12 settembre 2011

Mangia va di corsa. Palermo, hai trovato il tuo Special One?

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IL PROFILO. A 37 anni è il più giovane tecnico della Serie A. Decide di diventare allenatore a 17 anni, guadagna 90mila €. Sulla panca del Palermo ci è finito dopo l'esonero di Pioli. L'anno scorso il quasi miracolo con la primavera del Varese. IL VIDEO

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LE PAGELLE DI PALERMO-INTER

di Luciano Cremona

A 17 anni Devis Mangia giocava negli allievi dell'Enotria. Non stava zitto un attimo, continuava a dare indicazioni al proprio allenatore. "Gli spiegavo come dovevamo giocare, e avevo ragione". Faceva il portiere, Devis da Cernusco sul Naviglio, nato nel giugno 1974, ma non era destinato ad una folgorante carriera da calciatore. Gli dissero: "Non offenderti, ma forse è meglio se fai l'allenatore". Inizia così la favola dell'allenatore del Palermo: dai campetti della periferia di Milano alla partita capolavoro contro l'Inter. Con i nerazzurri sempre nel destino. Devis Mangia è il tecnico più "economico" in serie A. Novantamila euro netti a stagione, a quanto trapela da Palermo, decisamente più della media di un allenatore di ragazzi, ma molto meno delle cifre più basse dei suoi colleghi di A. Maurizio Zamparini, presidente rosanero, ha però promesso oggi: lo voglio tenere qui, per altri due anni.

Lo sfondo, come detto, è l'hinterland milanese. Il liceo scientifico a Melzo, il tentativo universitario con giurisprudenza, poi abbandonata per dedicarsi completamente al calcio. Sempre alla guida della giovanili, nel 2004, dalla Berretti del Varese, viene catapultato in prima squadra. In tre anni ottiene una doppia promozione, portando i biancorossi dall'Eccellenza alla C2, ora Seconda Divisione. Come? Con allenamenti meticolosi, con il dogma del 4-4-2, con una fase difensiva studiata, curata e cesellata.

Chi lo conosce come allenatore lo definisce appunto meticoloso, puntiglioso, preparato, dedicato totalmente al calcio. Arrigo Sacchi stravede per lui, tanto da aver pensato di affidargli una nazionale giovanile. Dopo Varese, ecco Tritium, Valenzana e Ivrea. Con i metodi dei grandi, Mangia fa studiare ai suoi giocatori gli avversari davanti alla tv: propone video, studia con attenzione gli avversari. Nessun elemento di disturbo può mettersi tra lui e l'applicazione dei suoi schemi. Dicono che un giorno, mentre disponeva la difesa in una sessione pomeridiana, fermò tutto e fecce rimuovere delle bandierine mosse dal vento poste dietro una delle porte: l'allenamento non poteva continuare con questo elemento di disturbo.

Nel 2010 il ritorno a Varese. Diventa l'allenatore della Primavera, una squadra ricostruita dopo 25 anni. E costruisce un miracolo. Porta il Varese in semifinale al Viareggio e alla finale scudetto, sfumato nei minuti di recupero e poi nei supplementari contro la Roma. Una squadra guidata magistralmente, che si è tolta la soddisfazione di imporre dure lezione anche a squadre come l'Inter. I nerazzurri, appunto, di cui Devis è tifoso da sempre.

Il nome di Mangia era finito sul taccuino di Piero Ausilio già da tempo: era il candidato numero 1 a guidare la primavera. Ma era anche un nome per la panchina del Varese, o del Vicenza. Poi la chiamata da Palermo, da parte del direttore sportivo Sogliano. La Primavera, poi la prima squadra, con l'iscrizione al supercorso di Coverciano e la deroga per il patentino. Zamparini lo aveva messo in panchina con questa premessa: "Se fra un mese dovesse dirmi di non essere in grado di sopportare il peso della serie A, tornerebbe alla Primavera e magari nel frattempo si sarà liberato uno tra Rossi o Ranieri". Taccuino alla Mourinho, pressing sfrenato, cambi azzeccati. A giudicare dalla partita con l'Inter, Mangia sembra essere perfettamente a suo agio.

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