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15 gennaio 2011

In Coppa d'Asia va in scena il derby degli Stati canaglia

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Una immagine dei disciplinati tifosi nordcoreani durante la partita contro gli Emirati Arabi (Getty Images)

Iran e Corea del Nord si sfideranno oggi pomeriggio a Doha: nel 2002 George W. Bush descrisse i due paesi come facenti parte dell'Asse del male assieme all'Iraq. Che si trova nel loro stesso girone. E alloggia nel medesimo hotel... GUARDA LE FOTO

di LORENZO LONGHI

Mettiamola così: per quanto suggestiva, la sfida in programma oggi pomeriggio in Coppa d’Asia a Doha difficilmente farà registrare il record di telespettatori negli Stati Uniti. Eppure l’incontro del gruppo D  più che agli amanti del soccer piacerà agli appassionati di dietrologia politica: in campo a darsi battaglia saranno Iran e Corea del Nord, in quello che per antonomasia può essere considerato il derby degli Stati canaglia, lo scontro sportivo fra le due potenze dell’Asse del male che tanti pruriti crea negli americani, soprattutto in quelli di fede politica repubblicana.

Fu George W. Bush, nel Discorso sullo stato dell’Unione del 29 gennaio 2002, a coniare la locuzione Asse del male - “Axis of evil” - per designare appunto Corea del Nord, Iran e Iraq. Ora: sebbene secondo alcune teorie l’Iraq (dopo l’invasione americana del 2003, la cattura e l’uccisione di Saddam Hussein e la farsa sulla presenza di armi di distruzione di massa nel paese), non possa più essere considerato strettamente parte dell’Asse, è comunque curioso come il sorteggio della coppa d’Asia ci abbia messo del suo per rendere tutto ancora più evocativo, perché l’Iraq è infatti inserito proprio nel gruppo di Iran e Corea del Nord. Non solo: l’organizzazione del torneo ha deciso di raggruppare nello stesso albergo le squadre appartenenti al medesimo girone - nel caso di specie lo Sheraton della capitale Doha - e così le delegazioni dell'originario Asse del male si trovano tutte assieme, più o meno appassionatamente, in un conglomerato potenzialmente sovversivo davvero niente male. Tanto che gli Emirati Arabi del ct sloveno Srecko Katanec, quarta nazionale del gruppo, paiono quasi degli infiltrati in un contesto, e in un hotel, così palesemente antiamericano.

Calcisticamente parlando, in realtà, la sfida non ha particolari motivi di interesse. La Corea del Nord - che nella prima partita contro gli Emirati Arabi ha portato a casa un pareggio sufficiente a non scatenare le ire del regime - non sembra in grado di regalare perle come ai Mondiali sudafricani, mentre l’Iran (2-1 martedì contro l’Iraq) sulla carta appare favorito e ha già la possibilità di strappare la qualificazione ai quarti di finale con un turno di anticipo. Per la gioia del presidente Ahmadinejad, il cui interesse propagandistico nei confronti della nazionale è diventato di pubblico dominio dopo la pubblicazione di un cablogramma diplomatico da parte di Wikileaks, e l’eventuale morigerato disappunto dei tifosi della Repubblica Popolare di Corea. Già, perché Pyongyang ha spedito sugli spalti degli stadi del Qatar una manciata di tifosi genuinamente indigeni e rigidamente disciplinati nelle loro camicie bianche con annesse cravatte. E, questa volta, non si tratta di mercenari del tifo cinesi...

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