Esplora Sky TG24, Sky Sport, Sky Video
13 giugno 2011

Martin Palermo, un triste addio nella Bombonera in lacrime

print-icon
pal

Martin Palermo, 37 anni, esulta: la sua è stata una vita da film

A 37 anni suonati il fuoriclasse argentino ha giocato la sua ultima partita in casa con il Boca Juniors mettendo così fine ad una carriera incredibile, una storia che verrà ricordata per molto tempo dai tifosi del Rio della Plata. GUARDA VIDEO E FOTO

di Emiliano Guanella
(da Buenos Aires)

Una vita da film, un finale da lacrime con un tempio del calcio, la Bombonera di Buenos Aires, che ti saluta tutta in piedi cantando per più di mezz’ora il tuo nome.

A 37 anni suonati Martin Palermo ha giocato la sua ultima partita in casa con il Boca Juniors mettendo così fine ad una carriera incredibile, una storia che verrà ricordata per molto tempo dai tifosi del Rio della Plata.

Bomber opportunista ma volte anche fin troppo sprecone, che è riuscito a fare la bellezza di 306 reti, quinto goleador assoluto nel calcio argentino. Lui è quello dei tre rigori sbagliati in una sola partita, Coppa America 1999, l’Argentina finì perdendo 3-0 contro la Colombia, ma anche quello del gol da quaranta metri di testa.

Martin Palermo, l’uomo dai mille infortuni, ma anche dei recuperi record. L’ottimista del gol, l’hanno chiamato, uno che non si rassegna mai.



Come in pieno recupero della partita di qualificazione Argentina-Perù, con la squadra allenata da Maradona ad un passo da restare fuori dai mondiali sudafricani. Chi scrive si ricorda ancora la tormenta che si era abbattuta sullo Stadio Monumental, Messi e compagni che non sapevano dove andare, il team dei campioni che brancolava senza senso in mezzo al campo con il terrore dipinto in faccia fino a quando con un cross basso tirato alla disperata il pallone arriva in mezzo all’area peruviana e finisce proprio sui piedi di Martin che non sbaglia, infila la porta e si tuffa nell’acqua, abbraccia Dieguito, abbraccia i tifosi che rinascevano assieme a lui, piange di gioia.

Perché esserci a volte conta più della classe, il famoso fiuto e il tempismo di non farsi cogliere impreparato nei momenti davvero cruciale. Palermo non verrà ricordato per i piedi vellutati o i colpi magici, non è né Batistuta né tantomeno Messi, ma la sua gloria l’ha costruita piano piano, con la costanza di chi non vuole regali e accetta di imparare anche sbagliando, di crescere sempre e comunque.

“Quando sono arrivato al Boca - ha spiegato Carlos Bianchi – mi dissero di non dargli troppa corda, perché era uno scarpone. Bene, son contento di aver dimostrato che così scarso non era visto i titoli che ha vinto e ci ha fatto vincere”. Palermo e Boca diventano una parola sola. Sono suoi i due gol nella finale della Coppa Intercontinentale del 2000, Casillas si piega alla magia di una squadra organizzata a centrocampo da Riquelme e con la potenza del Titano, come viene subito chiamato, davanti.

L’ultima grande soddisfazione è proprio nel mondiale sudafricano. Martin strappa l’ultimo ticket fra gli attacanti proprio in virtù del salvataggio nella partita contro i peruviani. Diego Maradona, che era presente nella sua partita d’addio alla Bomobenera, gli è riconoscente e lo preferisce al Pocho Lavezzi. Palermo entra nella partita contro la Grecia e segna il gol del 2 a 0. Debutto con gol ai mondiali a 36 anni, un altro capitolo pazzo della sua incredibile gimkana di alti e bassi. L’ultimo atto non poteva che essere fra la sua gente, nel cuore della Boca e col cuore dei suoi fedelissimi tifosi. Sogna di fare l’allenatore, si metterà subito a studiare per prendere il patentino, nel frattempo si gode le celebrazioni e la placca metallica che è stata messa sulla traversa della porta della Bombonera, per ricordare tutte le volte che ha gonfiato la rete. “Mi avete regalato un ricordo e una festa– ha detto emozionato alla fine della partita contro il Banfield - che mi porterò appresso sempre perché è davvero impossibile dimenticarvi”.