28 novembre 2008

Lippi: anche nel calcio ci vuole filosofia. Vi svelo la mia

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La personalità e il carattere di Marcello Lippi vengono fuori in un centinaio di pagine in cui si passa dal professor Alberoni a von Clausewitz, da Napoleone a Vladimir Dimitrijevic

L'INTERVISTA. Il ct della Nazionale ha presentato il suo libro, "Il gioco delle idee", una sorta di diario filosofico e psicologico che riporta interessanti retroscena e chiarisce i concetti fondamentali del suo credo: il gruppo, la squadra e la comunità

di VALERIO SPINELLA

Calcio e scrittura è un binomio ormai consolidato, ma l'esperimento di Marcello Lippi, dal Mondiale vinto al gioco delle idee, è più "una sorta di allenamento lontano dai campi". E' così che il ct campione del Mondo definisce il suo secondo libro (Il gioco delle idee. Pensieri e passioni a bordo campo, Editrice San Raffaele, 12 €, dopo La Squadra, del 2006), presentato presso l'aula San Raffaele dell'omonimo ospedale milanese.

Si tratta di "pensieri e passioni a bordo campo", come si può leggere in copertina. Ma come, il ct della Nazionale è diventato di colpo un filosofo? "Non mi sono montato la testa" rassicura Lippi, "ma permettetemi di dire che anche nel mondo del calcio ci dev'essere una filosofia, se si vuole vincere". E bastano pochi capitoli del libro per capire quale sia la corrente filosofica abbracciata dal ct azzurro. Si chiama filosofia del gruppo: "Una squadra è una comunità, e in quanto tale deve avere comunità di intenti. Compito dell'allenatore è progettare sogni e traguardi". E' questo il Marcello Lippi filosofo, il padrone di uno spogliatoio che deve rappresentare una Nazione: "Ma io non sono né il padre né il fratello di nessuno" - precisa - "Tutti pensano che per tenere unito uno spogliatoio ci vogliano chissà quali regole. Io mi sentirei di mancare di rispetto a degli uomini imponendo delle regole, la mia regola è che non ci sono regole".

La personalità e il carattere di Marcello Lippi vengono fuori in un centinaio di pagine in cui si passa dal professor Alberoni a von Clausewitz, da Napoleone a Vladimir Dimitrijevic, toccando argomenti extracalcistici per spiegare concetti che accomunano tanto una squadra di calcio quanto un gruppo di lavoro, a prescindere dall'ambito lavorativo.

"Sono stato colpito da una frase di uno psicologo - riporta l'autore nel libro - che diceva che il tutto è qualcosa di più della somma delle parti". E' così che Lippi spiega che la squadra non è la somma degli individui che la compongono ma qualcosa di più. Perché il valore aggiunto nasce dal gruppo stesso quando i suoi componenti riescono a condividere una passione, uno scopo, una motivazione. E la cosa più bella, quella che fa stare sereni gli italiani, è che il gruppo di Lippi ha un intento comune ben chiaro: andare a vincere in Sudafrica. Filosofeggiando, questo è chiaro.

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