07 novembre 2008

Julio Cesar non dimentica: "Se sono qui è grazie al Mancio"

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jul

Julio Cesar (28 anni) è all'Inter dal 2005

ESCLUSIVA SKY. Il portiere brasiliano racconta i primi tempi all'lInter e l'aiuto ricevuto dall'ex tecnico nerazzurro: "Devo molto anche a mia moglie, mi ha sempre sostenuto. L'Udinese? Squadra forte e veloce, non dobbiamo sottovalutarla"

L'incomprensione con Burdisso a Cipro e il rapporto con sua moglie, fondamentale nel passaggio all'Inter. C'è spazio per tutto nell'intervista esclusiva che SKY ha realizzato con Julio Cesar, andata in onda su SKY Sport 1 all'interno di "Special100one". Il portiere nerazzurro ha parlato anche del momento particolare della squadra e del prossimo impegno con l'Udinese.

Che momento è per la tua carriera e per l'Inter?

"E' uno dei migliori momenti della mia carriera, non solo nell'Inter ma anche in Nazionale. Ogni volta che scendo in campo
cerco sempre di dare il 100% e di migliorare qualcosa di me, in ogni partita e in ogni allenamento. Cerco di essere sempre
concentrato".

Luca Marchegiani ha detto che la tua più grande qualità è l'umiltà. Pensi che sia questa la cosa che ti fa andare avanti?
"Ringrazio Marchegiani perchè i mesi passati al Chievo Verona insieme a lui mi sono serviti per prepararmi bene e per arrivare all'Inter pronto".

Sulla sfortunata trasferta di Champions contro l'Anorthosis...
"E' stata una serata storta per tutti quanti, dal portiere all'attaccante. Penso che la squadra non abbia espresso il suo miglior gioco, abbiamo sottovalutato l'avversario. All'inizio abbiamo giocato bene, poi sono capitati degli episodi strani, può succedere nel calcio".

Cosa vi siete detti tu e Burdisso dopo l'errore dell'altra sera?
"Abbiamo sbagliato tutti e due. Il calcio e' cosi', i gol nascono sempre dall'errore di qualcuno. L'importante è rimanere
tranquilli, riprendersi velocemente e cercare di fare una bella partita. Poi, a freddo, si parla in allenamento di ciò che è accaduto".

E' vero che la trattativa con l'Inter l'ha condotta in parte tua moglie?

"Lei parla italiano e mi ha dato una mano. E' vero che inizialmente dovevo andare a giocare nel Porto, ma quando mi ha chiamato l'Inter ho detto a mio padre di fermare tutto, perchè volevo venire in Italia. Sono contento che sia andata cosi'.
Spero di poter vincere ancora tanti altri Scudetti e la Champions League con questa maglia".

La cosa più importante che ha fatto tua moglie per te?
"E' una persona che ha lasciato tutto, in Brasile era conosciuta, aveva il suo lavoro. Da quando mi ha conosciuto, ha lasciato
tutto. Penso che per un uomo questo sia un segnale molto bello. Qualche volta chiedo a me stesso: 'avrei fatto la stessa cosa per lei?'. Quando sono arrivato in Italia, non riuscivo a vedermi lontano dalla mia famiglia, sono uno molto legato ai miei genitori e ai miei fratelli e quando mi e' stata data questa opportunità di lasciare il Brasile, mi sono detto "vediamo se
sono un uomo o no". E lei mi e' sempre stata accanto, anche a Verona, dove ho vissuto dei momenti difficili: avevo smesso di andare in Nazionale, in Brasile non si parlava piu' di Julio Cesar, e lei è c'è sempre stata. A volte, arrivavo a casa e piangevo perche' non andavo neanche in campo. Lei e' stata sempre accanto a me. Se sono diventato quello che sono, lei ha una percentuale grandissima, diciamo il 50-60%. E poi io sono uno che non e' nato per vivere da solo, devo avere sempre una persona di fianco e lei è stata grande".

L'importanza di Mancini e i complimenti di Zenga
"All'inizio è stato difficile, è normale quando arrivi da un altro Paese. Ho avuto la fortuna di trovare un allenatore, Roberto Mancini, che mi ha dato fiducia e mi ha aiutato molto. Se sono arrivato a questi livelli, devo ringraziare molto anche lui. Zenga l'ho conosciuto al Centenario dell'Inter e mi ha chiesto scusa perchè all'inizio aveva detto che l'Inter aveva bisogno di
un portiere. Sono stato contento, perche' detto da uno come lui...".

Che preoccupazione c'e' ad affrontare una squadra come l'Udinese che gioca con tre attaccanti?
"Dobbiamo fare quello che abbiamo sempre fatto contro le squadre che giocano con tre attaccanti. E' chiaro, con molta attenzione perchè l'Udinese è una squadra in forma, con giocatori veloci, Di Natale secondo me è uno che fa la differenza, veloce, tecnico, tira benissimo. C'e' pure Pepe. E' chiaro che dobbiamo stare attenti a questi due giocatori veloci".

Sei sempre dell'idea che tuo figlio può fare il calciatore, ma non il portiere?
"Portiere non mi piacerebbe proprio. Lui deve scegliere quello che vuole. Penso che la cosa piu' importante per lui sia
studiare, crescere, essere un bambino meraviglioso e basta".

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