14 dicembre 2010

Che fine hanno fatto? Oshadogan, dall'azzurro alla Polonia

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Nato a Genova, da papà nigeriano e mamma italiana, è stato il primo calciatore di colore della storia della Nazionale. L'ex difensore di Foggia, Reggina e Monaco e Widzew, si è trasferito a Lodz: ora cerca una squadra per gennaio. VIDEO E FOTO

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Dayo Oshadogan, dall'azzurro dell'Italia alla Polonia. Le foto

di LUIGI VACCARIELLO

Okaka, Ogbonna, Balotelli. No, non sono stati loro i primi giocatori di colore a vestire l’azzurro della Nazionale. Prima di loro c’era stato Joseph Dayo Oshadogan da Genova. Papà nigeriano, mamma ligure, il 3 ottobre del 1996, a Chisinau, l’Under 21 di Cesare Maldini batte 3-0 la Moldavia con una tripletta di Cristiano Lucarelli. Nella linea difensiva, davanti a Gigi Buffon, con Sartor, Rivalta e Coco c’era anche lui, Dayo (Oshadogan all’epoca giocava nel Foggia, ndr) : “E’ vero, mi si ricorda per quello, anche se poi in realtà io l’ho vissuta come tutti i ragazzi che hanno vestito la maglia dell’Under 21. C’era l’orgoglio di vestire la maglia azzurra da italiano come tutti quanti. I media ne parlarono molto, sono stato il primo ragazzo di colore, ma poi ne sono venuti altri. E’ il segno di un paese che da un po’ di anni sta cambiando, si sta confrontando con altre culture. Io che ho papà nigeriano e mamma italiana, personalmente mi sono sentito orgoglioso. Ricordo ancora che durante l’inno ero molto emozionato”. 

Oshadogan ha le idee chiare anche sull’Italia multietnica che sta forgiando Prandelli: “Già nel ’34 e nel ’38 quando si vinse il Mondiale qualche oriundo c’era, non è proprio una cosa nuovissima”. Lecito aspettarsi, dunque, che non si tiri indietro neppure quando si tocca un argomento molto delicato come il razzismo: “E’ inutile fare gli ipocriti, son cose che negli stadi accadono”. Nel viaggio che dalla sede Sky di Santa Giulia lo conduce all’aeroporto Orio al Serio di Bergamo, dove lo attende l’aereo che lo riporterà a Lodz, Dayo si vede passare davanti una vita intera. Dalle giovanile con il Pisa, all’esordio in B con il Foggia, agli anni della A con la Reggina, fino a quella finale di Champions, vissuta dalla tribuna, con il Monaco contro il Porto di Mourinho: “Mi contattarono, mi chiesero se mi andava di andare lì a provare due-tre settimane, stanno cercando un centrale, mi dissero. Non me lo feci ripetere neppure una seconda volta e andai. Perdemmo la finale di Champions con il Porto dello Special one”.

Oshadogan ora vive in Polonia, ma il suo futuro potrebbe essere anche da qualche altra parte: “La mia compagna è polacca, io ho preso l’occasione al volo, sono partito per Lodz, al Widzew mi sono trovato benissimo. Ho avuto qualche problema all’inizio con la lingua, mi sono dovuto far dare qualche lezione, sennò era praticamente impossibile comunicare. In ogni caso devo ringraziare Boniek anche perché tutt’oggi non la reputo un’occasione finita. Ora sono in attesa di sistemazione a gennaio, mi sto allenando ma non è detto che resti in Polonia”. D’altra parte, per uno che è abituato a prendere le occasioni al volo, l’opportunità è sempre dietro l’angolo.

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