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20 aprile 2011

Argentina: Bujedo, l'arbitro che di notte diventava aguzzino

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La manifestazione inscenata dagli studenti contro José Francisco Bujedo, arbitro e golpista

IL CASO. 400 ragazzi, molti dei quali figli di desaparecidos, hanno imbrattato la sua casa a Mar del Plata. Faceva torturare gli oppositori, ma scriveva "il calcio è il miglior esempio di vita e rispetto delle regole democratiche". LE FOTO

Tutte le statistiche del Mondiale 1978

di Emiliano Guanella
(da Buenos Aires)

Nel fine settimana indossava l’uniforme nera, prendeva il fischietto e arbitrava una o due partite al giorno nel campionato provinciale di calcio di Mar del Plata, la sua città. Dal lunedi al venerdì, invece, diventava un commissario in incognito, impiegato dai servizi segreti della base della Marina per rintracciare, sequestrare e torturare presunti eversivi ed oppositori della dittatura.

Era il periodo più duro dell’Argentina, a pochi mesi dal mondiale del ’78. José Francisco Bujedo era rispettato sul campo da gioco, le sue decisioni erano quasi sempre azzeccate. Arbitrava assieme al guardalinee Angel Narcedo, anche lui dalla doppia vita, conosciuto nei lager come il Commissario Pepe. Il loro era un lavoro da certosini, sapevano mimetizzarsi fra i gruppi universitari, raccogliere le segnalazioni dei soffioni, preparare i blitz attraverso i quali furono sequestrati decine di ragazzi e ragazze. Vite spezzate, desaparecidos, mai più tornati alle loro famiglie.

Il caso Bujedo è tornato alla ribalta grazie all’azione dimostrativa di un gruppo di universitari di Mar del Plata. Sono andati questa settimana sotto casa sua, in un quartiere residenziale della periferia, hanno imbrattato muri e pareti della sua villa e gridato a tutti i vicini che dietro a quell’anziano e tranquillo pensionato si nasconde in realtà un assassino sequestratore. Hanno fatto un escrache, una manifestazione che dura al massimo un’ora, ma che viene preparata nei minimi dettagli per ottenere la massima visibilità sui media e far conoscere così le storie di 35 anni fa. Bujedo è in attesa di giudizio, a piede libero, la magistratura sta preparando il processo per i delitti commessi nella base navale, lui sarà uno degli imputati principali.

In città in molti lo conoscono, quando è finita la dittatura si è buttato nella politica di quartiere, è arrivato persino ad occupare un seggio in consiglio comunale. La sua grande passione è stata il calcio, visto e letto dall’ottica dell’arbitraggio. A metà degli anni Novanta ha anche scritto un piccolo manuale, un compendio sulle regole del futbol distribuito nelle scuole elementari della città. “Bisogna – si legge nel prologo – saper trasmettere i valori positivi del calcio, inculcare il rispetto alle regole del gioco, insegnare la convivenza democratica dentro il campo”.

Parole che suonano beffarde, dopo aver conosciuto le testimonianze dei sopravvissuti. Mar del Plata fu una delle cinque sedi del Mondiale ’78, che fu vinto dall’Argentina di Kempes e Passarella davanti ai gerarchi Videla e Massera. Come nel resto del paese, ma ancora di più dove si aspettava l’arrivo degli inviati della stampa estera, i militari decisero di “ripulire” il terreno da ogni possibile elemento oppositore. In città almeno trecento persone furono sequestrate, si salvarono in pochi. Uno di loro, Edgardo Gabbin, lo ha denunciato pubblicamente e sarà presente quando inizierà il dibattito in aula. Altri testimoni si sono presentati spontaneamente davanti ai giudici o alle associazioni dei famigliari delle vittime. Bujedo, del resto, era molto conosciuto in città.

Arbitro in campo, decideva sulla vita dei suoi prigionieri. Il regime setacciava abitualmente fra atleti e tifosi. Fu così che cadde Enrique Piovoso, studente di architettura e portiere di riserva del Gimnasia y Esgrima de La Plata, sequestrato nel 1977. O Mario Tamburrini, anche lui portiere, che riuscì miracolosamente a scappare da un lager e oggi insegna filosofia dello Sport all’Università di Goteborg. Bujedo ascoltava ogni conversazione prima o dopo le partite, annotava diligentemente i nomi dei ragazzi da controllare e quelli da portare via subito, alla prima occasione. Rispondeva, fra gli altri, ad Alfredo Astiz, “l’angelo della morte”, un ufficiale capace di mimetizzarsi per mesi tra le future vittime, tra cui due suore francesi delle quali non si seppe nulla.

Così come Astiz, anche Bujedo si considerava intoccabile. Oggi è accusato di tortura, omicidio e sequestro di persona. È stato protetto finora, adesso le cose iniziano a cambiare. I figli dei desaparecidos che hanno manifestato davanti a casa sua sperano di ottenere, finalmente, giustizia. Chiedono un castigo esemplare, carcere a vita da passare in un penitenziario comune, senza nessun trattamento vip. La magistratura si sta dando da fare, lo stesso governo di Cristina Kirchner appoggia fortemente i giudici che portano avanti i processi. Il fischio finale non è ancora arrivato.