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05 aprile 2010

Saeed Al Owairan e un gol che gli aprì le porte del carcere

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Saeed Al Owairan esulta durante il Mondiale di Usa '94

LA STORIA / 6. Il "Maradona del Golfo" segnò un gol storico come quello del Pibe de Oro all'Inghilterra, durante i Mondiali di Usa 94. Ma 2 anni dopo, quando fu arrestato in Egitto Al Owarain maledì quella rete che gli cambiò la vita. I VIDEO E LA GALLERY

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di Lorenzo Longhi

Quando lo arrestarono in Egitto, nel febbraio 1996, tutti sapevano chi era, e la eco fu enorme. Sapevano chi era, perché il suo arresto fu il frutto, verosimilmente, di una soffiata, ma soprattutto perché la sua fama era immensa. E quando violò la shari’a, nel mese di ramadan 1416, Saeed Al Owairan maledì quel gol e il giorno che aveva cambiato, sin lì in meglio, la sua vita. Fermato al Cairo all’uscita di un locale notturno, dopo una nottata di bagordi e in compagnia di alcuni conoscenti e di due ragazze russe, il Maradona del Golfo - perché era così che lo chiamavano - venne tradotto in prigione, nella sua Arabia Saudita, e d’un tratto si trovò nella polvere esattamente come Dieguito, il mito a cui era stato tanto enfaticamente accostato dai suoi ammiratori calcistici. Il talento, la fama improvvisa e l’adorazione; poi il denaro, l’invidia, la caduta e la prigione. Tutta colpa di un gol strepitoso, segnato in mondovisione in un caldissima giornata statunitense, nella vetrina più desiderata.


Mercoledì 29 giugno 1994, Washington DC, ore 12.30. Rewind: l’Arabia Saudita, che non si era mai qualificata per un Mondiale, era riuscita finalmente nell’impresa. Essere presente a Usa 1994 era già un successo, anche perché nessuna nazionale araba aveva mai superato la prima fase del torneo e, in fondo, alcuno si sarebbe mai aspettato granché dai Leoni del deserto. Ma una onorevole sconfitta contro l’Olanda e la vittoria con il Marocco avevano portato l’Arabia Saudita a presentarsi alla terza e ultima partita del girone con la possibilità, in caso di vittoria contro il Belgio, di ottenere il pass per gli ottavi di finale.

Al Robert F. Kennedy Memorial Stadium si gioca a mezzogiorno, un orario folle, tanto che la temperatura segna 110° Fahrenheit. Tradotto in Celsius dà 43: sufficiente per sciogliere i belgi, non abbastanza per bloccare il sogno saudita. Saeed Al Owairan ci mette cinque minuti per segnare la rete più spettacolare dell’intero Mondiale: riceve palla nella metà campo saudita, corre per 70 metri, semina cinque avversari e non dà scampo infine al portiere, che proprio uno sprovveduto non è trattandosi di Michel Preud’homme, destinato a vincere il premio Yashin come miglior estremo difensore del torneo.


Troppo facile il paragone con la perla di Maradona a Messico 1986 contro l’Inghilterra, il gol del secolo. L’Arabia Saudita vince 1-0, si qualifica per gli ottavi - unica nazionale araba ad esserci mai riuscita - dove verrà eliminata poi dalla Svezia, Al Owairan, che peraltro indossa il numero 10, diventa appunto il Maradona del Golfo e rientra a Riyad da eroe nazionale, al punto che re Fahd lo omaggia come si conviene: una casa da sogno, un’automobile di lusso e denaro a sufficienza per sistemare chissà quante generazioni. Oltre al divieto di andare a giocare all’estero: nonostante a Saeed fossero giunte alcune offerte da parte di club europei, il futuro sarebbe stato comunque nel campionato saudita, con la maglia dell’Al Shabab, per dare lustro alla patria. Ma quello era il problema minore: la sua vita aveva già subito una rivoluzione. Impossibile tornare indietro.

«Quel gol per me si rivelò essere un’arma a doppio taglio - ha raccontato pochi anni fa Saeed al New York Times - e, se da un lato fu meraviglioso, dall’altro fu tremendo perché finii costantemente sotto la luce dei riflettori». Saeed non era più uno sconosciuto, ma una celebrità e cadde nel tranello di sentirsi onnipotente, o quasi, circondandosi anche di persone che approfittarono del suo status di leggenda. Poi invidie, gelosie e uno stile di vita non proprio irreprensibile fecero il resto, e fu l’inizio della fine. Prima, nel 1995, Al Owairan si concesse due settimane di vacanza non autorizzate scappando dal suo club per volare in Marocco, un capriccio che gli procurò una multa e un avvertimento; quindi un anno dopo, e proprio nel mese sacro, l’arresto al Cairo per avere infranto la legge islamica. Nemmeno gli eroi - anzi, per loro a maggiore ragione è ancora più grave - possono permettersi comportamenti simili. Saeed fu condannato a tre anni di carcere, con conseguente squalifica su campi.

In realtà, la storia del Maradona del Golfo prevede il lieto fine. La detenzione durò all’incirca un anno - anche se le versioni in merito sono diverse - e a Saeed venne poi concessa l’amnistia da parte di re Fahd, giusto in tempo per prendere parte, ormai trentenne e fuori forma, ai Mondiali di Francia nel 1998. Del resto, per quanto la verità in questo caso confini con la fantasia, il motivo dell’amnistia di Saeed ha anche qualcosa di romantico: si narra che, a chiederla come regalo al padre, sia stato il più piccolo dei figli di re Fahd che, appena tredicenne nel 1994, era cresciuto nel mito di quel giocatore capace di portare l’Arabia Saudita del calcio dove nessuno mai era riuscito. E, piuttosto che in carcere, voleva vedere il proprio idolo tentare di nuovo l’impresa sui campi. Al Owairan in effetti prese parte al Mondiale francese, tuttavia l’Arabia Saudita non replicò l’exploit di quattro anni prima ed uscì mestamente al primo turno. Ma quel gol, che al Maradona del Golfo cambiò la vita nel bene e nel male, resta secondo solo a quello del Maradona originale.

LA SCHEDA DEL MONDIALE
Usa 1994
Squadre partecipanti: 24
Vincitore: Brasile
Finale: Brasile-Italia 3-2 dcr (0-0 dopo 120’. Sequenza rigori: Baresi alto, Marcio Santos parato, Albertini gol, Romario gol, Evani gol, Branco gol, Massaro parato, Dunga gol, R. Baggio alto)
Finale 3° e 4° posto: Svezia-Bulgaria 4-0 (8’ pt Brolin, 30’ pt Mild, 37’ pt Larsson, 39’ pt Andersson)
Capocannonieri: Oleg Salenko (Russia) e Hristo Stoichkov (Bulgaria), 6 reti

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