'anni di allenamento specifico per diventare  davvero competitivo". Comunque in ampio anticipo sulle Olimpiadi del 2012. "No, non farò anche il salto in lungo a Londra. Io sono uno  sprinter. Con il salto non ho feeling e dovrei trovare un coach  specializzato, mentre io sono strafelice con Glen Mills". Carl Lewis ha posto dubbi sul campione giamaicano. "Non commento, ma ti invito a considerare che i due coach migliori del mondo allenano gli sprinter giamaicani: Glen Mills e Stephen Francis.

Da noi correre è una questione di cultura, come in Kenya per il mezzofondo. Da ragazzini voi sognate di diventare calciatori, noi sprinter". Oscar Pistorius ha vinto tre ori, ma alle Paraolimpiadi. Ora vorrebbe provare con i normodotati. "Non lo conosco, ma fa bene. Ognuno deve avere una possibilità. Se fa i tempi giusti, sono contento di trovarlo in pista. In Irlanda c'è anche un ragazzo che va forte pur non vedendo, si chiama Jason Smyth. Ci proverà anche lui. Sono benvenuti". Alla faccia del presidente del Cio, Jacques Rogge, che non vuole festeggiamenti, il tuo gesto d'esultanza ormai è un logo. Com'è nato? «E' un passo di danza giamaicano, che ho personalizzato. Vuol dire "To the world", dalla Giamaica a tutto il mondo. E' venuto per caso, però ha attecchito: ho visto farlo anche dai bambini giapponesi".

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