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16 luglio 2011

Belgio, terra d'emigranti: una colonia italiana al Visé

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L'esultanza del Visé squadra in cui nella prossima stagione militeranno ben sette giocatori italiani

Il club che milita in serie B ha ingaggiato sette calciatori provenienti dal Belpaese per cercare la promozione nella massima divisione. Merito del consulente di mercato Beppe Accardi e della proprietà indonesiana che ora pensa in grande

FOTO: Chi parte, chi arriva, chi va: le trattative del mercato estivo - Mutu, Baggio, Signori e gli altri: chi è ripartito dalla provincia

di AUGUSTO DE BARTOLO

Un tuffo nel passato, la ricerca di un futuro migliore dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale. Storie di foto in bianco e nero, storie di esportazione di forza-lavoro, storie di tragedie (come quella di Marcinelle nel 1956), il Belgio sembra indissolubilmente legato all'Italia per via della numerosa comunità nostrana presente in Vallonia. Ora anche per il calcio, per un club, il Visé, che milita nella seconda divisione con l'obiettivo di centrare la promozione nella massima serie, nuova casa per ben sette calciatori italiani.

Sedicimila abitanti ai confini con l'Olanda, a un tiro di schioppo da Maastricht, nella provincia di Liegi: trascorsi sportivi non particolarmente gloriosi (a parte aver avuto nelle giovanili Axel Witsel) e l'opportunità, ora, di riscrivere il domani vivendolo da protagonista. I soldi di investitori indonesiani hanno alimentato i sogni dei tifosi del Visé che ora pensano in grande e vogliono il salto di categoria. Uno stadio nuovo di zecca, strutture da far invidia a molti club italiani e un consulente di mercato, Beppe Accardi, che ha pescato a mani basse nelle nostre serie minori: Matteo Prandelli dal Como, Giuseppe Ingrassia dal Pergocrema, Romeo Alessio dal Messina, Federico Conti dal Mezzocorona, Nicolò Perna dalla Vibonese, Francesco Pittaresi dalla Juve Stabia, Giuseppe Giannotti dalle giovanili Lecce, rappresenteranno lo zoccolo duro di una rosa arricchita dagli italo-belgi Fabio Caracciolo (ex Fortuna Sittard) e Massimo Moia (ex Charleroi).

L'esperimento della "colonia tricolore" all'estero non è certamente il primo della storia ma, scongiuri ammessi, i tifosi del Visé sperano in un finale diverso rispetto a quello a cui andò incontro il Botev Plovdiv un anno e mezzo fa. Di italiani in Bulgaria addirittura ne sbarcarono 16, presidente, allenatore e dirigenti compresi. Ma la squadra (campionessa nazionale in due occasioni) non ebbe fortuna: estromessa dal campionato per inadempienze finanziarie, giocatori in lista di svincolo e club costretto a ripartire dalle serie inferiori.

Storia di qualche settimana fa e a lietissimo fine è, invece, quella del Granada che di calciatori italiani non ne ha in organico ma che di tricolore ha i soldi e un azionista di maggioranza capace e ambizioso: Giampaolo Pozzo, patron dell'Udinese. Laggiù, in Andalusia, hanno contato organizzazione, lungimiranza e uno staff che ha saputo centrare il doppio salto fino alla promozione nella Liga. Lì il sole è tornato a splendere a 35 anni dall'ultima volta: a 2100 chilometri di distanza, a Visé nel grigio Belgio, vorrebbero vedere la prima alba proprio al termine della prossima stagione.