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15 febbraio 2012

Zambia, una festa mai vista. Salta anche il coprifuoco

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Le strade di Lusaka invase dai tifosi che hanno accolto i vincitori della Coppa d'Africa (Getty Images)

Il rientro dei giocatori vincitori della Coppa d'Africa è stato accolto da 200mila persone impazzite di gioia. La notte della finale, gente per le strade anche dopo le 22, nonostante il divieto. Il calcio dà speranza al paese del rame. LE FOTO

FOTO - Lusaka riceve gli eroi - Tutti i colori della Coppa d'Africa

di Luciano Cremona

"Adesso il mondo sa che lo Zambia esiste". Non solo le cascate Vittoria, quindi. Lusaka capitale del calcio e dell'Africa, almeno per qualche giorno, nella speranza che la magia continui, non solo sui campi di calcio. Domenica sera lo Zambia entrava nella storia del calcio battendo la Costa d'Avorio ai rigori. Martedì il ritorno in patria degli eroi, accolti da 200mila persone che si sono riversate nelle strade. Nessun pullman scoperto, ma mezzi militari, camion e jeep vestite a festa per portare in trionfo Katongo e i suoi compagni.

Letizia, che vive in Zambia ormai da anni, non aveva mai visto niente di simile: "Domenica tutto il paese era in attesa della partita. Tutti, io compresa, indossavamo la maglietta della squadra. Il silenzio che avvolgeva le strade durante l'incontro era surreale, tre ore con il fiato sospeso. Poi, tutti in strada, alla una di notte, contravvenendo anche al coprifuoco che vieta di circolare a piedi per le strade dopo le 22". Solo un avvenimento così eccezionale poteva far saltare gli schemi in una nazione come lo Zambia.

"La gente ha nuova speranza, è come se ciascuno si sentisse finalmente parte di un'unica nazione grazie a questa coppa". La sofferenza e il sogno di una nazione povera come lo Zambia si sono mischiate al fascino di una vittoria scritta nelle stelle di Libreville, dove nel 1993 la nazionale di calcio Chipolopolo scomparve in un tragico schianto aereo. Gli eroi della sfida con la Costa d'Avorio sono stati ricompensati con un premio sostanzioso: 59mila dollari a testa. Un'autentica fortuna, in un paese in cui il reddito pro-capite è di 1.500 dollari.

Il calcio come megafono per dare voce ad un popolo che comunque sta cercando di iniziare, se non a correre, quanto meno a camminare. Con l'avvento al governo di Michael Sata, lo scorso settembre, primo strappo dopo 20 anni dello stesso partito, sono già cambiate alcune cose, sia dal punto di vista della lotta alla corruzione sia per quanto riguarda l'economia. Un esempio: alle imprese minerarie di rame, di cui lo Zambia è incredibilmente ricco (da qui il nome Chipolopolo, pallottole di rame), sono state raddoppiate le royalties da pagare allo stato, dal 3 al 6 percento.

A rappresentare il governo durante la fidale in Gabon c'era Guy Scott, vice di Sata, il politico bianco più potente del Continente Nero. Ora però la nazionale è chiamata a confermarsi. A giugno lo Zambia tornerà in campo per le qualificazioni al Mondiale 2014, nel girone con Sudan, Ghana e Lesotho. Poi, il prossimo anno, sarà ancora Coppa d'Africa, non in Libia come previsto, ma in Sudafrica (sarà un'edizione speciale, per mettere fine alla concomitanza del torneo africano con Mondiali e Europei). I Chipolopolo proveranno a fare un'altra impresa, sapendo che non si tratterebbe solo di un successo calcistico, ma di un qualcosa di più. Come accaduto in questi giorni magici. Non solo magliette e vuvuzela, non solo cori e cortei, ma, soprattutto, sentimenti: la sofferenza è diventata gioia, il sogno è diventato realtà, i dubbi sono diventati speranze.