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23 maggio 2011

Altro che Serie A! Germania, popolo di mangiallenatori

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Christoph Daum, dell'Eintracht Francoforte, è l'ultimo della lista degli esonerati in Bundesliga

Per una volta il nostro campionato non è l'unico a distinguersi per l'alto numero di tecnici esonerati: in Bundesliga sono riusciti a fare 13 (su 18 squadre). Solo 4 i cambi in corsa nella Premier League: a farne le spese anche il "nostro" Di Matteo

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di Vanni Spinella

Italiani: popolo di poeti, santi e mangiallenatori. Così ci descrivevano gli stereotipi calcistici, fino a poco tempo fa. Artisti sul campo, santoni in panchina, schizofrenici dietro la scrivania.
Diciassette i cambi di allenatore nella scorsa stagione, “solo” 13 in quella che si è appena conclusa. Sempre attivi i vulcanici Zamparini e Cellino, focoso anche Pulvirenti del Catania, che ha pagato lo stipendio a 4 allenatori in due anni. E poi un piacevole ritorno: quello di Massimo Moratti, “obbligato” da Benitez a riprendere le cattive abitudini, dopo due anni di quiete mourinhana. Il più sfortunato tra i tecnici? Bortolo Mutti, subentrato e retrocesso (con Atalanta e Bari) per due stagioni di fila.

Resta però da chiarire una questione. Quella dell’esonero è ancora una moda tutta italiana? O anche all’estero c’è chi ci sta prendendo gusto? Gli inglesi, purtroppo, non sono in grado di darci soddisfazione. Solo 4 esoneri in un anno di Premier League, tra cui quello del “nostro” Di Matteo, cacciato dal WBA. Giusto per mantenere saldo quel legame che esiste tra l’Italia e l’esonero.

Va meglio in Spagna, dove sono 8 i tecnici saltati nel corso di un anno. Novembre il mese più caldo, con ben 3 esoneri in 30 giorni. Se c’è un punto su cui gli spagnoli possono ancora migliorare, però, è quello del gran-ritorno-post-esonero. Nella Liga, nessun allenatore, una volta allontanato, è stato poi richiamato. Mentre da noi il pentimento è una dote di molti presidenti. Ruotolo (Livorno) e Marino (Udinese) l’anno scorso, Rossi (Palermo) e Iachini (Brescia) in questa stagione, sono stati protagonisti di questo simpatico balletto, fatto di dietro-front, scuse e ripensamenti. In sostanza: si cambia quando le cose iniziano ad andar male, si torna sui propri passi quando vanno peggio.

Infine, un applauso di incoraggiamento per la Bundesliga, l’unico campionato in grado di tenerci testa. In Germania, un allenatore non può stare tranquillo neanche se porta una squadra mediocre come lo Schalke ai quarti di Champions e in finale di Coppa di Germania (è capitato a Magath, allontanato prima di poter incontrare l’Inter) o se si chiama Louis Van Gaal. E con l’esonero di Daum dall’Eintracht Francoforte, all’ultima giornata, fanno 13 in un anno, record per la Bundes. Specialmente se si considera che si tratta di un campionato a 18 squadre. Da mangiapatate a mangiallenatori: come cambia lo stereotipo.

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