22 dicembre 2008

Quanto conformismo nelle prese in giro del fighetto Beckham

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Un diluvio di indignazione fasulla sullo sbarco di Beckham: ma perché? Boh

PAOLO PAGANI prova a difendere l'indifendibile: lui, David il Divo, dall'indignazione di chi parla di baracconata e show da Barnum. Ma perché, scusate, il resto del calcio cos'è mai: quaresima, filosofia classica, pensiero forte? Ma dai. GUARDA LE GALLERY

di PAOLO PAGANI

Oh, ma quanti vecchi barbogi. Mamma mia, arriva Beckham e c'è chi non sa più cosa mettersi, ma giusto per strapparsi subito le vesti. Scandalo! Anatema! Blasfemìa nel, solitamente, sobrio ambiente della palla nazionale! Quanto vecchiume, quanta finta indignazione, quant'assenza di zeitgeist, o Spirito del Tempo, secondo i Classici tedeschi. Cos'è: abbiamo passato tre mesi ad accapigliarci sul tetragono Mourinho, quello che manda a quel paese i giornalisti e festeggia Maicon dopo il gol in fuorigioco e poi fa finta di dispiacersi ("Non meritavamo di vincere col Siena...") e adesso, altro giro di giostra, cambiamo obiettivo, avanti il prossimo? Il più scontato e facile degli obiettivi: cosa ci vuole a prendere in giro Beckham? Zero.

E difatti. Dal nauseato Giampiero Mughini di Controcampo ("Una baracconata, l'arrivo di Beckham": dategli un Maalox) all'ottimo Gianni Mura che però rimpiange, forse, un calcio che non esiste più da quando esistono i telefonini e You Tube, altro che Beckham; dall'interista Beppe Severgnini ("David serve in campo al Milan come ad Arlecchino serve una sciarpa colorata": bravo, i tatuaggi di Matrix, invece, li esponiamo al Louvre come Van Gogh?) a Cristiano Gatti sul Giornale ("L'unica cosa da chiarire è se questo sia l'affare del secolo soltanto per Chi e Tv Sorrisi e Canzoni, oppure se lo sarà anche per il ramo calcio..."). Quanta facile, facilissima lacrima di indignato superiority complex.

Bastava, umilissimo parere personale: 1) o non dedicare nemmeno una riga all'Evento, tant'è comico da commentarsi da sé: e invece, tu guarda, giù articolesse dolci&gabbanesche e speciali para-modaioli e tripudio di Grandi Firme, perché anche chi di elzeviro colpisce sa che i giornali vendono e  le tv si fanno guardare se accadono e si raccontano cose come lo sbarco di Beckham a Milano; 2) oppure prendere atto che la deriva del calcio non subisce, in fondo, drammatici e abissali sconfinamenti verso la perdizione se anche si aggiunge questa cosa, ossìa lo svernamento italico di un divo dello star-system mondiale al rutilante carosello permanente del pianeta.calcio nostrano.

Echessarà? Un po' di laicità. Sarà mica Beckham al Milan lo sfregio finale e letale nel tabernacolo? Altro umilissimo parere personale: sia quel che sia David, un brocco sopravvalutato o un fenomeno redivivo venuto a miracol mostrare, come nei versi di Dante, lo vedremo una volta digeriti i panettoni e le uvette. Ma abbiate pazienza: basta con i sermoni e gli sfottò preventivi, anzi prevedibilissimi, segni inequivocabili di immenso e trasversale conformismo. Beckham è un divo-fighetto, e allora? E' nuova questa? Tutto il resto, invece, è quaresima, pentimento, impegno sociale, Valori con la maiuscola? Siamo seri. Buone feste.

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