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09 luglio 2011

Mendoza, la capitale del tifo della Copa: è fiesta popular

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Alcuni singolari tifosi cileni allo stadio di Mendoza (Getty)

La città argentina è ora la più "internazionale" della rassegna, dal momento che ospita le tifoserie di quattro squadre diverse: Cile, Uruguay, Perú e Messico. I cileni sono oltre 60mila, una vera marea rossa

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Copa America 2011 - lo Speciale - il Calendario

di Emiliano Guanella
da Mendoza

Prendi un bello stadio, ai piedi delle montagne, con quarantamila posti a sedere. Mettici una partita importante della Copa America, Uruguay contro Cile, con almeno trentamila tifosi cileni esaltatissimi e un piccolo ma altrettanto entusiasta gruppo di supporter venuti da Montevideo. Dopo due ore svuota lo stadio ad una velocità impressionante e lo riempi di nuovo con altri tifosi, con le bandiere biancorosse del Perù e i sombreri colorati e la camiseta del “Tri” messicano. Frulla tutto, mescola con l’allegria di una festa del futbol, con facce felici, bandiere che si confondano nella vasta platea, polizia attenta ma non invasiva, nessuna barriera fra una tifoseria e l’altra.

Siamo nell’Argentina arrabbiata e delusa dal pessimo esordio della selección di Messi e compagni, due pareggi scialbi e un gioco inesistente, ma non te ne accorgi affatto. Mendoza in questi giorni è il cuore di questa Copa America, la città simbolo dell’allegria latinoamericana per lo sport più amato da sempre. Tifo bello e passionale, comune denominatore sugli spalti del Malvinas Argentinas, un ovale perfetto che scende quasi fosse un disco volante nel mezzo di un bel parco disegnato dal paesaggista francese Carlos Thays agli inizi dell’ottocento. Ci trovi di tutto, pelota e pasión. Carlos, che viene da Guadalajara e proprio oggi compie 39 anni. Si è fatto dieci ore di volo assieme a tre amici per appoggiare una nazionale under 20, arrivata fra mille disavventure a giocare questa Copa, compreso lo scandalo per la festa in albergo con prositute che è costata la convocazione a otto titolari. Il Messico ha perso all’esordio contro il Cile di Alexis Sanchez e perde anche contro la rivelazione Perù, ma fra i tifosi azteca non ci sono facce lunghe. Il ragionamento del festeggiato è semplice e disarmante. “Abbiamo lavorato duro per venire fino qui, risparmiando per un anno intero. Siamo venuti a divertirci, a fare turismo, a conoscere posti e culture nuove. Ti pare che per due sconfitte ci roviniamo il viaggio?”. E allora via con i mariachi, con la musica e con le tavolate nel centro della città, ben oltre mezzanotte, che tanto domani è una giornata di riposo.

Ci sono i coniugi Ramos, venuti in macchina da Montevideo; tre ore di traghetto per attraversare il Rio della Plata verso Buenos Aires e poi via per 1.200 chilometri di pampa. Forlan e compagni vanno avanti con il freno tirato, due pareggi in due partite, sarà decisivo l’ultimo incontro del gruppo, martedì prossimo a La Plata proprio contro i messicani. Ma nessuna disperazione, in una settimana a Mendoza Carlos e Soledad hanno visitato un’azienda vinicola, siamo nella culla dorata del Malbec, orgoglio della produzione argentina, hanno mangiato ottima carne, nulla da invidare a quella di casa e sono andati a vedere la neve ai piedi del Passo del Cristo Redentore, che divide l’Argentina dal Cile. “Ai mondiali siamo arrivati quarti ed è stata una festa enorme per un paese come il nostro, che ha appena tre milioni di abitanti. Ora tutto quello che verrà è benvenuto. L’importante, per noi, è vedere che i ragazzi si imopegnano, i risultati arriveranno”. Ci sono i cileni, tantissimi, onnipresenti.

Hanno invaso Mendoza, sono arrivati in aereo, in autobus, in macchina. Migliaia e migliaia di bandiere. Le terre mendozine sono da sempre ospitali con loro, le frontiere nel corso dei secoli hanno oscillato fra un lato e l’altro delle Cordigliera delle Ande, Santiago sta ad appena sei ore di auto, dall’altra parte della gigantesca montagna. L’allenatore Claudio Borghi non ama molto la pressione affettuosa ma anche molto invadente dei tifosi. L’entusiasmo a volte dà fastidio, quando si deve preparare una competizione nella quale il Cile crede molto. Da Bielsa in poi la “Roja” è cambiata, non è più la cenerentola fra i giganti sudamericani, si sogna in grande, sono in molti a vedere la finale del 24 luglio a Buenos Aires come un obbiettivo possibile. Secondo l’ufficio del turismo di Mendoza sono arrivati almeno ottantamila tifosi di quattro paesi, non dimentichiamoci i peruviani, euforici per l’ottimo exploit della loro nazionale, quattro punti in due partite con il trascinatore Guerrero. Albergi e operatori fanno affari d’oro in un’epoca dell’anno poco propizia per il turismo. Tutto in pace, a parte qualche scaramuccia fra un gruppo di studenti argentini e alcuni tifosi cileni che hanno alzato un po’ il gomito. Inezie, che non possono rovinare la vera fiesta popular, calcio e non solo, occasione unica per unire, grazie alla Copa, un continente capace, si vinca o si perde, di sorridere e divertirsi, sempre e comunque.

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