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11 marzo 2012

Zac: "Vi racconto il mio Giappone, un popolo ancora ferito"

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Il ct della nazionale giapponese durante il minuto di raccoglimento per la tragedia che un anno fa ha sconvolto il paese (Getty)

L'INTERVISTA. Il ct della nazionale nipponica ritorna con la memoria ai drammatici momenti del sisma di 12 mesi fa, ma racconta anche del suo anno e mezzo nel Sol Levante, la sfida al Mondiale del 2014, Messi, lo scudetto, il sushi e la piadina...

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di Alfredo Corallo

La fine del mondo dev'essere qualcosa di molto simile a quello che i giapponesi hanno provato sulla loro pelle esattamente l'11 marzo di un anno fa, un venerdì come tanti, almeno fino alle 14.46 (6.46 in Italia), l'istante interminabile che rimarrà per sempre impresso nella memoria del popolo nipponico. Un terremoto di magnitudo 9, lo tsunami, un muro d'acqua alto 15 metri che si abbatte sulla centrale nucleare di Fukushima: 19mila vittime e un'infinita scia di devastazioni in tutto il nord del paese. Che a Tokio, in confronto, è stato solo un brutto sogno. Il sisma ha scosso la capitale ma non l'ha segnata nel profondo. Lo spavento di Alberto Zaccheroni ha incarnato il sentimento degli sportivi di casa nostra, è l'italiano più famoso da quelle parti. Il tecnico romagnolo aveva appena trascinato i "Samurai Blu" alla storica vittoria della Coppa d'Asia.

Il trionfo nella finale contro l'Australia, poi questo fulmine a ciel sereno. Come ricorda quei terribili momenti?
"Sono state ore di panico, l'asfalto che si muoveva, una roba mai vista. Ma la città è strutturalmente preparata e per fortuna non ci sono stati danni consistenti, dopo un po' la vita è tornata alla normalità. Il vero disastro l'hanno vissuto e lo vivono ancora oggi nel nord della nazione".

Lei è stato sui luoghi della catastrofe.
"Immagini scioccanti. Scene di distruzione che ti rimangono scolpite nella mente. La gente inizia soltanto ora a uscire dalle palestre dov'era stata accampata, andranno a vivere nei prefabbricati, senza riscaldamento. Hanno perso i loro affetti, il lavoro, la casa, tutto. Dovranno ripartire completamente da zero".

Lo sport come ne ha risentito?
"Ne ha sofferto, inevitabilente, la J-League si è fermata per due mesi. Però è stato il primo settore ad alzare la testa e a ridare energia al paese che lentamente sta cercando di riprendersi".

Il suo Giappone intanto è diventato un realtà importante del calcio mondiale, la Coppa d'Asia ha consacrato Zac a eroe nazionale.
"Non scherziamo... Sì, fa piacere, la gente per strada mi riconosce, vuole stringirmi la mano, chiede l'autografo, ma sempre con grande educazione. Tuttavia, non leggendo i giornali in lingua, non so cosa dicono di me... anche perché non ho mai rilasciato interviste, se non quelle collettive della conferenza stampa. Se ne parlano bene mi fa piacere...".

La sua famiglia si è trasferita lì?
"No, mia moglie e i miei figli vengono a trovarmi ogni tanto, anch'io non torno spesso in Italia, sono molto impegnato a seguire il campionato e poi mi trovo benissimo, c'è un ambiente stimolante".

Non le manca la cucina romagnola?
"Ah, no, qui si trova tutto, se ho voglia di mangiare una piadina fatta bene non ho che l'imbarazzo della scelta. E poi adoro il cibo giapponese".

Qual è la percezione che si ha dell'Italia con il nuovo governo Monti?
"E' tornata la fiducia, è stata un'operazione anche d'immagine decisamente positiva".

Ecco. Silvio Berlusconi tornerà a fare il presidente del Milan. Sono ancora loro i più forti?
"E' la squadra con maggiore qualità, forse le manca la giusta continuità, ma rimane favorita per lo scudetto. Peccato, tifavo per l'Udinese".

E la Juve?
"Ha la quantità che non hanno i rossoneri, ultimamente ha perso di brillantezza, ma sta andando indubbiamente oltre le più rosee aspettative".

Vogliamo parlare dell'Inter?
"Soffre di un naturalissimo calo fisiologico, non potevano pensare di essere sempre al top. Dovrà affrontare al meglio l'inevitabile fase della ricostruzione".

Chi gioca meglio in serie A?
"La Roma è quella che, a tratti, mi è piaciuta di più, che ha fatto vedere delle novità tattiche per il nostro campionato. Un baricentro così alto, ad esempio, non fa parte del nostro modo di intendere il calcio".

Scuola Barcellona. Eppure lei è stato uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Messi. All'esordio sulla panchina nipponica, l'8 ottobre 2010 contro l'Argentina, 1-0.
"Lui giocò comunque benissimo, un calciatore che impressiona. L'unico, da quando alleno, che ho visto capace di alterare da solo gli equilibri di una partita. Maradona, purtroppo, sul campo, non l'ho affrontato".

Sarà impegnato in un girone durissimo per qualificarsi - direttamente - ai Mondiali del 2014 in Brasile. Australia, Giordania, Oman e l'Iraq di Zico.
"Anche l'altro girone era tosto, sono nazionali che puntano molto sul fattore ambientale: giocare a Teheran, Baghdad o Beirut non è per nulla semplice".

Cosa si aspetta dall'Italia al prossimo Europeo? Balotelli sì, Balotelli no?
"Mi attendo molto. Prandelli sta facendo un ottimo lavoro. Spero vincano, così ci ritroviamo alla Confederation Cup nel 2013. Su Balotelli non saprei cosa dire".

Di tornare in Italia, insomma, non se ne parla.
"Proposte ne arrivano, non possiamo lamentarci. Ma terrò fede al compito che mi è stato assegnato: portare il Giappone ai Mondiali".

Le sue impronte finiranno nella Hall of fame del Sol Levante. Lui, Zac-San: da Cesenatico con furore.