02 novembre 2008

Milan-Napoli, scurdammoce 'o passato: un viaggio nel futuro

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Milan-Napoli nel 1988

MASSIMO CORCIONE, direttore di SKY Sport, racconta il supermatch di S.Siro come una sfida eletrizzante e non un album di ricordi malinconici. Un tango romantico e bellisimo fra due concezioni della vita: il Genio contro l'Ordine

di MASSIMO CORCIONE

La memoria spesso è il rifugio dalla delusione. Spesso nel calcio capita di evocare lontani successi che possano nascondere un presente senza gioia. Prendete Napoli e il Napoli: per diciassette anni hanno vissuto nel ricordo del Mito, del Numero Uno, di quando c’era lui. Poi finalmente la liberazione, la partenza di una nuova avventura, più o meno quello che accadde dall’estate del  1984, nascita ufficiale dell’era Maradona. Non era quello, invece, un gran momento per il Milan, i tifosi vivevano nel rimpianto per il tempo che era stato, per il decimo scudetto. Gli irriducibili mostravano le stimmate delle due retrocessioni in serie B come segni di una fede comunque incrollabile.

Non ci sarebbe stata continuità tra quel Milan e quello che sarebbe arrivato di lì a poco, la squadra invincibile che incantò prima l'Europa e poi l'Italia e che ancora resiste nelle rughe di Ancelotti, Maldini e Galliani. Proprio la sfida con il Napoli segnò il passaggio da un’epoca all’altra. Due concezioni della vita che si contrapposero: il Genio da una parte, l’organizzazione dall’altra; l'improvvisazione creativa contro le teorie elaborate da Sacchi, il Disordine contro l’Ordine, tanto per citare il filosofo della scuola napoletana, Luciano De Crescenzo. Situazione opposta quella di oggi: da una parte il Milan, collezione inarrivabile di opere d'arte, esemplari unici come Kakà, Ronaldinho, prossimamente Beckham; dall'altra un progetto in piena evoluzione, talenti pescati in B come Hamsik e Santacroce, oppure tra le seconde file del Sudamerica come Lavezzi e Gargano.

Sensazioni nuove, umori vivi che si mescolano in questa domenica con il ricordo  finora esorcizzato: alla sfida di San Siro guarda tutta la serie A, guardano soprattutto due tifoserie tra le più calde che il calcio italiano possa vantare. Milano è la città più napoletana d’Italia: gli effetti del divieto di trasferta per i sostenitori del Napoli vengono annullati dalle presenze ormai radicate di...milanesi dall’inconfondibile inflessione vesuviana. E la differenza quasi non si vede.

La nomina di Maradona a cittì della sua nazionale ha improvvisamente reso l'amarcord un genere di nuovo frequentato. Le gesta del Fenomeno, anche quelle con il Milan nemico, sono state puntualmente rivisitate. Da quella sua prima vittoria: anno 1986, impresa condivisa con Giordano.  Ma anche la doppia scoppola della stagione più disgraziata (’87-’88): il sorpasso del primo maggio al San Paolo era stato preceduto, all’andata, da una sconfitta già clamorosa. Ancelotti era in campo, ne conserva tracce indelebili nella sua mente. Battere Maradona, universalmente riconosciuto come il più bravo, dava un piacere particolare che altre vittorie forse non avrebbero mai garantito. Ne avrà riparlato con Maldini, l'altro reduce che oggi sarà solo spettatore. Un attimo, solo un attimo di cedimento concesso alla platea dei giornalisti a Milanello: poi, soprattutto per neutralizzare la tentazione nostalgica, s’è affrettato a definire questo Napoli da scudetto. Scurdammoce ‘o passato la canta un emiliano, accompagnato per una volta da un coro napoletano. Milan-Napoli stasera è un viaggio nel futuro.   

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