23 marzo 2011

Mauri, la gioia di scoprirsi indispensabile a 31 anni

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Stefano Mauri inventa, Mauro Zarate finalizza: Lazio batte Cesena 1-0

Il playmaker è sempre lui, che si tratti della maglia celeste della Lazio o di quella azzurra dell'Italia. Reja non può più farne a meno (42 punti in 21 partite), per Prandelli è un perno fisso del centrocampo da dove può innescare Pazzini e Cassano

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A volte ritornano, e alla grande. Prendete Mauri: Nazionale a 24 anni, con Marcello Lippi. Un fuoco di paglia, poche partite e ciao azzurro, per tre anni. Un'eternità. Dal 2007 l'unico azzurro per Mauri è stato quello della maglia della sua Lazio. Oggi dalla Lazio all'Italia, per Stefano cambia poco. Sfumature, come quelle della maglia, che poco incidono sulle prestazioni del trequartista più affidabile del campionato. Reja non può più farne a meno: con lui in campo 42 punti in 21 gare, 8 assist, l'ultimo a Zarate che ha così ritrovato il gol dopo più di tre mesi. Per Prandelli è un perno fisso del centrocampo, da dove è pronto a innescare le frecce azzurre: da Zarate-Sculli a Pazzini-Cassano, coppie diverse per obiettivi simili, personali e di squadra. Che sia celeste Lazio o azzurro Italia, l'obiettivo è l'Europa, da raggiungere ora o mai più. Perché la condizione fisica finalmente lo assiste, la gente lo applaude, i compagni lo stimano, e la maturità e l'equilibrio dei 31 anni possono essere un vantaggio che il vecchio Mauri, talentuoso ma discontinuo, non aveva.